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Referendum e Regionali: risultati ai raggi X

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Referendum sul taglio dei parlamentari ed elezioni regionali. Partiamo dal primo con il risultato definitivo: 69,62% dei Sì contro il 30,38% dei No, per cui il risultato favorevole è più che rotondo. L’affluenza alle urne è stata decorosa: 53,84%, sopra il quorum che pure non era necessario.

Cosa significa? Che non da domani, ma dalla prossima legislatura, il Parlamento sarà formato da 400 deputati e da 200 senatori. Il che impone una serie di riflessioni. Primo, questo parlamento non è delegittimato e non va sciolto. Il dato è pacifico secondo i maggiori studiosi di diritto costituzionale. Poi politicamente si può dire tutto e il contrario di tutto; invocare anche a gran voce l’intervento di Mattarella, ricordando il precedente dello scioglimento delle camere voluto da Cossiga dopo il referendum del 1991 sull’abolizione delle preferenze.

Altri tempi, altre situazioni non paragonabili a quella di oggi. Va anche ricordato che prima di sciogliere le Camere, dato l’esito referendario, dovranno essere ridisegnati i collegi elettorali di Camera e Senato e, ovviamente anche se non necessariamente, andrà varata una nuova legge elettorale. Oggi non solo è sbagliato ed inutile, ma impossibile sciogliere le Camere.

Il voto nelle regioni

Chi ha vinto e chi ha perso nelle elezioni regionali? Ognuno la pensa come vuole. Non ha torto Salvini quando afferma che nel 2015 le regioni governate dal centrodestra erano solo tre (Veneto, Lombardia e Campania) e oggi sono 15 su 20. Ma non considera che fino a ieri il centrodestra ne governava 14 e con queste elezioni ha aggiunto solo le Marche.

Mentre scriviamo non ci sono ancora i risultati definitivi, tuttavia le proiezioni danno un quadro molto preciso: nel Veneto ha stravinto Zaia con una maggioranza bulgara del 76%. E la lista “Zaia presidente” col suo oltre 47% supera di molto la Lega, ferma al 14,9%. In Liguria Toti vince bene (56%) sul candidato di Pd e 5 stelle Sansa che si ferma al 39%. In Toscana passa Giani (Pd, Iv) col 48% contro il 40% della leghista Ceccardi. Nelle Marche vince Acquaroli (FdI) col 49%. In Puglia si conferma Emiliano col 47% contro Fitto (38%); infine in Campania trionfa De Luca col 68% nella sfida contro Caldoro, fermo al 17%. I risultati della Valle d’Aosta ci saranno domani mattina ma si prevede un successo della Lega.

E allora?

Delle regioni in lizza cinque hanno avuto la conferma della maggioranza precedente e solo le Marche hanno cambiato colore, passando al centrodestra. Ma soprattutto possiamo osservare che hanno vinto tutti i governatori che hanno combattuto il Covid in prima linea: chi non ricorda il “lanciafiamme” di De Luca? E le conferenze stampa di Zaia col virologo Crisanti al quale il governatore veneto aveva lasciato campo libero, vincendo la sua scommessa?

Ha vinto il protagonismo di Toti (un bell’aiuto gli è venuto dall’inaugurazione del nuovo ponte di Genova) e il muso duro di Emiliano. Hanno perso i vecchi protagonisti della politica come Fitto e Caldoro. Fitto è stato governatore della Puglia dal 2000 al 2005 e Caldoro della Campania dal 2010 al 2015.

Zingaretti per ora è salvo

Il segretario del Pd canta vittoria. Ma è proprio così? Certo, fino a ieri si parlava già della defenestrazione di Zingaretti e dell’arrivo di Bonaccini al Nazareno. Il risultato di Giani si può considerare anche un suo successo, ma non va dimenticato che i riconfermati Emiliano e De Luca sono fortemente critici con la dirigenza Pd.

E Salvini? 

Il leader della Lega, a nostro parere, ha perso. Ha perso perché Zaia non è una sua vittoria e si deve accontentare delle Marche, mentre sperava in ben altri risultati. Nel lontano 1981 Berlinguer aveva teorizzato la fine della spinta propulsiva della rivoluzione bolscevica. La stessa cosa si può dire della Lega oggi in particolare al sud. E questo nonostante il radicale cambio di approccio di Salvini alla campagna elettorale, completamente diversa da quella tonitruante e spaccona messa in atto in Emilia-Romagna. Cosa dovrà inventarsi adesso, oltre al “Parlamento delegittimato”?

Renzi ko

De profundis per la renziana Italia Viva, che può tranquillamente chiamarsi Italia Morta dopo il 2% raccolto da Scalfarotto in terra di Puglia. Sì, Giani lo aveva proposto lui, ed è stata una scommessa vinta; ma basterà un Giani a Firenze a far superare a Renzi la soglia di sbarramento del 5 o magari anche del 3% alle prossime legislative?

5 Stelle cadenti

Altro de profundis ci sia consentito per i 5 Stelle: dove si sono presentati uniti al Pd (Liguria) hanno fatto grama figura. Dove si sono presentati da soli hanno avuto percentuali asfittiche (tranne che in Puglia) e sono comunque lontanissimi dai risultati delle ultime elezioni. Sarà la fine di Vito Crimi? Tornerà prepotente Di Maio alla guida del Movimento, spalleggiato dalla vittoria referendaria?

I super governatori

In conclusione, per chi come noi era abituato alla prima Repubblica (dove Craxi e Fanfani disquisivano sull’aumento di un punto e mezzo rispetto alle ultime elezioni e dove il 30% del Pci era considerato come la fine del mondo occidentale), vedere le percentuali odierne e soprattutto i flussi elettorali fa davvero paura. Finora quale governatore era mai arrivato al 76% di Zaia o al 68% di De Luca?

I dati confortanti: è stata un’elezione ordinata nonostante la pressione del Covid; risultati chiari fin da subito: un’ora dopo la chiusura dei seggi si sapeva chi aveva vinto e chi aveva perso; chi ha vinto, esclusi Giani e Acquaroli, era il governatore uscente e dunque sapeva e saprà dove mettere le mani sulle complesse leve regionali. Il Governo Conte non è stato delegittimato e potrà proseguire nella sua altrettanto complessa navigazione.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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