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Viaggio nel politically correct, un’odissea del terzo millennio

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Kirk Douglas nei panni di Ulisse nell'omonimo film del 1954 diretto da Mario Camerini

Politically correct: un liceo del Massachusetts ha vietato l’insegnamento dell’Odissea, perché “politicamente scorretta”. Come racconta Meghan Cox Gurdon sul Wall Street Journal, i docenti della scuola sostengono che i loro alunni non dovrebbero leggere storie scritte in altre epoche; specialmente quelle “in cui il razzismo, il sessismo, l’antisemitismo e altre forme di odio sono la norma”, scrive la giornalista.

“Sono molto orgogliosa di dire che quest’anno abbiamo rimosso l’Odissea dal curriculum!”, dichiara Heather Levine, che insegna nella High School di Lawrence. Motivo? Poema razzista e non al passo con i tempi.

Politically correct a Hollywood

Ricordate? All’inizio era toccato alle statue di Cristoforo Colombo, accusato di essere uno schiavista e, comunque, di aver dato origine allo schiavismo per colpa della sua “scoperta”. 

Poi è stata la volta di Via col Vento. Come si può sopportare l’atteggiamento di Miss Rossella nei confronti della povera e oppressa “Mamie”? E quel doppiaggio grottesco, dai! 

E l’immarcescibile Una poltrona per due? Anche il film che da anni accompagna le nostre vigilie di Natale è accusato di usare cliché razzisti nei confronti del personaggio di Eddie Murphy.

Recentissimo poi l’anatema su Grease, definito un musical “sessista e omofobo”. Ma possiamo fermarci qui? Assolutamente no. Cosa diciamo di Indovina chi viene a cena?, semplicemente intollerabile, soprattutto quando la domestica di colore (si potrà ancora dire?) s’indigna perché il medico-ricercatore-filantropo Sidney Poitier è accolto alla tavola di Spencer Tracy e Katharine Hepburn. 

E l’altra grande pellicola di Natale, La vita è meravigliosa di Frank Capra? Anche in quella, proprio nel gran finale, mentre tutti stanno lasciando denaro sul tavolo, una voce dice: “Oh, c’è anche la negra!”… “Sì, questi soldi li tenevo per il divorzio nel caso mi volessi risposare…”. 

Politically correct e lirica

Se lasciamo Hollywood per tornare in Europa, ci viene in mente il coro degli schiavi del Nabucco: una manifestazione odiosamente razzista e antisemita. E l’atteggiamento dei cortigiani del duca di Mantova, giustamente definiti “vil razza dannata”, nei confronti del Rigoletto che, va ricordato, era un portatore di handicap? 

Ma vogliamo spendere un pensiero sull’atteggiamento di papà Germont nei confronti di Violetta Valery-Traviata? Egli arriva a definire “pura siccome un angelo” la figlia, in un evidente confronto con la vita dissipata della protagonista, giustamente etichettata come “traviata”. Sorvoliamo appena sul fatto che Verdi fa interpretare Aida da una schiava di colore, forse perché il maestro di Busseto aveva già immaginato la polemica odierna.

Politically correct e letteratura

Passiamo dalla lirica alla letteratura, dato che gli insegnanti del Massachusetts si sono scagliati contro Omero: nella loro ottica salverei Boccaccio. Infatti nel Decamerone immagina di riunire sette fanciulle e tre giovani uomini in una casa di campagna per sfuggire la peste. In questo primo esempio di lockdown non sono solo rispettate le quote rosa, di più. Contro il nostro 30%, Boccaccio spiana il suo 70% e ci spiazza definitivamente. 

E Dante, di cui si celebrano quest’anno i 700 anni dalla morte? Nella sua Divina Commedia c’è davvero di tutto, ma non rileviamo particolari emergenze. C’è una assenza totale di persone colorate o Lgbt ma cosa volete, all’epoca se ne trovavano pochissimi e semmai più a Venezia, porta dell’Oriente, che a Firenze. 

Invece bisogna espungere totalmente l’altro pilastro dei nostri licei: I Promessi Sposi. Innanzitutto è un inno a un macho indifendibile come Don Rodrigo; poi si tratta con condiscendenza l’altro vilain del quale Manzoni, per evidente omertà, rinuncia persino a comunicarci il nome, definendolo semplicemente Innominato. Si parla di rapimenti a scopo di libidine e di suore lascive. No, se la professoressa Levine avesse mai sentito parlare di Manzoni, ci comunicherebbe orgogliosa che anche I Promessi Sposi sono stati cacciati con ignominia dalla sua scuola.

Politically correct, Iliade ed Eneide

E per fortuna che in Massachusetts non hanno ancora letto l’Iliade: questa storia di Criseide e Briseide scambiate con Agamennone è indegna e contrasta con tutti i movimenti per la liberazione della donna. Non parliamo della sottile linea razzista degli Achei nei confronti dei Troiani che pervade l’intera opera. E siamo poi sicuri che Elena era consenziente a fuggire con Paride? E se fosse stato anche questo un ratto a scopo di libidine?

Anche il terzo, immortale poema antico, l’Eneide, sarebbe da abolire: perché Enea abbandona Didone a Cartagine? Non sarà che sotto sotto anche qui c’è un motivo razzista? Ma no, direbbe una professoressa italica: Didone era di stirpe fenicia. Fenici, quindi semiti. Quindi ebrei. Dunque l’intera Eneide è un poema antisemita. Al rogo, al rogo, come già voleva fare Virgilio se l’imperatore Ottaviano non l’avesse fermato.

In conclusione…

Uscendo dallo scherzo prospettico che genera questa chiave di lettura da politicamente corretto, ricordiamo che in America esistono derive anche peggiori: in alcuni Stati è proibito insegnare la teoria evoluzionista di Darwin, sostituito dal dogma biblico della creazione divina. Negli Usa esiste un cristianesimo fondamentalista composto da una larga fascia della popolazione (gli evangelici sarebbero 70 milioni) che crede alla lettera al libro della Genesi.

Peccato. La Cultura, comprendendo in essa letteratura, pittura, scultura, cinema e musica, è il grande patrimonio che ci consente di essere quello che siamo oggi nel bene e nel male. Pretendere che scelte e sensibilità di cento, 700 o 2.000 anni fa siano da parametrare con le nostre è un errore gravissimo.

Per noi gli antichi romani sono simbolo di civiltà? Tutti diremmo di sì. Peccato che dopo la sconfitta di Canne da parte di Annibale, al grido di “il nemico è alle porte” la prima cosa che il Senato aveva deciso di fare era seppellire vivi nel foro Boario due Galli e due Greci prigionieri di guerra. Come mai? Perché nella pur civile Roma si sperava di ingraziarsi gli Dei con sacrifici umani. Storie di 2.400 anni fa. Che cosa ne direbbero gli insegnanti del Massachusetts? Di tutto. Ma per tacitarli forse basterebbe una sola domanda: che cosa saremmo tutti noi senza gli antichi Romani?

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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