Opinioni

Piacenza, l’ex mercato ortofrutticolo e l’urbanistica che non c’è

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A Piacenza l’urbanistica si fa a pezzi e bocconi? A quanto pare, sembra proprio di sì. Sul piatto ci sono una serie di operazioni ferme da anni, slegate l’una dall’altra, che poi subiscono improvvise accelerazioni, con levate di scudi più o meno dell’ultimo minuto che paiono altrettanto parziali.

In questo quadro ad emergere è l’assenza di una regia nella politica urbanistica, che sia chiaro, non si può imputare solo all’attuale amministrazione di centrodestra. Certo, scegliere è difficile e le pressioni sono tante. Ma l’assenza di un approccio prospettico sulla Piacenza che si vuole per il futuro continua. Manca una visione che leghi in un unico progetto di città gli interventi da fare in chiave di efficienza ed efficacia dei servizi; sul piano del traffico e della sostenibilità ambientale; della fruibilità sociale per i cittadini e, se permettete, anche del bello, non solo inteso come valorizzazione dei tesori di Piacenza, ma anche come piacevolezza del vivere o arrivare in una città a misura d’uomo.

Tutti al mercato

A dimostrare questa carenza nella visione urbanistica d’insieme ci sono alcune delle partite aperte in diverse zone della città. Partiamo dall’ultima sul piano della cronaca, quella del fatiscente ex mercato ortofrutticolo in via Colombo, legato inizialmente al più ampio progetto Terrepadane bloccato da anni.

La Giunta Barbieri adesso ha rotto gli indugi e propende per la sua demolizione a spese dell’amministrazione. Semplificando, l’obiettivo è un parcheggio soprattutto a servizio dei pendolari. Costo dell’operazione: 1,3 milioni di euro. Un prezzo che ha fatto sorgere più di un dubbio anche nella maggioranza di centrodestra. Sia per la cifra in gioco; sia per il fatto che in questo momento, in piena pandemia di Covid, abbia un senso spendere queste risorse in una demolizione e un parcheggio, invece di utilizzarle a sostegno delle categorie socioeconomiche che ne stanno pagando le più gravi conseguenze.

Tralasciando quest’ultima valutazione, contro l’operazione sono arrivate comunque da più parti le voci di chi non vuole la demolizione dell’ex mercato ortofrutticolo. E ne propone la ristrutturazione per insediare una serie di attività di natura culturale e commerciale, che valorizzi gli edifici e l’impianto.

Giusto o sbagliato, resta un problema. Senza una visione più ampia, si rischia di creare l’ennesima enclave, con attorno il deserto, se il resto del tessuto urbanistico di quella zona di Piacenza rimarrà quello che è: un coacervo di degrado e di periferie sociali, che di certo creerebbe molti problemi al decollo di qualsiasi nuova iniziativa, anche della più suggestiva e indovinata.

L’urbanistica di Pilato

Allargando il campo a una visione urbanistica più ampia, come non segnalare la scelta dell’area per il nuovo ospedale ancora così discussa? L’amministrazione Barbieri prosegue senza dubbi sull’Area 6, ubicata al di là della tangenziale. Una scelta che per certi versi appare anche una sorta di pilatesca abdicazione alla gestione del territorio cittadino.

Insomma, meglio uscire dal tessuto urbanistico, piuttosto che ragionare su altre soluzioni che coinvolgerebbero di sicuro progetti più ampi e più sfidanti. Dalla riproposta Area 5, quella delle Cascine, da parte della proprietà, l’Opera pia Alberoni; o dal rilancio della collocazione del nuovo ospedale all’interno dell’area delle Pertite arrivata dal Partito democratico per voce della consigliera regionale Katia Tarasconi. Quest’ultima proposta, oltre al nuovo nosocomio, per il Pd consentirebbe la contestuale realizzazione del parco cittadino delle Pertite, altra chimera che giace da anni nel cassetto dei sogni della città, e che per esempio fa compagnia alla soluzione dei problemi di Piazza Cittadella e dintorni, ancora al palo.

Dove andare 

Vogliamo parlare del progetto di metropolitana leggera? Di certo è una soluzione interessante anche per una città dalle medie dimensioni come Piacenza. Ma sarebbe importante capire come impatta su tutte le altre problematiche urbanistiche cittadine. Potrebbe essere il filo che cuce e filtra gli accessi per il centro e non solo sul piano della mobilità. Ma la domanda è sempre quella: senza una politica urbanistica, senza un’idea di città, per andare dove?

 

 

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

1 commento

  1. Questa amministrazione mi ricorda molto la scritta che trovavo nei boeri: RITENTA, SARAI PIU’ FORTUNATO. Speriamo nella prossima allora.

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