Cultura

Piacenza e il gusto amaro delle sue bellezze sfruttate dagli altri

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La Pietra Parcellara (Val Trebbia, comune di Travo, provincia di Piacenza)

Piacenza: il primo è stato il Consorzio del Prosciutto di Parma. Manda in onda uno spot girato tra Londra e le affascinanti colline della Val Trebbia. Il messaggio è che la nostalgia dei nostri numerosi emigrati nel Regno Unito può stemperarsi solo assaggiando i sapori della nostra terra. Solo che nel Piacentino questo salume non si produce.

Poi è venuto il governatore della Liguria Giovanni Toti che ha commissionato una campagna pubblicitaria sulle bellezze della Liguria, in cerca di rilancio dopo la tragedia del ponte Morandi e le devastanti mareggiate dello scorso autunno. Nella trentina di foto selezionate finisce però anche una bella immagine dell’alta Val Nure, rigorosamente piacentina.

Che i social impazziscano su errori del genere non è una novità; come non sono una novità le proteste degli amministratori locali che preannunciano non meglio precisate “iniziative” di tutela.

Paesaggio e orgoglio

Premettiamo che nello spot del prosciutto nulla si dice né di Parma, né di Londra, né di Piacenza. Si prendono le colline piacentine come archetipo delle bellezze paesaggistiche italiane; dunque, qualcosa che potrebbe rendere orgogliosi i piacentini. 

Chi ha preparato lo spot per Toti invece ha sbagliato perché ha involontariamente definito “ligure” qualcosa che ligure non è; e al di là dell’effetto boomerang derivante dal mix tra foto e slogan (“La Liguria è un’altra cosa”), con una scelta meno frettolosa avrebbe potuto trovare un’immagine doc, certamente senza sfigurare in alcun modo.  

Piacenza: belli senza saperlo?

Ma quello che colpisce in questa vicenda è che un’attenzione mediatica così ricorrente sul territorio piacentino invece di far piacere ai suoi abitanti scatena i loro peggiori istinti.

Se Piacenza ha terre così belle ed evocative, perché non le sfrutta a dovere per attirare un turismo di qualità? Impari a farsi vedere e conoscere nel resto d’Italia, e se vuole del mondo, per quello che merita. Propagandi Bobbio assieme ai salumi e ai formaggi piacentini, che non hanno nulla da invidiare al Prosciutto di Parma e al Parmigiano Reggiano; propagandi Vigoleno, Rivalta e Castell’Arquato, assieme ai buonissimi vini locali. 

La lezione di Dante

Invece, in questo degni parenti dei vicini liguri, i piacentini si esercitano nel più inutile e perverso degli sport, il mugugno, la rampogna, l’invettiva.
“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello”, cantava settecento anni fa Dante Alighieri. E purtroppo dobbiamo dire che non è cambiato quasi niente.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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