Cultura

Piacenza: una spina nel fianco chiamata cultura

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Piacenza adesso deve solo aspettare. Il Comune ha presentato il progetto per la candidatura a Capitale italiana della Cultura 2020. Entro la metà di novembre sapremo se la città sarà stata selezionata tra le 10 finaliste dal ministero dei Beni culturali. Ma noi non vogliamo aspettare. E accodarci al carro del vincitore in un caso o nell’altro. A noi, anche dopo qualche giorno di riflessione, il progetto continua a non piacere. E vogliamo spiegarvi perché.
Partiamo da un presupposto: il Ministero non premierà la città più bella o con le opere d’arte più famose. Bensì quella che avrà presentato il progetto più interessante da diversi punti di vista, come per esempio il miglioramento dell’offerta culturale, il rafforzamento della coesione e inclusione sociale, l’incremento dell’attrattività turistica.

Di tutto e di più

E adesso passiamo alla sintesi iniziale della proposta dal titolo Piacenza Crocevia di Culture: “Non luogo di passaggio, ma spazio aperto a tutti, luogo di contaminazioni, dove età romana ed età contemporanea, Medioevo e Ottocento, archivi e innovazione tecnologica, si potenziano reciprocamente grazie al dialogo e alla collaborazione tra tutti gli attori e i protagonisti della vita cittadina“. Da profani, ci pare un approccio del tipo spariamo nel mucchio e qualcosa prenderemo. Ma non fermiamoci alla prima impressione e vediamo il resto della proposta.

Piacenza e l’Italia

Il dossier piacentino prosegue con un calendario settimanale che snocciola una cinquantina di iniziative da approntare nel 2020. Nei 130 palazzi nobiliari di cui dispone la città, verranno raccontate “al pubblico dei grandi e dei piccini” le storie di Piacenza e del resto d’Italia con letture, momenti musicali, brevi filmati. Sarà aperto un bando per far raccontare a tutti gli italiani le loro passioni preferite, che verranno riprese dai migliori scrittori contemporanei e divulgate grazie ad accordi con i media e la stampa nazionale, per trasformarsi poi in un’unica grande mostra. 

Dai fiumi agli atenei

Ma non è finita qui. Scrittori, filosofi e scienziati racconteranno il dialogo tra la città, la campagna e i suoi fiumi (oltre al Po e al Trebbia vengono promossi i torrenti Arda, Nure e Tidone). Poi, le due sedi universitarie organizzeranno 10 eventi per capire le sfide dei prossimi 20 anni. Senza dimenticare l’invito ai giovani di tutt’Italia a scoprire la qualità della vita di provincia. Per inciso, ricordiamo che secondo la classifica del Sole 24-Ore, nel 2016 Piacenza si è collocata al 48° posto (su 110 città) come vivibilità urbana. E rispetto al 2015 ha perso ben 11 posizioni.  

Piacenza: mancano i protagonisti

Scusate, ci sbaglieremo e verremo smentiti dalle scelte del Ministero. Ma ci sentiamo un po’ come quei tifosi delusi dalla campagna acquisti della squadra del cuore. Quali sono le iniziative che migliorano l’offerta culturale piacentina e ne incrementano l’attrattività turistica? Dove sono le grandi mostre, come quella sul Guercino che ha portato in città oltre 100mila visitatori? Ma soprattutto: dove sono gli attori piacentini chiamati a raccolta? Nei fatti, e forse qui sta il problema, continuano a muoversi in ordine sparso, indifferenti all’obiettivo comune di Piacenza Capitale della Cultura. Basta citarne due. La Fondazione di Piacenza e Vigevano, per esempio, sta organizzando una mostra su Annibale. La Banca di Piacenza, piccata per non essere stata inserita nel Comitato promotore, ha presentato una serie di iniziative parallele, partendo da una grande mostra sul Pordenone.

La freccia e la spina

E il Comune? Per guidare la candidatura piacentina ha ingaggiato un super esperto come l’urbanista torinese Paolo Verri, direttore di Matera Capitale europea della Cultura 2019. Ma con la mossa il sindaco Patrizia Barbieri non sembra sia riuscita a ricomporre le divergenze. Con buona pace dei vari “facciamo squadra” lanciati dall’assessore alla cultura Polledri. Aspettiamo la risposta del Ministero. Ma oggi, a meno di un recupero in extremis, questo ci appare come il primo smacco della nuova amministrazione di centrodestra. E più che una freccia all’arco del rilancio di Piacenza, la cultura sembra stia diventando una spina nel fianco della città.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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