Attualità

Il procuratore di Piacenza Grazia Pradella: ecco come abbiamo scoperto l’omicidio di Luigi Alberti

procuratore-di-piacenza-grazia-pradella-ecco-come-abbiamo-scoperto-omicidio-di-luigi-alberti
Da sinistra, Il colonnello Breda e la procuratrice Pradella

Luigi Alberti: l’85enne di Castel San Giovanni morto nella sua casa il 25 ottobre scorso è stato ucciso. Non ha dubbi il procuratore capo di Piacenza, Grazia Pradella. “Nessun evento naturale ne ha causato la morte. L’ipotesi è di omicidio volontario pluriaggravato a carico del figlio. Poi sono state contestate sia al figlio che alla moglie maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona anch’essi aggravati”.

Sono accuse pesantissime. E per i fatti contestati, Giuseppe Alberti, il figlio 50enne, è stato tradotto in carcere. Giuseppina Decuzzi, la moglie 81enne della vittima, è stata invece posta agli arresti domiciliari. All’alba di oggi, i carabinieri del Nucleo investigativo di Piacenza, coadiuvati dalla Stazione di Castel San Giovanni, hanno dato infatti esecuzione alle ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Piacenza su richiesta della Procura della Repubblica.

Una morte sospetta

Il caso, ripercorso stamani in conferenza stampa, era iniziato lo scorso ottobre come un decesso per cause naturali. Il figlio della vittima aveva chiamato le pompe funebri, ma serviva il certificato di morte. La dottoressa del 118 arrivata nell’abitazione però “si è insospettita e ha richiesto l’intervento di un medico legale”. E da lì sono iniziate le indagini. “La povera vittima versava in condizioni impressionanti, in uno stato scheletrico, con contusioni in tutte le parti del colpo oltre a quelle direttamente connesse all’omicidio”, ha aggiunto Pradella.

L’esame autoptico è stato decisivo per confermare i gravi indizi nei confronti dei sospettati. Oltre all’evidente stato di malnutrizione, è stata infatti individuata una ferita da punta e taglio al padiglione auricolare destro. L’importante emorragia derivata da questa ferita, unita allo stato di estrema debilitazione, sarebbe risultata fatale per l’85enne.

Breda: indagini complesse

La professionalità dei sanitari e dei carabinieri intervenuti per primi è stata sottolineata dal colonnello Pierantonio Breda, comandante provinciale dell’Arma: “Non si sono accontentati di accettare l’idea che si trattasse di un anziano morto per cause naturali. Un anziano che peraltro era notoriamente malato e da tempo non si vedeva più in giro. Così sono riusciti a cogliere delle micro incongruenze e hanno capito che il corpo era stato spostato e che i luoghi erano stati manipolati” per simulare una fine serena. “Ma trasformare i sospetti in elementi di prova per sostenere un’accusa è stato complesso e reso difficile da un ambiente famigliare molto chiuso e dall’assenza di testimoni”.

La casa degli orrori

Supportate da intercettazioni ambientali e da approfondimenti scientifici del Ris di Parma, le indagini hanno ricostruito una situazione drammaticamente diversa. L’anziano, affetto da gravi patologie invalidanti, sarebbe stato segregato nel seminterrato dell’abitazione dal figlio e dalla moglie: rinchiuso in un piccolo locale-bagno, privo di riscaldamento, luce e in condizioni igieniche degradanti. Luigi Alberti poi sarebbe stato privato di cure: costretto a dormire su un divano troppo piccolo, alimentato con cibo insufficiente e lasciato senza assistenza medica nonostante le profonde piaghe da decubito, fino alla sera dell’omicidio.

Agghiacciante anche il movente, mentre nessuno nel vicinato si era accorto di quanto stava succedendo a Luigi Alberti, descritto in tv dai familiari come un violento, cosa però che non risulta alla Procura. “Semplicemente – ha concluso Pradella – volevano disfarsi di una presenza che ritenevano un peso insopportabile per la loro quotidianità, senza rendersi conto che stavano infliggendo sofferenze indescrivibili alla povera vittima”.

Anziano morto a Castel San Giovanni: svolta nelle indagini, arrestati moglie e figlio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.