
Piacenza forse non lo sa. Ma ha già pronto il progetto che potrebbe farla entrare nel novero delle finaliste a Capitale italiana della Cultura 2020. E indipendentemente dal prestigioso riconoscimento, sarebbe l’evento giusto per dimostrare che il grande successo della mostra sul Guercino non è stato un mezzo colpo di fortuna.
Il tesoro nel cassetto
La proposta, già compiutamente elaborata, giace da qualche anno in un cassetto. Il titolo della mostra è “Il Volto di Cristo, da Antonello a Tiziano“. Si tratta del progetto di un evento da tenersi a Palazzo Farnese, preparato a suo tempo con la collaborazione della Soprintendenza ai beni artistici e storici di Parma e Piacenza. Le firme in calce alla proposta sono di tutto rilievo. Davide Gasparotto, Senior Curator del Getty Museum di Los Angeles. Angelo Loda della Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Bergamo e Brescia. Umberto Fornasari dell’Opera Pia Alberoni. Luigi Redaelli della Provincia di Piacenza. E Antonella Gigli, direttrice dei Musei farnesiani.
Piacenza: il sì dell’Alberoni
Se scendiamo nel dettaglio, “Il Volto di Cristo, da Antonello a Tiziano” parte dall’ovvia presenza in città dell’Ecce Homo, il capolavoro di Antonello da Messina del Collegio Alberoni. A questo si propone di affiancare opere analoghe di Mantegna, Correggio e Andrea Solario, per finire con Tiziano. Il percorso è molto affascinante: confrontare dipinti dedicati alla devozione privata tra il 400 e il 500, senza trascurare i modelli della grande pittura d’oltralpe.
E la prima pietra della mostra praticamente è già posata. L’Opera Pia Alberoni, sentita in proposito, ha dato la sua disponibilità a prestare l’Ecce Homo, se Piacenza dovesse superare la selezione del ministero dei Beni culturali ed entrare tra le 10 finaliste del concorso a Capitale della Cultura 2020.
Pensare in grande
Dicevamo che il progetto risale a qualche anno fa. Di certo sarebbe da rinfrescare, perché nel frattempo si è già visto qualcosa di simile. Ma una rilettura originale di questo percorso pittorico potrebbe dare risultati eccezionali in termini sia culturali, sia di visitatori. E da semplici appassionati d’arte, ci piace pensare in grande. Allora perché non affiancare all’Ecce Homo alberoniano anche il Cristo alla colonna del Bramante esposto a Brera? E perché no, quello benedicente di Raffaello della pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia? Sarebbe un’esperienza straordinaria vederli uno dopo l’altro, oltre alle opere degli artisti già selezionati. Di fatto, per un evento del genere, Piacenza si trasformerebbe davvero nella Capitale italiana della Cultura.
Il nodo dei finanziamenti
E adesso veniamo agli scettici. La prima obiezione di certo sarà quella dei costi. E non ci nascondiamo che l’ostacolo non è di poco conto. Perché il progetto iniziale prevedeva già una spesa non inferiore ai 700.000 euro. Ma su un’iniziativa di questo livello, lasciando da parte le recenti diatribe, le istituzioni piacentine potrebbero tornare a fare squadra. Dal Comune alla Banca di Piacenza, alla Fondazione di Piacenza e Vigevano. In più, ricordiamo che chi si aggiudica la designazione a Capitale italiana della Cultura incassa un milione di euro per sostenere le iniziative messe in campo. Senza contare la vendita dei biglietti, che potrebbe battere il record degli oltre 100.000 visitatori del Guercino.
Piacenza, una sfida da vincere
Insomma, “Il Volto di Cristo, da Antonello a Tiziano” potrebbe essere un evento di grande richiamo, ma non certo l’unico, per cambiare marcia nella corsa della città a Capitale della Cultura e non solo. Ci auguriamo che il Comitato promotore, a partire dal sindaco Patrizia Barbieri, abbia la capacità di volare alto. Perché, come si suol dire, se non ora quando?
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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