Attualità

Pippo Baudo e la sua tv che ha fatto storia: un mix di spettacolo e professionalità

pippo-baudo-e-la-sua-tv-un-mix-di-spettacolo-e-professionalita

Con Pippo Baudo, scomparso a 89 anni sabato scorso, se ne va un altro pezzo della vecchia Italia del dopoguerra, ma anche l’ultimo professionista tutto d’un pezzo della televisione. Vissuto sino ad un’età molto avanzata, il conduttore aveva dovuto accettare un inesorabile appannamento della sua visibilità pubblica. Sicché, per quanto ancora in vita, eravamo abituati già da qualche tempo a pensarlo nella dimensione del ricordo.

E allora, giusto per metterci in clima, cominciamo con un’istantanea di scena già rilanciata e che rivedremo nei prossimi giorni del suo lutto. Sabato Sera (giorno e titolo del varietà), 10 giugno 1967, Programma Nazionale ovviamente in bianco e nero: Mina, star dello show diretto da Antonello Falqui, ospita quattro moschettieri del piccolo schermo. Mike Bongiorno e Corrado affiancano la cantante, mentre Enzo Tortora e Pippo Baudo sono ai lati del terzetto centrale. I signori in smoking si erano già esibiti insieme in uno sketch in cui si canzonavano a vicenda e sparlavano, a mo’ di comari, del collega assente Lelio Luttazzi. E tornarono a farlo nella buffa simulazione di un balletto, che pose fine alla trasmissione. Baudo aveva detto che trovarsi sul palcoscenico con tre suoi idoli andava oltre ogni sua aspettativa, considerato che era approdato da meno di due anni in tv.

Rigore e disciplina

Professionalità, conduzione, spettacolo: sono queste le tre direttrici seguendo le quali possiamo sommariamente ricapitolare una carriera almeno quarantennale. Parlando di professionalità televisiva, forse solo Raffaella Carrà poteva reggere il confronto. Baudo era in controllo assoluto delle sue trasmissioni, al punto che non dev’essere stato facile trovare partner (prevalentemente donne) disposti ad affiancarlo.

Il suo rigore era riflesso della mentalità che aveva plasmato probabilmente la sua stessa educazione e dunque, del suo temperamento individuale. Rispecchiava, però, anche un certo modo epocale d’intendere la professionalità in genere e specialmente nell’ambito dell’emittenza radiotelevisiva pubblica, a lungo monopolista dell’etere. La Rai di Pippo Baudo era quella che poteva vantarsi di avere contribuito a fare gli italiani dal punto di vista della lingua e del costume. Per la televisione di Stato italiana valeva quello che Georges Pompidou, presidente della Repubblica Francese, diceva dell’omologa Ortf: piaccia o meno, la sua voce è quella del Paese.

Parlando della lingua, consentiteci di ripetere quanto abbiamo già rammentato a titolo di esempio un’altra volta. Se non fosse stato si può dire universalmente noto che i natali di Baudo erano siciliani (nato nel Catanese, a Militello, il 7 giugno 1936), nessuno avrebbe potuto evincerlo dalla sua inflessione, del tutto priva di cadenze localmente connotate. Anche questo era indice di esigente professionalità.

Conduttore in senso stretto

Si diceva, poi, della conduzione. Abbiamo scelto questo termine non a caso. Pippo Baudo non si limitava a presentare, bensì dirigeva le sue trasmissioni e quanto vi si svolgeva. Ciò gli valeva una certa diffidenza dei suoi colleghi, per lo meno di quelli già affermati e potrebbe averne in parte diminuito la stessa simpatia presso il pubblico.

Del resto, mentre il presentatore agevola la conoscenza di quanti propone facendo loro spazio, il conduttore finisce fatalmente per condividerne la centralità sulla scena. D’altra parte, gli esordienti assoluti o meno potevano sentirsi al riparo all’ombra della sua figura, torreggiante non solo fisicamente. Proprio la sua vocazione di scopritore di talenti, i tanti e differenti artisti lanciati da lui (“L’ho inventato io”, gli faceva dire una famosa parodia di Gigi Sabani), era facilitata dal polso con cui manteneva il controllo della situazione.

Il Festival di Sanremo, a lungo cerimonia principale della liturgia nazional-popolare italiana e di cui Baudo detiene il record di conduzioni (ben 13), deve – nel bene e nel male – la sua mutazione da evento strettamente musicale a fenomeno spettacolare a tutto tondo e di costume proprio a Pippo Baudo. Tra l’altro, egli è stato il primo ad accentrare le due funzioni di presentatore e direttore artistico (cioè selezionatore dei cantanti) della kermesse: più conduttore di così non si può.

Lo spettacolo prima di tutto

Infine, lo spettacolo. Mentre Mike Bongiorno, il re del quiz, era essenzialmente al servizio dei suoi concorrenti e Corrado della gente (il presentatore forse più amato, quasi come uno di famiglia), Pippo Baudo è stato sempre fedele ad una concezione quasi titanica della spettacolarità. Era certo una questione di mezzi (regia, scenografia, coreografia, fotografia), ma era soprattutto una questione di principio e di stile. Ancora una volta, depositatasi la “polvere di stelle”, il conduttore poteva avere a patirne qualcosa in termini di empatia profonda con il pubblico, ma tutto sommato il generale cordoglio che ne accompagna la scomparsa dimostra che c’era consapevolezza soprattutto della professionalità di Baudo.

A riprova della differente marca di Pippo rispetto ai suoi colleghi più importanti, il confronto riesce quasi obbligato con Corrado, da cui Baudo ha ereditato la conduzione di alcune delle sue principali trasmissioni: Canzonissima, Domenica In (ideata da Mantoni nel 1976) e in qualche modo lo stesso Fantastico. Non è che il conduttore catanese avesse radicalmente rivoluzionato i prodotti (per Canzonissima non c’erano margini e per un contenitore come Domenica In ce n’erano pochi), ma l’aria che si respirava e che gli spettatori ricevevano era differente. Il rischio, comunque, era provocare un certo rifiuto verso il super-ego da “salvatore della patria”.

Ciao, Pippo!

Proprio con il ricordo di Baudo nella controversa versione di “Super Pippo”, concludiamo il nostro racconto. Era il Sanremo del 1995 (45ª edizione), per il conduttore l’ottava al timone. Confessiamo di avere ricordi personali dell’epoca, quando le compagne teenager erano in visibilio per i Take That, tra gli ospiti stranieri della manifestazione. Baudo convinse in diretta televisiva un mitomane a desistere dal dichiarato proposito (non si sa quanto credibile) di tentare il suicidio buttandosi dalla galleria in platea. Non nuovo ad iniziative che esulavano dalla scaletta televisiva ordinaria (come quando nel 1984, sempre a Sanremo, invitò sul palco dei lavoratori impegnati in una delicata vertenza occupazionale), venne sospettato da alcuni di avere inscenato la circostanza. Non lo crediamo, anche solo perché normalmente abituati a pensare che il timore di essere scoperti risulti più condizionante della smania di riuscire a lucrare popolarità.

No: il Sanremo 1995 lo ricordiamo con piacere perché 30 anni fa Pippo Baudo era allo zenit della sua grande professionalità, dell’autorevolezza della sua conduzione e della sua poderosa concezione dello spettacolo televisivo. Per l’ultima volta, lo salutiamo insieme al pubblico come lui stesso era solito fare, quasi perentoriamente, al termine delle sue mirabolanti trasmissioni: “Ciao… Pippo!”.

+ posts

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.