Cultura

Raffaello, tutto sul grande protagonista del 2020

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Raffaello: Autoritratto con un amico (olio su tela, 99x83 cm, 1518-1520; Museo del Louvre, Parigi).

Raffaello sarà in mostra a Roma alle Scuderie del Quirinale. Dal 5 marzo al 2 giugno 2020 oltre 200 capolavori tra dipinti e disegni, provenienti da ogni parte del mondo, celebreranno il 500° anniversario della morte dell’Urbinate. La mostra romana si ripromette di essere un evento senza pari (10mila le richieste di biglietti nelle prime 48 ore di apertura delle prenotazioni), confrontabile solo con la grande mostra del 2019 al Louvre in onore di Leonardo.

Lo sposalizio fatale

Ma perché Raffaello è così famoso? E quando lo diventa? Ricordiamo che, contrariamente al detto nemo propheta in patria, il grande artista ha avuto una vita facile e felice anche se breve. Nato nel 1483 ad Urbino da Giovanni Santi, anch’egli pittore, viene mandato molto presto a bottega dal Perugino. 

Raffaello diventa famoso con lo Sposalizio della Vergine (1504), capolavoro conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano. Dipinto a soli 21 anni, va confrontato con due opere del Perugino dalle quali ha tratto ispirazione; si tratta della Consegna delle chiavi nella cappella Sistina e lo Sposalizio della Vergine, oggi a Caen. In tutti e tre i dipinti l’occhio è immediatamente attirato dal tempio centrale che fa da sfondo alla scena. Se in un primo momento i tre dipinti sembrano simili, ad un secondo esame si intuisce che l’allievo ha già superato il maestro. Il colore, le posture, la luce, la stessa architettura sono di un registro ineffabile. La rincorsa iniziata con Giotto e Cimabue verso la perfezione “degli antichi maestri” con Raffaello giunge a compimento. Ma per lui non si apre subito la porta più ambita, quella della Roma papale che all’epoca rappresentava la Mecca di qualunque artista.

La sfida di Firenze

Nello stesso 1504 il governo di Firenze commissiona a Michelangelo e a Leonardo l’esecuzione di due dipinti che celebrassero le vittorie della repubblica del Giglio. E Raffaello arriva a Firenze per ammirare da vicino i due grandi rivali. Se vogliamo scoprire il genio di Raffaello e il motivo per il quale il suo è quello dei tre giganti del Rinascimento che sentiamo più vicino ed accessibile, dobbiamo proprio immaginarcelo lì; poco più che ventenne, in mezzo al salone dei 500 di palazzo Vecchio, mentre osserva Michelangelo e Leonardo affrontarsi in questa sfida epica. Per motivi differenti nessuno dei due riuscirà a compiere il lavoro e le due battaglie. Quella di Cascina per il Buonarroti e quella di Anghiari per Leonardo, resteranno semplici abbozzi. Ma Raffaello ha già “rubato” tutto: dal Buonarroti il vigore del corpo umano in movimento, misura di tutte le cose. Dal maestro di Vinci lo sfumato, i paesaggi estenuati, le gradazioni del colore, l’introspezione psicologica dei personaggi raffigurati.

Le stanze in Vaticano

Quando, nel 1508, arriva la chiamata del Papa, Raffaello non sarà irriconoscente. Nelle stanze vaticane raffigura (Scuola di Atene) sia Leonardo (Platone) che Michelangelo (Eraclito). E non si limita a questo: rappresenta anche se stesso nei panni di Apelle, il massimo pittore dell’antica Grecia. Il Vasari ce lo rappresenta come “eccellente e grazioso” anche nei modi. “Fu dotato dalla natura di tutta quella modestia e bontà che suole alcuna volta vedersi in coloro che più degl’altri hanno a una certa umanità di natura gentile aggiunto un ornamento bellissimo d’una graziata affabilità, che sempre suol mostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di persone et in qualunche maniera di cose”.

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Grazioso nell’aspetto, pittore eccellente, affabile e affidabile. Nel periodo romano, che sarà l’ultimo della sua breve vita, Raffaello spopola: tra il 1509 e il 1520 termina le stanze vaticane, dà prova di architetto, disegna arazzi, madonne con bambino (tra cui l’iconica Madonna Sistina) e ritratti celebri.

Rimangono misteriose la sua morte, improvvisa, a 37 anni, il 6 aprile 1520 e la sua sepoltura al Pantheon. Secondo il Vasari, Raffaello è morto a seguito di strapazzi amorosi: “Continuò fuor di modo i piaceri amorosi, onde avvenne ch’una volta fra l’altre disordinò più del solito; perché tornato a casa con una grandissima febbre, fu creduto da’ medici che fosse riscaldato; onde, non confessando egli il disordine che aveva fatto, per poca prudenza, loro gli cavarono sangue, di maniera che indebilito si sentiva mancare, là dove egli aveva bisogno di ristoro”. Altri studiosi hanno cercato altre cause meno fantasiose, ma non sono giunti a capo di nulla.

La tomba al Pantheon

Raffaello, sempre secondo il Vasari, aveva chiesto di essere sepolto al Pantheon, desiderio esaudito. La tomba viene collocata sotto una Madonna chiamata “del sasso”. Sopra viene inciso il famoso distico del Bembo: Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori (qui giace Raffaello da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire).

Recentemente sono sorte discussioni sulla sepoltura: è proprio di Raffaello lo scheletro trovato a quattro metri di profondità? Ma la polemica sembra destinata ad esaurirsi: dal 2 gennaio e per tutta la durata della mostra alle Scuderie del Quirinale, ogni giorno sarà posata una rosa rossa sull’avello del grande Urbinate.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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