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Querela: tutto sulla riforma al via dal 9 maggio

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Querela: dal 9 maggio diversi reati diventeranno procedibili solo con questo atto. La novità è stata approvata dal Consiglio dei Ministri col decreto legislativo n. 36 del 10 aprile 2018, pubblicato il 24 aprile sulla Gazzetta Ufficiale.
La riforma non è di quelle epocali. Tuttavia dovrebbe servire a migliorare, anche se impercettibilmente, la spaventosa situazione dell’arretrato di tribunali e giudici di pace.

Querela: l’elenco dei reati

Vediamo prima di tutto quali sono i reati per i quali sarà indispensabile la querela: minaccia, violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale, falsificazione, alterazione o soppressione di comunicazione telefonica o telegrafica. Seguono, truffa e frode informatica di lieve entità, e appropriazione indebita, sempre di lieve entità.

Ma tranquilli: il decreto prevede che le procure debbano avvertire i cittadini che il reato che li riguarda è diventato punibile a querela. E di conseguenza, chi non l’avesse fatta avrà tempo 90 giorni dall’arrivo della comunicazione per provvedere. Non solo, se la minaccia è a sfondo mafioso, rimane procedibile d’ufficio.

Le intenzioni del Governo

Il Consiglio dei Ministri ha inteso così “migliorare l’efficienza del sistema penale, favorendo meccanismi di conciliazione per i reati di minore gravità, anche attraverso la collegata operatività dell’istituto della estinzione del reato per condotte riparatorie, che riguarda i reati procedibili a querela ma con querela rimettibile, e di conseguenza una maggiore efficacia dell’azione di punizione dei reati più gravi”.
Traducendo dal politichese: il giudice può invitare le parti a conciliare la vicenda, agitando anche la minaccia che, in caso contrario, potrebbe trovare applicazione l’articolo 131 bis del codice penale, che manda assolto l’imputato per particolare tenuità del reato.

Querela o denuncia?

Ma qual è la differenza tra querela e denuncia? La prima è un atto col quale la persona offesa dal reato si indirizza all’autorità chiedendo la punizione del colpevole. Classica: la querela per furto in abitazione o per un’aggressione. Nella quasi totalità dei casi, quando ci si reca dai carabinieri o dalla polizia per denunciare un reato è lo stesso operatore che redige la querela.

La querela si differenzia dalla denuncia proprio nel fatto che “si chiede la punizione” del colpevole. Nel caso in cui, invece, si indirizzi (per esempio con raccomandata) una “notitia criminis” all’autorità, senza chiedere espressamente la punizione del reo ci troviamo di fronte “solo” a una denuncia. E cioè la parte offesa “racconta” il fatto delittuoso all’autorità.
La stessa denominazione di denuncia e non di querela caratterizza il rapporto delle forze dell’ordine intervenute sul teatro di un delitto. I carabinieri o la polizia in tal caso stendono un rapporto per l’autorità giudiziaria. Necessariamente non può che essere una denuncia e non una querela, perché quest’ultima è atto riservato alla parte offesa.

Un rimedio alla prescrizione?

Del resto, a fronte del fatto che moltissimi reati finiscono in prescrizione, le possibilità che ha la politica sono solo due. O aumentare l’organico dei magistrati o ridurre i reati. Ed è ovvio che la seconda delle due è l’alternativa più semplice e la meno costosa.
Non ci strappiamo le vesti: il 90% dei fatti interessati dalla riforma stanno già procedendo con la loro brava querela e nei pochi casi esclusi si può ancora provvedere. Si eviterà così di celebrare per forza processi nei quali le parti hanno già trovato un accordo, ma che “non è possibile” chiudere perché procedibili d’ufficio.
E se i magistrati avranno più tempo per perseguire i reati gravi, sarà meglio per tutti.

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