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Quale futuro dopo il Coronavirus: saremo Spagna o Inghilterra?

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Coronavirus: ogni giorno siamo assillati dai numeri terribili della pandemia, dei morti, delle terapie intensive, dell’indice Rt e nello stesso tempo da coloro che non riescono a spostare lo sguardo dall’orizzonte della loro cucina e si lamentano per gli happy hour mancati o temono di non poter essere in 52 alla tavola di Natale. Proviamo ad alzarlo un momento, lo sguardo?

Dai musei ai negozi

Ci lamentiamo del fatto che i musei sono chiusi (Sgarbi su Panorama). Ma fino alla fine del Settecento i musei semplicemente non esistevano. E siamo sopravvissuti per centinaia di anni, durante i quali le opere d’arte erano appannaggio solo dei papi e dei re che ne erano proprietari.

Se il teatro risale all’antica Grecia, oggi fa numeri da aficionados; e il cinema, che ha poco più di cent’anni, vede le sale in declino da qualche lustro.

I negozi di vicinato? Anche a me irrita la pubblicità Amazon sul Natale. Caspita, ma che appetito ha signor Bezos? Non le basta essere diventato l’uomo più ricco del mondo grazie anche a questa pandemia? Ma da ben prima del Covid-19 i piccoli esercizi erano in crisi.

A lezione di Storia

Quando potremo tornare a riveder le stelle, e secondo molti esperti ci vorrà tutto il prossimo anno, ci troveremo di fronte ad una realtà completamente cambiata, oggi difficilmente immaginabile. Ed è inevitabile provare un senso di angoscia profonda.

La Storia ci può aiutare? Giorgio Bocca scrive: “Nell’aprile del 1945 ci siamo resi conto improvvisamente di com’era l’Italia alla fine della guerra: la produzione agricola dimezzata, tre quarti della flotta mercantile affondata, duecentomila senza tetto a Milano, altrettanti a Torino, trentamila alloggi distrutti a Genova; ferrovie interrotte da ponti bombardati fra Milano e Venezia, fra Bologna e Firenze su tutte le grandi linee”.

Questi grandi sconvolgimenti ci hanno colpito da sempre, con una frequenza che oggi ci siamo dimenticati. Potremmo immaginare una carestia che non consenta ai francesi di comprare il pane? Eppure è stata una delle cause della Rivoluzione. 

Possiamo immaginare i ricchi tedeschi che vanno a far spesa con le carrette piene di deutsche mark, che non valevano la carta sui quali erano stampati? Ed eravamo solo negli anni 30 del Novecento, dopo la grande crisi del ’29.

E com’erano ridotti gli inglesi alla fine della guerra, che pure non è stata combattuta sul loro suolo? Definirli alla canna del gas era un eufemismo. Vogliamo ricordare la Spagnola di un secolo fa?

Patate e migrazioni 

Tra il 1845 e il 1857 vaste carestie “delle patate” (il cibo più diffuso all’epoca) hanno provocato una enorme migrazione dall’Europa verso gli Stati Uniti. I Kennedy sono fuggiti dall’Irlanda, i Rockefeller dalla Germania, i Carnegie dalla Scozia, i Vanderbilt dall’Olanda, e in poche generazioni hanno fatto grande l’America.

Nel nostro viaggio a ritroso vogliamo accennare a quante “vittime” ha fatto la rivoluzione industriale tra il 1760 e il 1830 in termini di posti di lavoro perduti?

Inutile tornare alle guerre di religione del 1600, alla peste di manzoniana memoria: ogni secolo, di più, ogni 30 o 40 anni il Mondo, nessuna parte esclusa, a causa di una crisi, ha dovuto modificare profondamente le sue certezze.

Il discorso può sembrare cinico, ma noi abbiamo vissuto gli ultimi 75 anni “quasi” senza traumi. Sì, abbiamo avuto la crisi petrolifera negli anni 70, gli anni di piombo, recentemente il terrorismo islamico. Ma nulla che ha sconvolto effettivamente le nostre vite quotidiane.

Non voglio rifare il discorso trito e ritrito della “crisi” che significa “opportunità” (la citazione è attribuita a JFK, per dire che non è un discorso di oggi): ripensare il nostro mondo dopo il Coronavirus non è affatto semplice; anzi, dirò di più, non è umanamente possibile. Possiamo solo dire che alcuni settori certamente resteranno invariati o troveranno impulso: tutto l’online, dalle Pec ad Amazon e soci; il settore medico-sanitario e l’istruzione; il settore agricolo e parte di quello industriale (auto e meccanica); i trasporti, sia di persone che di merci.

Ristorazione, bar, negozi al dettaglio saranno interamente da ripensare; come sarà da ripensare il settore del turismo, la fruizione dell’arte e dello spettacolo. Caso vuole che siano gli stessi settori oggi maggiormente penalizzati dalla pandemia di Coronavirus.

La scoperta dell’America

Ma nonostante le crisi cicliche, la Storia ci insegna che l’Umanità si è sempre ripresa. Anzi, ad ogni “depressione” è succeduta una “età dell’oro”. La prosperità del nostro Rinascimento derivava dal fatto che tutti i commerci avvenivano tra Oriente ed Occidente. E l’Italia ne era al centro.

Con la scoperta dell’America, il commercio europeo è passato ai Paesi che affacciavano sull’Atlantico: Spagna, Portogallo, Francia e Inghilterra. Dal 1500 in poi per l’Italia c’è stato un continuo declino economico e di rilevanza politica.

L’Inghilterra è riuscita ad ottimizzare le sue opportunità, creando il suo smisurato impero coloniale. La Spagna non ha colto l’occasione ed è sprofondata in una crisi epocale. Dopo il Coronavirus, dipenderà quindi da noi, solo da noi, essere la nuova Inghilterra o la nuova Spagna.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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