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Putin, “Russi e Ucraini sono un solo popolo”: propaganda o è proprio così?

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Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky

Vladimir Putin lo ripete di continuo: “Russi e Ucraini sono un unico popolo”. Dal Cremlino aveva espresso lo stesso concetto già quanto è partita l’invasione dell’Ucraina. Ma è vero o si tratta di propaganda? Per provare a rispondere a questa domanda vediamo che cosa racconta la Storia.

La Rus’ di Kiev

Kiev, in effetti, è nota almeno dal IX secolo dopo Cristo. La sua fortuna deriva dalla posizione sul fiume Dnepr (Nipro in ucraino) che consentiva i traffici commerciali tra il nord Europa e l’impero bizantino attraverso il mar Nero. Il principato – ricordato come la Rus’ di Kiev, che domina l’est europeo – nasce nel X secolo e termina nel XIV, quando viene invaso dai Mongoli di Gengis Khan.

È da allora che inizia ad essere nominato il “villaggio” di Mosca, che diventerà capitale di tutte le Russie solo sotto lo zar Ivan il Terribile nel XV secolo. L’invasione dei Mongoli, che annienta Kiev e rivaluta Mosca, è di breve durata. Già dalla metà del 1300 i granduchi di Lituania conquistano l’Ucraina fino al mar Nero. Ai Lituani succedono i Polacchi che però non controllano tutto l’attuale territorio ucraino perché la parte nord orientale è sotto il ducato della Moscovia (poi impero russo) e la Crimea è un dominio dell’impero bizantino.

Arrivano i Russi

Mentre l’impero russo continua ad estendersi e a rafforzarsi sotto lo zar Pietro il Grande e Caterina II, nell’odierna Ucraina arrivano i Cosacchi che si stanziano attorno al fiume Dnepr, fondando un loro (effimero) Stato. Sarà proprio Caterina II a conquistare lo Stato cosacco e ad annetterlo alla Russia. Ma siamo nel 1764. E neppure in questo momento l’Ucraina è una provincia unita, perché è divisa amministrativamente tra Piccola Russia, Russia Meridionale e Russia Occidentale. La parte più occidentale dell’Ucraina, Leopoli per intenderci, era invece sotto l’impero Austroungarico col nome di Rutenia.

La rivoluzione d’ottobre

Neppure allo scoppio della Rivoluzione d’ottobre, nel 1917, l’Ucraina era unita: col dissolvimento del potere zarista si divide in Repubblica popolare ucraina, con capitale Kiev, e Repubblica socialista sovietica ucraina, con capitale Karkiv. La prima è stata riconosciuta come Stato indipendente anche dalla Russia e durante la Prima guerra mondiale si allea con la Germania. Finito il conflitto con la capitolazione tedesca, l’armata rossa che stazionava nella vicina repubblica socialista di Karkiv, invade quella indipendente di Kiev che vede la sua fine nel 1922, quando entra a far parte dell’Unione Sovietica.

Tra il 1929 e il 1933 la collettivizzazione forzata dei terreni agricoli provoca la morte per fame di milioni di ucraini. Dal 1941 al 1944 l’Ucraina poi viene occupata dalle truppe dell’Asse. Anzi, la maggior parte della campagna di Russia delle truppe italiane si è svolta proprio in territorio ucraino.

Insomma, per arrivare all’attuale estensione del territorio ucraino occorre arrivare alla fine della Seconda guerra mondiale. Non va dimenticato che durante l’occupazione nazista 30mila ucraini si erano arruolati nelle SS in funzione anti-sovietica e che, mentre l’armata rossa riconquistava l’Ucraina dai nazisti, un esercito insurrezionale ucraino combatteva contro i sovietici per ottenere l’indipendenza.

L’indipendenza da Mosca

Durante il dominio sovietico, che si conclude 32 anni fa con la dissoluzione dell’Urss, si privilegiano le popolazioni russofone del Donbass a discapito delle popolazioni ucraine. Nel 1990 l’Ucraina ottiene l’indipendenza dalla Russia. Dunque, lo Stato ucraino come l’intendiamo noi non ha mille anni come sostengono i suoi fautori, ne ha appena una trentina.

Non che quest’ultimo periodo sia trascorso felice. Dopo pochi anni del governo di Viktor Juscenko, moderato e riformista, nel 2002 sale al potere Viktor Janukovic, dichiaratamente filorusso. Immediatamente i suoi avversari chiedono di rifare le elezioni, sospettando brogli. A fronte del diniego di Janukovic nasce la rivoluzione arancione; la Corte Suprema dà ragione agli insorti, nel 2005 si rifanno le elezioni, vince ancora Juscenko, salutato con favore da Stati Uniti e Unione europea. Gazprom, che fino a quel momento aveva offerto gas all’Ucraina a prezzi calmierati, alza la tariffa fino a 230 dollari (oggi, in piena crisi, costa attorno ai 200 euro) e fa piombare il Paese nel caos.

Dalla Timoshenko a Zelensky

Nel 2007 spunta la stella della pasionaria Julija Timoshenko che si candida e ottiene la maggioranza dei voti al Parlamento, diventando primo ministro. Nelle elezioni presidenziali del 2010 però vince ancora il filorusso Janukovic (è il candidato del Cremlino per il dopo Zelensky e ha incontrato recentemente Putin in Bielorussia) e la Timoshenko torna in piazza. Accusata di malversazione con Gazprom viene arrestata. Nel 2014, durante la rivoluzione che caccia definitivamente Janukovic, la Timoshenko viene scarcerata e ripara in Germania. Poi, dopo l’interim alla presidenza di Oleksandr Turčinov, arriva l’elezione di Petro Porošenko, politico e imprenditore dolciario, soprannominato il re del cioccolato. Resta in carica fino al 2019, quando viene sonoramente sconfitto nelle elezioni che incoronano l’attuale presidente Volodymyr Zelensky.

Allora, ha ragione Putin?

Dal veloce (e necessariamente semplificato) excursus della storia ucraina si desumono alcune considerazioni: l’Ucraina non è mai stato uno stato indipendente e unitario come oggi si vuol far credere. Dall’arrivo di Putin al Cremlino (2000), l’Ucraina non ha mai visto un periodo di pace: o comandava il filorusso Janukovic o succedeva l’inferno. Dunque, non è da oggi che Putin ha messo gli occhi sull’Ucraina.

La popolazione del Paese è formata al 73% da ucraini e al 22% da russi, per finire con altre minoranze che rappresentano il restante 5% dei circa 44 milioni di abitanti. Se chiedete che differenza c’è tra russi e ucraini è praticamente impossibile rispondervi. Le due lingue sono molto simili, discendono dallo stesso ceppo slavo e fino al XII secolo erano la stessa lingua.

Anche se la maggioranza degli ucraini parla correntemente il russo, oggi la lingua ucraina è simbolo di indipendenza e dunque molto apprezzata a Kiev e dintorni. Purtroppo, rispondendo alla fine alla domanda iniziale, se cioè Putin ha ragione nel dire che “Russi e Ucraini sono lo stesso popolo” e che “non esiste una nazione ucraina” siamo costretti ad ammettere che, almeno su questo, sembra avere le sue ragioni.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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