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Prescrizione e lodo Conte bis: quando il caos regna sovrano

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Il deputato di Liberi e Uguali Federico Conte

Prescrizione e Lodo Conte Bis: che cos’è quest’ultima novità?
Innanzitutto sgombriamo il campo dagli equivoci creati da un caso di omonimia: parlando di lodo Conte bis, non si fa riferimento al presidente del Consiglio ma all’avvocato Federico Conte, deputato di Liberi e Uguali.
Venendo alla norma, il lodo propone una distinzione tra condannati e assolti e blocca il decorrere della prescrizione solo per i primi. Secondo il lodo Conte bis per gli assolti in primo grado la prescrizione continua infatti a decorrere, mentre per i condannati si ferma dopo la sentenza di primo grado. Se il condannato subisce una condanna anche in appello, la prescrizione si blocca definitivamente; mentre se in appello il condannato in primo grado viene assolto, può recuperare i termini di prescrizione rimasti nel frattempo bloccati. In altre parole, il blocco scatterebbe, in via definitiva, solo per la doppia condanna, in primo e in secondo grado di giudizio.

La legge è uguale per tutti?

Confusione su confusione, dunque. E ricordiamo che già oggi il calcolo della prescrizione è talmente complesso che esistono apposite app per i giuristi che, sulla base di una serie di parametri, verifica quando ne scattano i termini.
Ma il bello è che oltretutto il lodo Conte bis è anche a rischio di incostituzionalità. Come mai? Perché appare evidente a tutti che discriminare tra assolti e condannati (quando in ogni aula di giustizia è scritto a caratteri cubitali “la legge è uguale per tutti”) sia in contrasto con una serie di principi sanciti dalla nostra Carta fondamentale.
Come se non bastasse, Italia viva minaccia di mettersi di traverso al momento della verifica in aula, facendo presagire una grave crisi per la maggioranza giallorossa. I renziani chiedono una moratoria di un anno sull’entrata in vigore dello stop alla prescrizione (norma, ricordiamo, già entrata in vigore lo scorso 1° gennaio).

Riforma del processo penale

Lunedì 10 febbraio intanto dovrebbe arrivare in consiglio dei Ministri la riforma Bonafede del processo penale. Essendo l’attuale Guardasigilli sprovvisto di bacchetta magica, abbiamo già ricordato che una riforma organica del processo penale non potrebbe vedere la luce prima di qualche anno.
La ricetta condivisa più o meno da tutti comporterebbe la drastica diminuzione delle tipologie di reato; l’aumento delle piante organiche di magistrati e cancellieri e un investimento massiccio per digitalizzare la giustizia penale. Tutte cose che non sono a costo zero e che non si ottengono dalla sera alla mattina.

Non solo bizze

Così non ha tutti i torti la componente renziana del governo; perché lasciare ferma la sola norma sullo stop della prescrizione senza cambiare gli altri dati del processo, è come commercializzare un’acqua minerale nociva alterando le analisi chimiche della stessa. Va anche considerato che la presa di posizione di Renzi – che in altri momenti è sembrato molto più disponibile – potrebbe essere dettata più da un calcolo politico che da un reale interesse per il garantismo.

Prescrizione e retropensieri

Il vero problema, è che ognuno dei soggetti interessati combatte a favore o contro lo stop alla prescrizione ma sempre con un retropensiero.
Bonafede e quello che resta del Movimento 5 stelle, soprattutto oggi che è in grave difficoltà con i suoi elettori e nella sua dirigenza, non può deflettere dalle parole d’ordine identitarie.
Renzi, per ora bloccato sotto la soglia del 5% che rappresenta la salvezza o la fine del suo movimento, deve per forza farsi notare.
Il Pd di Zingaretti, che dopo la vittoria emiliana sta respirando un’aria di rinnovata fiducia, non sa che pesci pigliare e teme la crisi di governo.

Il premier Conte, l’unico che potrebbe ridurre a più miti consigli l’uno o l’altro, per ora tace. E lascia che le componenti del suo governo si scannino a suon di dichiarazioni e comunicati stampa. Tutti sanno che la riforma della prescrizione interessa una parte minima del corpo elettorale e che, pertanto, la si può giocare come meglio serve. Intanto i veri problemi del Paese (Alitalia, Ilva, concessioni autostradali, produttività industriale, fisco, emergenza rifiuti e climatica, coronavirus) restano irrisolti.

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