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Prescrizione: tutti i rischi senza una riforma del processo penale

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Cos’è la prescrizione ormai dovremmo saperlo tutti: è quell’istituto per il quale lo Stato si dà un periodo di tempo entro il quale deve essere definito un processo penale.
Fino al prossimo 1° gennaio, dunque ancora per pochi giorni, il calcolo è abbastanza semplice. Dipende dalla gravità del reato. La regola generale è che si osserva la pena massima stabilita per il reato e si fa il calcolo. In genere sono sei anni, aumentabili fino a 7 e mezzo, se nel frattempo è uscita la sentenza di primo grado. Al di fuori della strage di piazza Fontana, si dovrebbe presumere che il tempo ci sia tutto per stabilire se un cittadino è colpevole o innocente.

La prescrizione oggi

Invece no. Il 62% dei reati denunciati non arriva neppure in aula, perché si prescrive prima del primo grado di giudizio. Dieci anni fa la percentuale raggiungeva il 71% (fonte ministero della Giustizia), dunque siamo in miglioramento. Resta il fatto che in molti casi, quando il cittadino viene a conoscenza che contro di lui pende un procedimento penale, sono già passati 4 anni dalla commissione del fatto; e nei due anni rimanenti occorre superare tre gradi di giudizio. È vero che la Cassazione ha da tempo instaurato un principio peculiare: appena il fascicolo arriva al “Palazzaccio” si calcola quanto manca alla prescrizione e si calendarizza prima che ciò avvenga. Ma i casi sono rari e spesso il fascicolo si prescrive proprio tra la sentenza d’appello e l’arrivo del faldone a Roma.

Bonafede docet

Intervenire contro la “vergogna nazionale” di una giustizia negata è stato un cavallo di battaglia dei 5 Stelle fin dalla prima ora. E proprio durante il governo giallo-verde il guardasigilli Alfonso Bonafede è riuscito a far approvare la norma (legge numero 3 del 9 gennaio 2019) che sospende il decorso della prescrizione a far tempo dalla sentenza di primo grado.

Detta così sembra una norma di buon senso. Ma ricordiamolo sempre, siamo in Italia. Un Paese dove la Giustizia viene modificata a costo zero. Non possiamo certo dire che i giudici siano degli sfaticati, né che lo siano i cancellieri o in genere il personale amministrativo. Ma si scontrano con l’obbligatorietà dell’azione penale e la cronica carenza di organici. Di conseguenza qualunque magistrato che deve iniziare l’azione penale si trova mediamente a dover esaminare migliaia di fascicoli ogni anno. Le procure, cui è demandata l’istruttoria, si avvalgono sì di fior di collaboratori tra le forze dell’ordine, ma non sono mai abbastanza.

Il misterioso “allarme sociale”

È gioco forza scegliere, trascurando i reati che hanno meno incidenza o, come si dice in legalese, “non suscitano allarme sociale” e concentrarsi sugli stupri, sulle rapine, sulle truffe informatiche, sulle violenze in famiglia, sugli omicidi stradali, sugli infortuni sul lavoro. Ma per ogni rissa condominiale, per ogni diffamazione a mezzo social che si lascia in archivio c’è una parte offesa che non avrà giustizia. E che si sentirà un cittadino di serie B.

Prescrizione, Pd e 5 Stelle

In concreto, quindi, c’è il rischio che con l’entrata in vigore della nuova legge ci saranno cittadini “indagati in eterno”. Una sorta di “inizio pena mai”, che porrà nel limbo indagati e parti offese per un tempo indefinito. E infatti la componente Pd del governo insiste che, una volta entrata in vigore la nuova normativa, si metta mano ad una modifica sostanziale del processo penale per evitare le più evidenti storture. I 5 Stelle non si oppongono, in linea di principio, ad una legge di riforma, ma non hanno certamente le idee chiare in proposito.

