Cultura

Pinturicchio, Giulia Farnese e il mistero delle mani

Pinturicchio? Per gli appassionati di calcio, si tratta di Alessandro Del Piero. Era stato soprannominato così dall’avvocato Agnelli in contrapposizione a Roberto Baggio paragonato a Raffaello. Per tutti gli altri è un semi sconosciuto artista umbro del quattrocento. Bernardino di Betto (Perugia 1452 – Siena 1513) fu soprannominato dai suoi contemporanei Pinturicchio o Pintoricchio, che significa pittorucolo. Nulla di dispregiativo, ma un soprannome che pare legato alla sua corporatura minuta. 

Pinturicchio: Autoritratto, Spello Cappella Baglioni

Pinturicchio torna di moda

L’artista umbro oggi è tornato di moda, grazie a una mostra appena inaugurata a Roma, nei Musei Capitolini. L’esposizione è legata a una storia che nel Rinascimento aveva fatto scandalo. Ma andiamo con ordine. E prima di tornare sul Campidoglio, cerchiamo di dipanare questa intricata vicenda.  

Un pittore coi fiocchi

Di certo Pinturicchio non era un pittore da poco, dato che il Perugino (Pietro Vannucci) lo aveva voluto con sé a dipingere la Sistina, decenni prima di Michelangelo. Ma la vera occasione del Pinturicchio suonò nel 1492. In quell’anno, il nuovo Papa Alessandro VI, ovvero Rodrigo Borgia, lo chiama per affrescare il suo nuovo appartamento in Vaticano. 

Pinturicchio: Ritratto di Alessandro VI Borgia.
Roma, Palazzi Vaticani, Appartamento Borgia, Sala dei Misteri

Il Papa nefando

Grazie alle fiction televisive legate al nome della sua stirpe, oggi anche i meno avvertiti associano Papa Borgia al peggio che ha partorito la Chiesa nei suoi due millenni di storia. Dunque, che da pontefice avesse l’amante non stupisce nessuno. Come non stupiva nessuno neppure allora. E l’amante chi era? Giulia Farnese o Giulia la Bella com’era chiamata a Roma, sorella di Alessandro che sarà a sua volta Papa (e un grande Papa!) qualche anno dopo con il nome di Paolo III.

L’affresco sacrilego

Nessuno scandalo, dunque. Si era in pieno Rinascimento, e come si comportassero i papi lo sappiamo tutti. Ma anche la rilassatezza dei costumi aveva un limite. A Roma si sparse la voce che il Papa avesse chiesto al Pinturicchio di dipingergli una Madonna con in braccio il Bambino Gesù. Ai loro piedi, lo stesso papa Borgia inginocchiato in adorazione. La Madonna, si disse subito a Roma – e venne ripreso dal Vasari – aveva le fattezze della bella Giulia! Cosa accadde? Finché Borgia fu Papa, nulla. Tutti lo temevano. Ma quando venne eletto Giulio II, una delle prime cose che ordinò fu di coprire quel ritratto “sacrilego”.

Pietro Fachetti: Investitura divina di Alessandro VI (copia dal dipinto murario di Pintoricchio), 1612 – olio su tela, cm 115.5 x 124 – Collezione privata

La copia di Fachetti

E non che a Giulio potesse dare fastidio. Era talmente stomacato dal ricordo del Borgia che volle alloggiare in altri locali del Vaticano, oggi noti come le stanze di RaffaelloPer fortuna, prima che l’affresco venisse distrutto, nel 1612, un pittore mantovano (di modesta virtù), Pietro Fachetti, riuscì a vederlo e a riprodurlo.

Il Bambin gesù delle mani

Le maestranze guastarono il dipinto del Pinturicchio, salvando il Bambin Gesù e la Madonna. Del ritratto di papa Borgia ad oggi non si sa nulla. Perché fu chiamato “Bambin Gesù delle mani”? Perché nel conservare l’affresco del putto erano rimaste comprese quelle della Madonna e di papa Borgia, fuori però da ogni contesto.

Pinturicchio: Bambin Gesù delle mani, frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493 – dipinto murario cm 48,6 x 33,5 x 6,5 circa – Perugia, Fondazione Guglielmo Giordano

La mostra romana

Ma adesso il mistero dovrebbe essere risolto. Ai Musei Capitolini, come dicevamo all’inizio, s’è appena aperta la mostra “Pintoricchio pittore dei Borgia”. Fino al 10 settembre si potranno vedere finalmente uno al fianco dell’altro il Bambino Gesù e la Madonna, che finora era stata sottratta alla vista del pubblico.

Pintoricchio: Madonna, frammento della distrutta Investitura divina di Alessandro VI, c. 1492-1493 – dipinto murario entro cornice seicentesca, cm 39,5 x 28, 5 x 5 – Collezione privata

È Giulia o non è Giulia?

I curatori della mostra, affermano che la Madonna del pittore umbro non può essere identificata con Giulia Farnese. Secondo loro non si tratta di un ritratto “nei quali il Pinturicchio eccelleva”. Ma della “rappresentazione spirituale e profonda della Vergine”. Dunque? No, non può essere Giulia. 

Tanti ritratti ma mai ufficiali

Possiamo dire che non la pensiamo così? Sia chiaro, non esiste nessun ritratto ufficiale di Giulia Farnese. Che pure è tradizionalmente identificata in diversi capolavori della sua epoca. Tra questi, le dama con l’unicorno del Domenichino e quella di Raffaello. Giulia l’aveva scelto, simbolo della verginità e della purezza, come proprio animale araldico. Quindi le due dame ritratte in sua compagnia possono ritenersi un ulteriore indizio della bontà della nostra tesi. Perché la somiglianza con i tratti della Madonna del Pinturicchio a parer nostro è notevole.

Domenico Zampieri detto il Domenichino: Vergine con unicorno, (1604), affresco, Roma, Palazzo Farnese, Galleria dei Carracci

Il peso del Vasari

Ma ciò che taglia la testa al toro è la voce che ha identificato la Madre di Dio con la bella Giulia. Oltre il 50% delle opere d’arte rinascimentali sono state attribuite in quanto citate dal Vasari. Un mediocre pittore, ma ottimo storico dell’arte, che ebbe la fortuna di conoscere quasi tutti i grandi artisti della sua epoca. E chi ci dice che il Vasari non avesse visto l’affresco e ricevute le confidenze del Pinturicchio, prima o dopo aver scritto di Giulia? Insomma, io credo ancora al Vasari. E mi sento di dire, come gridò della sua vecchia maestra il Peppone  di Guareschi: “Stimo ancora di più lei morta, che tutti voi vivi!”.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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