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Radio Vaticana: novant’anni tutti da raccontare

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Radio Vaticana ha compiuto 90 anni. Dal lontano febbraio 1931, tanti ne sono trascorsi e l’invocazione Laudetur Jesus Christus (Sia lodato Gesù Cristo) non cessa da allora di fare compagnia ai suoi ascoltatori, insieme al celebre motivo gregoriano del Christus vincit (tratto dalle Laudes Regiae), che funge da intermezzo musicale delle trasmissioni.

Certo, i linguaggi e il costume sono cambiati molto di più in quest’arco di tempo che non in alcuni secoli precedenti. La Radio Vaticana, però, è sempre all’avanguardia e, soprattutto, si conferma un riferimento obbligato del mondo dell’informazione, in ragione della sua funzione di microfono del Papa.

Marconi e Pio XI

Radio Vaticana è stata tenuta a battesimo da due padrini d’eccezione: Pio XI e Guglielmo Marconi. Papa Ratti, col suo tipico piglio decisionista, strinse i tempi avviati dal suo immediato predecessore Benedetto XV, sotto il cui pontificato c’erano stati i primi contatti della Santa Sede con l’inventore italiano di fama mondiale. Fatta la Conciliazione col Regno d’Italia due anni prima, Pio XI si volse alla questione radiofonica: la pacificazione con il Paese che ospita lo Stato Vaticano, infatti, assicurava un’indispensabile cooperazione all’impresa. D’altra parte, i rapporti col Fascismo non erano distesi, perché, ad onta dell’apaisement appena sottoscritto con i Patti Lateranensi, le frizioni tra il regime e l’Azione Cattolica per l’educazione della gioventù erano già all’ordine del giorno. Avere un canale radio autonomo poteva fare comodo.

Si giunse, così, all’inaugurazione del 12 febbraio 1931. Disponiamo di immagini col sonoro di quell’occasione. Accompagnavano il Papa il cardinale decano del Sacro Collegio, Gennaro Granito Pignatelli di Belmonte e il cardinale segretario di Stato, Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII. Dopo l’omaggio al Papa dello scienziato, il Pontefice pronunciò in latino il primo messaggio radiofonico: Qui arcano Dei. Subito dopo, a beneficio di telecamera, Pio XI rivolse parole di circostanza all’indirizzo di Marconi, lodando con toni accorati (anche se di maniera, come soleva al tempo) la prodigiosità dell’invenzione del marchese bolognese.

Dai Gesuiti alla multimedialità

Dal punto di vista strutturale, la Radio Vaticana è stata originariamente affidata alla Compagnia di Gesù e, fino al 1986, era legata allo Stato Città del Vaticano, cioè al minuscolo dominio temporale del Papato. In quell’anno, è diventata un’istituzione collegata alla Santa Sede, alle formali dipendenze della Segreteria di Stato. Nel 1995, un nuovo statuto ne ha sancito la personalità giuridica e lo status di amministrazione autonoma.

Nel 2015, Papa Francesco l’ha invece integrata, insieme agli altri media vaticani (Sala Stampa; Centro Televisivo; L’Osservatore Romano; Libreria Editrice; Tipografia; Servizio Fotografico; Servizio Internet; Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali), nella Segreteria per la Comunicazione, nuovo dicastero della Curia Romana. L’organismo di coordinamento è presieduto dal giornalista Paolo Ruffini. 

I direttori sono stati presi lungamente tra i Gesuiti; dal primo, il fisico e matematico Giuseppe Gianfranceschi (fino al 1934), proseguendo con Filippo Soccorsi (1934-1953); poi è stata la volta di Antonio Stefanizzi (1953-1967) recentemente scomparso ultracentenario; a seguire, Giacomo Martegani (1967-1973); Roberto Tucci (1973-1985); Pasquale Borgomeo (1985-2009); per finire con Federico Lombardi (fino al 2016), che è stato anche portavoce della Santa Sede con Benedetto XVI e Francesco. Il responsabile dell’emittente è attualmente un laico, il giornalista Massimiliano Menichetti, che è anche vicedirettore generale della Segreteria per la Comunicazione.

Un riferimento in tempi difficili

In poco meno di un secolo, gravido di autentici ribaltamenti del costume e degli stili comunicativi, non meno rilevanti sono stati quelli tecnologici. Dagli anni 90 sono cominciate per la Radio Vaticana le trasmissioni satellitari e via Internet, mentre proprio in occasione del corrente anniversario, lo scorso 12 febbraio, è partita la web radio (www.vaticannews.va/it/epg.html), dalla quale si prevedono 30 palinsesti in diretta per altrettante lingue.

L’emittente parla attualmente 41 idiomi e può contare su un personale proveniente da 60 Paesi. La programmazione, oltre all’informazione prima di tutto religiosa e pontificia, contempla formazione, cultura e intrattenimento. Dal 2009, dopo quasi 80 anni di vita, anche Radio Vaticana ha dovuto ricorrere alla pubblicità per finanziarsi.

Se oggi è all’avanguardia del nuovo modo di comunicare all’insegna della multimedialità, il meglio di sé, come spesso accade, anche Radio Vaticana l’ha dato sotto la pressione delle circostanze. Ci riferiamo al periodo più difficile che le fu dato di vivere, insieme al Papato: quello della Seconda guerra mondiale. Dal 1940 al 1946, in sinergia con l’Ufficio Informazioni vaticano per la ricerca di militari e civili dispersi e prigionieri, la radio di Papa Pio XII trasmise oltre un milione e 200mila messaggi, assolvendo un ruolo umanitario rilevantissimo, nel recare notizie alle famiglie e consentire loro talvolta la possibilità di un saluto o, almeno, il conforto di un ricordo.

Non trascurabile anche l’impegno profuso al tempo della Guerra fredda, quando Radio Vaticana fungeva spesso da unico collegamento della Santa Sede con la chiesa in clandestinità oltre la cortina di ferro, non a caso definita “chiesa del silenzio”. 

Il caso elettrosmog 

Di fronte a quest’opera, non sembrano gran cosa le polemiche di fine anni 90, i cui echi giudiziari non sono ancora del tutto sopiti, relative all’inquinamento ambientale di cui le antenne vaticane sarebbero state responsabili. Si sa che, in materia di danni alla salute (in questo caso, da elettrosmog), l’accertamento preciso delle responsabilità non è facile. Il diritto penale è notoriamente un’arma a doppio taglio e, in un regime opportunamente garantista fondato sulla responsabilità personale, per condannare degli individui – i legali rappresentanti di Radio Vaticana – occorrono prove difficili da ritenere pienamente formate.

Certamente, però, per un ente dipendente dalla Chiesa, non ci si può accontentare di ragionamenti legalistici. Se ci fossero delle responsabilità morali, indipendentemente da quelle penali e civili, è bene che vengano riconosciute. La chiusura progressiva della stazione di Santa Maria di Galeria, a partire dal 2012, è forse un segno di resipiscenza operosa.

Detto anche di questo risvolto non positivo, che sempre fatalmente accompagna ogni impresa umana, possiamo salutare senz’altro con favore i 90 anni della Radio Vaticana. È una voce libera, che ha dato e dà voce a chi libero non è. Le auguriamo di farlo ancora a lungo.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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1 commento

  1. Una persona con tante qualità professionali e non solo ,ho avuto il piacere di incontrarla e di condividere tante idee e argumenti di attualità. Ci arricchisce con i suoi articoli che ci fanno meditare. Posso digli congratulazioni Corrado!!!

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