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Procura di Piacenza: gli arresti dei sindacalisti e la città vischiosa

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(foto di Daniela Ghinelli)

Procura di Piacenza: pesantissimo intervento dei magistrati inquirenti che hanno ottenuto dal Gip Sonia Caravelli sei misure di custodia cautelare per altrettanti sindacalisti di SiCobas e Usb. Sono accusati, assieme ad altri due colleghi colpiti da una misura più lieve, dei reati di associazione per delinquere, violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio. Tra le accuse c’è anche quella di aver ottenuto vantaggi personali a discapito dei lavoratori da loro assistiti.

Gli arrestati, tutti ai domiciliari, sono Aldo Milani, coordinatore nazionale del SiCobas, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli, Abed Issa Mohamed e Roberto Montanari, gli ultimi due del sindacato Usb. I fatti si collocano tra il 2016 e il 2021. Secondo la Procura i sindacalisti arrestati avrebbero agito per interessi economici personali e non nell’interesse dei loro associati. Tesi contestata dai difensori degli indagati: hanno sostenuto che tutte le spese sono state documentate, che il denaro passato dai datori di lavoro (si parla del magazzino Leroy Merlin di Castel San Giovanni, di Amazon, Gls e di altri giganti della logistica) o dagli stessi dipendenti è fisiologico; e serve per pagare gli avvocati e per mantenere la struttura del sindacato.

Piacenza sempre più “vischiosa”?

Questi i fatti. Siamo di fronte all’ennesima inchiesta “monstre” simile a quelle dei furbetti del cartellino, dei sindaci della Val Trebbia o della Caserma Levante? Quella che ha fatto scrivere ad un altro Gip, Fiammetta Modica, oggi in servizio a Milano, che a Piacenza è emerso “un preoccupante sistema di illegalità connaturato col potere” e che è una città “spesso vischiosa nei rapporti di potere”?

Speriamo di no. Ma va tenuto presente che la Procura di Piacenza, seppur in crisi di organici, ha colpito al cuore un altro di quei poteri un tempo intoccabili (come la politica, le forze dell’ordine e la chiesa), facenti parte di quel sistema che Giampaolo Pansa aveva definito “la casta”. La procuratrice capo Grazia Pradella ha dichiarato che “l’ordinanza (di custodia cautelare, ndr) non contiene nulla che possa essere definito limitativo o solo offensivo dell’attività sindacale legittimamente svolta, per la quale abbiamo il massimo rispetto”; ma com’era ovvio le sigle sindacali colpite dall’inchiesta hanno iniziato agitazioni prima davanti ai magazzini coinvolti nelle indagini; ieri davanti al Tribunale dove si svolgevano gli interrogatori di garanzia; e hanno annunciato una grande manifestazione nazionale a Piacenza per sabato pomeriggio.

I Pm e i poteri del Gip

Teniamo presente due cose: è dalla riforma del 1989, dunque da 33 anni, che il pubblico ministero non ha più il potere di arrestare; il compito è deferito ad un magistrato terzo (appunto il Gip, Giudice per le indagini preliminari) che vaglia la richiesta della Procura e decide. A volte il Gip respinge la richiesta di arresto, spesso l’attenua, concedendo gli arresti domiciliari al posto del carcere o l’obbligo di firma al posto dei domiciliari, a volte accoglie in pieno le richieste dei Pm.

Il peso dei reati

Naturalmente non sappiamo cosa sia successo in questo caso; ma teniamo presente che nonostante il rilievo mediatico suscitato dalla notizia, i reati contestati sono davvero poca cosa. Se escludiamo l’associazione per delinquere, che non è una fattispecie di reato ma una modalità di esecuzione dello stesso, un’aggravante abbastanza difficile da dimostrare in giudizio, gli altri reati (violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio) sono “peccati veniali” che prevedono pene modeste.

Del resto i sindacati non hanno un ruolo pubblico, né i soldi transitati sono pubblici: Leroy Merlin o gli altri operatori della logistica coinvolti nelle indagini potevano pagare o non pagare; certo, affrontando contenziosi o picchetti davanti ai suoi cancelli, ma se i sindacalisti avessero rivolto minacce o usato violenza sarebbe scattata la ben più grave ipotesi di estorsione (da 5 a 10 anni di reclusione), che oggi non è contestata.

Vedremo se alla fine degli interrogatori il Gip attenuerà o eliminerà le misure cautelari. Pare che nei primi interrogatori gli indagati abbiano scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere; scelta lecita e a volte consigliabile, ma che sicuramente non induce il giudice alla benevolenza. Dopo i primi confronti di ieri non sembra che la Gip Caravelli abbia preso provvedimenti di modifica dell’ordinanza, ma è probabile che decida fra qualche giorno, dopo aver esaurito tutti gli interrogatori. E forse, dalle sue scelte, capiremo di più anche sulla città vischiosa.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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