Prescrizione e previsione

La disincantata previsione che ci sentiamo di fare è che, gattopardescamente, nulla cambierà. Anche perché chi scrive è stato testimone dell’entrata in vigore della più organica e rivoluzionaria delle riforme della procedura penale, quella del 1989, che ha avuto una gestazione decennale e diversi anni di rodaggio prima di entrare compiutamente a regime. Partendo ora e ponendosi le gambe in spalla, forse nel giro di una quindicina d’anni potremmo arrivare ad una riforma del processo. Quanti procedimenti vivranno nell’acquario da qui ad allora lo scopriremo nelle prossime statistiche ministeriali che, come ben sappiamo, non conoscono minimamente la vergogna.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

1 commento

  1. Buongiorno avv. Solari, mi chiamo Vito Nuzzi, sono un avvocato del foro di Bari, nonché un idoneo assistente giudiziario facente parte della graduatoria nazionale stilata nel novembre 2017, a seguito del bando di concorso del Ministero della Giustizia per il profilo di 800 assistenti giudiziari del novembre 2016, primo concorso dopo vent’anni di sostanziale stallo nelle assunzioni di personale amministrativo alle dipendenze del Ministero della giustizia.

    Le scrivo a seguito della lettura di questo interessantissimo articolo, a sua firma, del quale ho molto apprezzato l’attenta disamina da lei sviluppata sul tema della prescrizione che centra, a mio modo di vedere, in maniera impeccabile e precisa, quelle che sono le criticità che una riforma ( ma mi pare giusto parlare di un’abolizione di fatto della prescrizione) dell’istituto della prescrizione, così (malamente) concepita, presenta agli occhi di un attento osservatore quale lei dimostra di essere, criticità che, con alta probabilità, si riverseranno, peggiorandolo, sull’intero sistema della giustizia e sulla stessa percezione dell’idea di giustizia che il comune cittadino ha, se non si porranno rimedi.

    È fuor di dubbio che la Giustizia abbia da sempre rappresentato, ed oggi ancor di più per un sistema che voglia dirsi compiutamente democratico, un pilastro fondamentale ed imprescindibile su cui si regge l’intero vivere civile di un popolo, regolandone gli aspetti di civile convivenza dei cittadini e dando risposte, in qualità di supremo giudice terreno, alla innata richiesta (sete) di giustizia e verità insita nell’animo umano.

    Una Giustizia efficiente assolve od assolverebbe ancor di più a tale primordiale esigenza.

    Ma è notorio anche il fatto che la Giustizia, almeno quella terrena, è fatta da uomini e per poter funzionare, e non la si prenda come una banalità, ha bisogno, principalmente ed essenzialmente di uomini.

    Lei porta alla luce un dato allarmante: il 62% dei reati denunciati non arriva neppure in aula e si prescrive prima del primo grado di giudizio, ma anche dopo aver superato questo ostacolo in molti casi il fascicolo si prescrive tra la sentenza d’appello e l’arrivo in Cassazione.

    Intervenire, pertanto, contro questa che il Ministro Bonafede definisce una “vergogna nazionale” parrebbe essere dettato da semplice buonsenso.

    Tuttavia, lei ricorda, che siamo pur sempre in Italia, un Paese dove la Giustizia viene modificata a costo zero e dove i pochi giudici ed il personale amministrativo si scontrano con l’obbligatorietà dell’azione penale e la cronica carenza di organico.

    Ed è proprio quest’ultima, a mio umile avviso, una delle cause su cui si potrebbe immediatamente intervenire e da cui non può prescindersi per garantire un più corretto funzionamento della macchina giudiziaria, intervento che anche alla luce della riforma della prescrizione che sarà a breve in vigore, si rende assolutamente necessario, per evitare squilibri collegati alla nuova legge e per evitare il serio rischio di rinviare i verdetti all’infinito; è fondamentale snellire quantità e tempi dei processi.

