Piacenza ce l’ha fatta: è tra le 10 finaliste del concorso a Capitale della Cultura 2020. Un risultato che già di per sé premia il sindaco Patrizia Barbieri, l’assessore alla cultura, Massimo Polledri, e il Comitato promotore. Senza dimenticare il King maker del progetto di massima, l’urbanista torinese Paolo Verri. I tempi erano davvero stretti, dall’insediamento di luglio della nuova amministrazione alla scadenza di metà settembre, per presentare il dossier. Ed essere entrati tra i finalisti è motivo di orgoglio.
Piacenza e le 9 concorrenti
Ed adesso? Vediamo prima di tutto chi c’è nella top ten: Parma, Reggio Emilia, Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Treviso e Nuoro. Che hanno dato la polvere ad altre 21 città, tra cui si contavano per esempio Ravello, il gioiello della costiera amalfitana, la siciliana Noto, famosa per il suo barocco, e Pieve di Cadore, patria di Tiziano.
Dalla più bella al territorio
Se deve vincere “la più bella” se la giocano Agrigento (Valle dei templi), Treviso e Parma. Se invece si va per logica territoriale, le cose cambiano. Nel 2017 ha vinto la palma di Capitale della Cultura una città del Centro Italia (Pistoia). E nel 2018 è la volta di Palermo. Quindi, nel 2020 dovrebbe toccare a una città del Nord. Oltretutto, nel 2019 Matera sarà Capitale della Cultura europea. E di conseguenza non ci sarà nessuna capitale italiana. Dunque, fuori Agrigento, Bitonto, Macerata e Nuoro.
Resterebbero così in lizza Casale Monferrato, Merano, Treviso e le tre città emiliane. Caso strano, Piacenza Parma e Reggio sono le stesse che compongono la deprecata “area vasta”. Diciamo deprecata perché ogni volta che Parma e Piacenza vengono in qualche modo affiancate, la prima si ricorda sempre di essere stata capitale del ducato, in tempi pre-unitari. E di conseguenza ne approfitta per fagocitare tutto.
Il “peso” della politica
Se invece volessimo fare un discorso politico, Agrigento, Casale Monferrato, Macerata, Reggio Emilia e Treviso hanno un sindaco Pd, lo stesso partito del ministro della cultura, Dario Franceschini. Bitonto e Nuoro sono amministrate da una lista civica, Merano da un verde, Parma ha Pizzarotti e Piacenza una coalizione di centrodestra. Se aggiungiamo che pare che il Pd stia corteggiando Pizzarotti, buttato fuori dai 5stelle, e che Reggio Emilia può vantare l’appoggio del ministro Graziano Del Rio, i giochi sarebbero già fatti. Per Piacenza nessuna speranza.
E se fossimo un Paese normale?
Ma la politica (speriamo) potrebbe anche chiamarsi fuori. Lasciando la scelta nelle mani della commissione ministeriale, di indubbia competenza. Per tutti basta ricordarne il presidente, Stefano Baia Curioni. Docente della Bocconi, erudito biografo di personaggi milanesi (da Giulio Ricordi ai Verri), tra l’altro è il presidente del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura del mantovano Palazzo Te.
Quindi non è detto che il corteggiamento di Pizzarotti giunga fino ad offrire la palma a Parma. Come non è detto che la piaggeria politica convinca a incoronare Reggio, sulla quale un addetto ai lavori ha sentenziato: “Ma a Reggio non c’è niente di artistico!”.
E soprattutto non è detto che vinca la “più bella”. Perché il concorso prevede che vinca la città che offre il progetto migliore. Per esempio Lecce, famosa per il suo barocco, ha preferito privilegiare gli artisti di strada e nel 2015 ha conquistato il primo posto.
Uniti per vincere?
In teoria, ma solo in teoria, in questo mese che manca alla proclamazione della Capitale della Cultura 2020 (sarà nominata dal Mibact il 16 febbraio), si potrebbe anche preconizzare un’intesa Piacenza, Parma e Reggio, “area vasta”, che preveda una non belligeranza. Una “desistenza”, come faceva il Pd con Bertinotti.
Poiché una delle condizioni del bando è la “valorizzazione del territorio” e nessun territorio è più simile di quello delle tre province (Po, pianura, collina, montagna), si potrebbe anche puntare su una vittoria “condivisa”. Oppure su un impegno a collaborare da parte delle altre due, qualunque delle tre vinca, sfruttando l’occasione per tutti.
Ma, c’è sempre il solito ma. Un campanilismo che anche in Emilia l’ha sempre fatta da padrone. Parma o vince o vince. E se vince non ce n’è per nessuno. E allora, forse, penseranno piacentini e reggiani, meglio che vincano Merano o Treviso!
Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.
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