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Reddito di cittadinanza: un flop senza riforma delle banche dati pubbliche

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Reddito di cittadinanza: l’Italia dove il governo Conte vuole introdurre questa novità è un Paese con norme astruse e spesso contraddittorie. E dove le banche dati pubbliche non dialogano tra loro. Perché? In un Paese normale la Guardia di Finanza dovrebbe poter accedere senza problemi al sistema Serpico dell’Agenzia delle Entrate (ricordiamo che dipendono dallo stesso ministero). Invece la GdF deve recarsi ogni volta fisicamente alla locale Agenzia e chiedere il permesso di accedere alla sua enorme banca dati.

Pan per focaccia

Ma L’Agenzia delle Entrate è ricambiata con la stessa moneta. Se vuole verificare – sarebbe semplicissimo – la corrispondenza tra le utenze elettriche e i contratti di locazione deve a sua volta fare apposita richiesta. Lo stesso vale per l’accesso alla banca dati Inps. Non parliamo del Casellario Giudiziale. Per arrivarci occorre la mano di Dio.
In un Paese normale – ci spiace citare Massimo D’Alema – il funzionario fiscale che sta facendo un accertamento potrebbe essere interessato a sapere se il soggetto ha già avuto precedenti condanne per evasione fiscale. Ma se anche lo chiede, riceve un netto rifiuto.

Dall’Inps a Goebbels

Facciamo un altro esempio. Quando si chiude un’attività bisogna comunicarlo alla Camera di Commercio, all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. Il tutto, ovviamente, in via telematica. Il che vuol dire che non lo puoi fare da solo, ma devi pagare un commercialista o un Caf. Da anni una legge prevede che la comunicazione sia cumulativa. Cioè tu lo scrivi ad uno dei tre enti (pubblici) e automaticamente la notizia arriva agli altri due. Ma non funziona. Se non lo comunichi a tutti e tre, gli altri due sembra si offendano e continuano ad inviarti cartelle esattoriali.

Come mai? Perché, come insegnava Joseph Goebbels, il ministro della propaganda di Hitler, i dati sono potere. E il funzionario pubblico non vuole dividere il suo potere con nessuno. Men che meno con altri funzionari pubblici. Men che meno per venire incontro al comune cittadino.

Reddito di cittadinanza e banche dati

Ecco il Paese nel quale Luigi Di Maio vuole introdurre il reddito di cittadinanza. Che in queste condizioni si preannuncia come il più grande flop della storia.
Il vicepremier 5 Stelle, prima di attuare questo provvedimento, dovrebbe partire da una profonda riforma della Pubblica Amministrazione a costo zero. Non solo varare una norma che disponga la condivisione di tutte le banche dati pubbliche. Ma creare una task force che controlli che la norma sia rispettata.

Prima si incrociano i dati già a disposizione: quanti telefoni cellulari hai, se hai una pensione, se ricevi sussidi comunali, se hai pagato le imposte, se sei iscritto all’Inps o alla Camera di Commercio. Se hai dei precedenti penali, quanti soldi hai sul conto corrente, se possiedi titoli di Stato, se hai un deposito postale. E dopo si vede se hai diritto al reddito di cittadinanza.

Impiegare i Centri per l’impiego

Non solo. Occorre una riforma integrale dei Centri per l’impiego, che è tutt’altro che semplice e veloce. Non bastano nuove risorse e nuove assunzioni. Chi ex novo deve incrociare domanda e offerta di lavoro deve essere formato. Come non ci si improvvisa chirurghi o tecnici informatici, così non ci si può improvvisare “collocatori”.

In più, ed è il classico cane che si morde la coda, tanto più i datori di lavoro si fideranno dei nuovi centri per l’impiego quanto più gli stessi saranno efficienti e professionali. Ma oggi il Centro per l’impiego di Foggia non sa (perché la sua banca dati è a livello provinciale) se a Bari o a Teramo cercano fresatori o saldatori. E neppure a Teramo o Bari sanno se a Foggia cercano camerieri o pizzaioli.

Insomma, una rivoluzione che comporterebbe anni di duro lavoro. In un Paese serio. Ma noi siamo in Italia. E infatti nell’ultimo Def ci sono una decina di miliardi per questo reddito di cittadinanza da mettere in piedi al volo.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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