    Per far ciò, in attesa ed in aggiunta ad una necessaria riforma legislativa mirata a rendere più celere il processo, non si può non partire, per l’appunto, dagli uomini, o meglio dal numero di uomini che della complessa ed articolata macchina della Giustizia costituiscono gli ingranaggi fondamentali.

    Il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria conta, allo stato attuale, più di 9000 carenze di personale amministrativo frutto di una mancata politica assunzionale andata avanti nei decenni addietro, che non ha garantito il doveroso rimpiazzo delle vacanze accumulatesi nel tempo.

    Leggiamo quotidianamente su tutte le testate giornalistiche, nazionali e locali, il disperato grido di aiuto lanciato da Tribunali, Corti di Appello e rappresentanti autorevoli delle Istituzioni Giudiziarie Italiane, i quali si dolgono delle difficilissime condizioni in cui gli uffici giudiziari sono costretti a lavorare per la mancanza di personale amministrativo sufficiente a garantire un servizio degno di tale nome, grido di aiuto che diventa allarme rosso laddove si prospetta, in assenza di immediati interventi ed a fronte di ulteriori cessazioni, una probabile e catastrofica situazione di collasso degli uffici stessi che paralizzerebbe letteralmente il funzionamento della macchina giudiziaria.

    Ebbene questi uomini pronti, da subito, a venire in immediato soccorso alla nostra martoriata Giustizia, dandole fiato e respiro, siano noi, 838 idonei assistenti giudiziari restanti ancora in graduatoria ed in attesa da due anni.

    Si, perché, trattasi di 838 unità che sono state interamente autorizzate e finanziate, 838 uomini e donne, nella stragrande maggioranza adusi all’uso della tecnologia informatica essendo nati con essa, persone qualificate che hanno dato prova di competenza superando una rigida procedura di selezione pubblica ed, inoltre, aggiungo, persone che hanno maturato una diretta esperienza nello specifico ambito lavorativo, trattandosi, in percentuale molto alta, di giuristi e operatori della materia, moltissimi gli avvocati.

    Non si comprende, pertanto, il motivo per il quale non attingere da subito da questa graduatoria, l’unica, oggi, a disposizione del Ministero.

    È pur vero che, il ministro Bonafede, sin dal suo insediamento a capo del dicastero, ha promesso “assunzioni mai viste”, che è stato contemplato ed adottato un piano triennale del fabbisogno del personale, per il triennio 2019-2021, che prevede di colmare le carenze con l’assunzione di oltre 8000 risorse lavorative e che, non da ultimo, l’amministrazione giudiziaria ha prospettato un grande piano di investimenti in politiche assunzionali, tramite l’indizione di concorsi pubblici di cui, la procedura selettiva da poco avviata ed in corso per il reclutamento di oltre 2000 funzionari, ne è esempio.

    È pur vero, altresì, che i necessari tempi tecnici per l’espletamento delle procedure renderanno disponibile l’impiego delle unità necessarie a ricoprire le carenze nei vari profili, ottimisticamente, non prima di settembre/ottobre, con una situazione che col passare del tempo porterà ad una vera e propria emorragia nel dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, se sol si considera che le carenze, già gravi, nel prossimo autunno aumenterebbero anche di alcune migliaia per effetto delle naturali cessazioni e della “quota 100”.

    E nel frattempo? Lasciamo morire per asfissia gli uffici giudiziari con una situazione che il tempo rende sempre più insostenibile? Non diamo ad una Giustizia affamata il pane di cui ha disperato bisogno per sopravvivere?

    D’altronde, strumenti come l’adozione del concetto del fabbisogno, in contrapposizione alla rigidità di quello delle dotazioni organiche come fino a ieri concepite, utili a dare risposte flessibili alle carenze di personale amministrativo negli uffici giudiziari, stentano a decollare e lo scorrimento della nostra graduatoria procede a rilento, troppo a rilento.

