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Plastica: mari soffocati dai rifiuti e il Covid ha peggiorato le cose

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I rifiuti di plastica, specialmente quelli usa e getta, sono il pericolo numero uno per mari e oceani. Sono circa 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno si riversano in mare. E secondo una triste previsione degli studiosi, entro il 2050 gli oceani ospiteranno più plastica che pesci. Resistenti al tempo e di difficile degradazione, queste macromolecole rappresentano una minaccia per l’ecosistema marino e per gli uomini il cui sostentamento deriva dal mari; senza dimenticare che mari e oceani forniscono più del 50% dell’ossigeno che noi respiriamo.

Negli ultimi anni sono aumentate le campagne, politiche e sociali, di sensibilizzazione per la riduzione del consumo smisurato di plastica. Ad esempio Ferrarelle, Evian, L’Oréal, Mars ed altre aziende grandi e piccole si sono impegnate pubblicamente, incentivando l’utilizzo di plastica riciclata. E molte tendono a rivedere l’intero approccio industriale alla plastica. Nel suo piccolo, anche le abitudini domestiche del singolo cittadino stanno cambiando. Ma ad oggi solo il 15% circa degli imballaggi di plastica viene riciclato.

Lo studio di Culligan

La situazione è precipitata ulteriormente durante il lockdown per il Covid, quando intere famiglie sono state costrette in casa, 7 giorni su 7, 24 ore su 24. La quarantena degli scorsi mesi, ha innescato un’impennata di rifiuti usa e getta; e quindi l’aumento dell’inquinamento da plastica. Sulla piattaforma online Water Battle di Culligan (azienda leader mondiale nel trattamento delle acque) è apparso uno studio che registra i valori di consumo di plastica pro capite; con il conseguente aumento nell’utilizzo di petrolio e l’aumento di emissioni di CO2.

Nei tre mesi passati dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, una famiglia media di 4 persone con un consumo giornaliero di 2 litri di acqua a testa ha utilizzato infatti 474,5 bottiglie da 1,5 litri, pari a 18 kg di plastica; con il conseguente impiego di 34,2 kg di petrolio, utilizzato per la realizzazione del Pet con l’emissione di 60,5 kg di CO2, frutto della produzione e del trasporto di questo quantitativo di bottiglie. Una famiglia di 3 persone invece ha consumato 356 bottiglie, pari a 13,5 kg di plastica, 25,7 kg di petrolio e 45,4 kg di CO2.

I costi economici

Questo consumo ha rappresentato un peso sul bilancio economico delle famiglie pari a 219 euro per i nuclei familiari di 4 persone. E di 164,25 euro per quelli con 3 componenti. Per diminuire l’uso della plastica, Culligan ha creato dei nuovi sistemi, riconosciuti in 90 Paesi, per migliorare ulteriormente la qualità dell’acqua del rubinetto.

“Durante la prima fase della pandemia, la sicurezza ha occupato senza dubbio il primo posto nel pensiero di ognuno di noi; mentre le tematiche ambientali sono state messe inevitabilmente in secondo piano. È importante però considerare l’emergenza Coronavirus come un monito a rispettare maggiormente la natura, per il bene del nostro pianeta e dell’umanità intera”, ha commentato Giulio Giampieri, Presidente del Gruppo Culligan in Italia. Lo studio è stato pubblicato l’8 giugno scorso in occasione della giornata mondiale degli oceani. E vuole sottolineare “l’importanza di riattivare al più presto le buone pratiche di consumo plastic free adottate negli ultimi anni sia in ambito lavorativo che in quello casalingo”.

L’economia blu 

Il Wwf intanto ha lanciato il suo piano per il Mediterraneo, una proposta per superare la fase post Covid. Al suo interno vede scenari di sviluppo economico da condividere con tutti i Paesi e le comunità costiere del bacino. L’associazione ambientalista ha stimato che l’economia legata agli oceani nel Mediterraneo può generare un valore annuo di circa 400 milioni di euro; l’equivalente di oltre la metà del Fondo per la Ripresa proposto dalla Ue. Ma questa “economia blu” può mettersi in moto solo se un’efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventano la norma.

Plastic free

La comunità GenerAzioneMare, nata grazie alla campagna del Wwf in difesa di questo capitale blu, ha organizzato attività che vedranno volontari, ricercatori, pescatori, aziende, aree marine protette e cittadini in azione durante tutta l’estate per difendere la bellezza, le risorse e il valore economico del Mediterraneo. Quest’anno, il Tour Plastic Free per liberare le spiagge dalla plastica sarà proposto anche in chiave Self Tour, per conciliare le necessarie regole di distanziamento sociale continuando a tutelare e difendere i nostri mari e l’ambiente che li circonda.

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Caterina Pagani è laureata in Scienze della Natura e dell’Ambiente all’Università di Parma. Pur avendo un percorso di studi scientifico, ha sempre amato la letteratura.
Studia il pianoforte ed è appassionata anche di cinema e viaggi. Ha gestito un caffè letterario collaborando con artisti emiliani, lombardi e provenienti da altre regioni d’Italia. Da quasi un anno ha aperto un blog personale, il Barile dello Zucchero, dove scrive articoli sugli argomenti che le piacciono e diari di bordo dei suoi viaggi.

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