Pino Dordoni: un mito dello sport italiano e internazionale. Lo scorso 28 giugno è stato il centenario della sua nascita, avvenuta a Piacenza nel 1926. Adesso l’auspicio è che entro la fine dell’anno qualcuno a livello istituzionale, nella città emiliana, si ricordi di celebrare il suo grandissimo valore.
L’oro olimpico di Giuseppe “Pino” Dordoni nella 50 km di marcia ai Giochi di Helsinki del 1952 resta una pietra miliare dello sport azzurro. Ma il campione ha vinto anche 22 titoli italiani, un titolo europeo, con quattro partecipazioni olimpiche. Poi, in sette edizioni dei Giochi è stato il responsabile tecnico della Nazionale, quando ha plasmato la grande scuola della marcia italiana, guidando olimpionici come Abdon Pamich e Maurizio Damilano. Dunque, Pino Dordoni non è stato solo un vincente. È stato un maestro del gesto tecnico, studiato in tutto il mondo per la perfezione, l’eleganza e considerato nella marcia “lo stilista più puro di tutti i tempi”.
Eppure, nei suoi confronti a Piacenza sembra serpeggiare talvolta una velata reticenza. Il motivo risiede nella sua adesione a 17 anni, nel 1943, alla Repubblica Sociale Italiana. Un’esperienza che gli valse poco più di adolescente la prigionia nel campo alleato di Coltano (con altri personaggi poi divenuti celebri come Dario Fo, Raimondo Vianello, Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Enrico Maria Salerno, Enrico Ameri). E che Dordoni ha pagato a caro prezzo nell’immediato dopoguerra, prima di diventare il fuoriclasse che abbiamo conosciuto.
Lo Stato Italiano però ha dimostrato da tempo come superare questo steccato. Nel 1981 ha conferito a Pino Dordoni il titolo di “Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana” per i suoi indiscutibili successi e per la devozione con cui ha servito i colori nazionali. Così oggi appare ancor più paradossale che proprio la sua città natale, dove ha vissuto ed è scomparso nel 1998, paia esitare nel tributargli l’omaggio pubblico che gli spetta.
Insomma, rendere onore a Pino Dordoni a cent’anni dalla nascita non significa di certo fare revisionismo, ma dimostrare serenità storica e rispetto per il patrimonio sportivo comune a tutti noi. Piacenza ha l’occasione di riabbracciare senza complessi uno dei suoi figli più illustri: un gigante dello sport che ha portato il nome della sua città ai vertici dell’atletica mondiale. E se a Giorgio Armani è stato dedicato un murale, perché non ricordare così anche Pino Dordoni?
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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