    All’uopo, risale proprio a qualche giorno fa il roboante annuncio col quale il nostro Guardasigilli, ministro Bonafede, in diretta nazionale su Rai 3, dopo mesi di totale stallo, ha portato a conoscenza degli ascoltatori (e di noi idonei in spasmodica attesa da tempo) di un prossimo scorrimento di sole 489 unità, tacendo, artatamente, sul destino di noi restanti 838 idonei.

    Va evidenziato, infatti, come nel sopra menzionato Piano Triennale del Fabbisogno di Personale 2019-2021, regolarmente adottato, fossero previste, oltre a queste unità annunciate, altre 600 unità di assistenti giudiziari da assumere entro il 2019, assunzioni inspiegabilmente non effettuate e sul quale grava assoluto silenzio.

    Lo scorrimento integrale della nostra graduatoria, ufficialmente assicurato dal ministro e dai vertici apicali dell’amministrazione giudiziaria ed, altresì, messo nero su bianco nel piano triennale del fabbisogno del personale , deve e può essere immediatamente attuato.

    Come? Non certamente procedendo, come annunciato dal ministro Bonafede, al graduale scorrimento a seguito delle cessazioni per pensionamenti. Molto tempo, troppo tempo, ancora una volta, occorrerebbe.

    Il gruppo di cui faccio parte, Gruppo Scorrimento Graduatoria Idonei Assistenti Giudiziari, si sta fortemente battendo, cercando in tutte le maniere di far accendere i riflettori sulla nostra situazione, per la proposizione di un emendamento (il cui testo allego alla presente) alla Legge di Bilancio 2020 o in occasione delle riforme del processo civile e penale, che autorizzi assunzioni in sovrannumero di personale amministrativo. Personale che sarebbe, gradualmente assorbito nel tempo, con le cessazioni da pensionamento.

    Ebbene, i nostri sforzi stanno portando qualche piccolo, per ora, risultato, dimostrando che il nostro disperato urlo di rabbia, dettato dalla condizione di chi è pronto e capace di intervenire in soccorso della Giustizia, ma avverte su di se delle catene che lo bloccano e condannano al totale immobilismo, sta, finalmente, cominciando a trovare orecchie disposte ad ascoltarlo.

    Ed infatti, in occasione della discussione e votazione della Legge di bilancio 2020 alla camera dello scoro 23 Dicembre, abbiamo con estremo favore constatato che il nostro appello è stato accolto da un cospicuo numero di firmatari: in tale sede, l’emendamento da noi redatto, che prevede assunzioni in soprannumero eliminando ogni residuo ostacolo allo scorrimento integrale della nostra Graduatoria, è stato presentato da esponenti del gruppo Lega, con primo firmatario l’ex sottosegretario alla Giustizia On. Morrone. Purtroppo, essendo stata posta sulla legge di bilancio medesima la fiducia, non è stato possibile recepire l’emendamento già in questa legge di previsione per il 2020. Ennesima occasione sprecata.

    Numerosi inoltre gli ordini del giorno riguardanti la nostra questione, presentati da forze politiche anche contrapposte e tutti accolti dal Governo, il quale si impegna (entro quanto tempo? La giustizia sta morendo, adesso!!!) a valutare la possibilità di recepirne gli indirizzi in norme di prossima discussione, la prima delle quali sarebbe il decreto “Milleproroghe” atteso in sede di conversione per gennaio.

    Un blocco di 838 risorse, immediatamente disponibili, finanziate, autorizzate e capaci, sarebbe, a detta di tutti, energia vitale per la nostra moribonda Giustizia.

    Noi del GRUPPO SCORRIMENTO GRADUATORIA IDONEI ASSISTENTI GIUDIZIARI, siamo fermamente convinti che dar fiato alla Giustizia sia una esigenza assolutamente non prorogabile e la nostra situazione possa essere immediatamente sbloccata.

    Se solo lo si volesse.

    Cordialità e serene feste natalizie.

    Vito Nuzzi

    Gruppo Scorrimento Graduatoria Idonei Assistenti Giudiziari

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