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Il presidente Reggi e “la sua verità” sulle modifiche allo statuto della Fondazione di Piacenza e Vigevano

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(foto Del Papa)

Fondazione di Piacenza e Vigevano: il presidente Roberto Reggi esce allo scoperto sulle modifiche in corso allo statuto dell’ente di via Sant’Eufemia. Non aveva risposto al nostro articolo del dicembre scorso, quando avevamo dato la notizia dell’inizio delle grandi manovre dopo l’Addendum al Protocollo 2015 (clicca sulle due parole in blu per scaricarli) firmato da Acri e ministero dell’Economia a fine ottobre 2025. Con un po’ di ritardo Reggi risponde oggi, spinto chissà da quali pressioni sul possibile allungamento del suo mandato…

Governance e patrimonio

L’occasione è un’intervista concessa a IlPiacenza.it, firmata da Filippo Mulazzi. Il giornalista gli chiede conferma dei cambiamenti allo statuto. E Reggi risponde: “Dobbiamo modificarlo per legge. L’accordo tra Acri e Ministero dell’Economia richiede a tutte le fondazioni di modificarlo. Non è una mia scelta, è un protocollo del 2015 che ha fissato vincoli precisi per gli statuti delle fondazioni, con l’obiettivo di renderli omogenei ed evitare che alcune fondazioni gestissero consistenti patrimoni immobiliari al di sopra delle proprie possibilità. C’è un limite del 33% agli investimenti in un singolo settore. Questo perché alcune fondazioni sono poi fallite, per questa ragione”.

Dopo dieci anni, aggiunge il presidente, “questo accordo è stato aggiornato dal ministro Giancarlo Giorgetti e da Giovanni Azzone (Acri)”. Così “sono stati introdotti nuovi elementi sulla durata della governance e sul patrimonio. Tutte le fondazioni devono recepirlo nel proprio statuto, entro la fine di ottobre del 2026. E tutte lo stanno facendo. Non solo quella di Piacenza e Vigevano. E non lo farà il presidente, o il Cda, ma il Consiglio generale”.

Il gioco delle possibilità

Il presidente Reggi, però, sembra dimenticare che alcune delle indicazioni sono vincolanti solo per la gestione patrimoniale ma non per la durata della governance. In quest’ultimo caso l’Addendum (articolo 3, comma 5) prevede che le singole fondazioni “possono” passare – per il presidente e il Consiglio generale – da mandati di 4 anni a mandati di 6 anni (rinnovabili una sola volta); mentre la durata del Consiglio di amministrazione e del Collegio sindacale rimane bloccata a 4 anni (sempre con un solo rinnovo).

Quindi, anche per il presidente e il Consiglio generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano nulla vieta di continuare con mandati di 4 anni, col vantaggio di mantenere l’uniformità della durata in carica di tutti gli organi di Palazzo Rota Pisaroni. Nel caso si decidesse “in alternativa” di passare ai 6 anni, l’Addendum consente una disciplina transitoria per estendere il mandato in essere di presidente e Consiglio generale dal 2029 al 2031.

Come mai pesa tanto la scelta di allungare il mandato in corso per presidente e Consiglio generale? Non solo perché si resta al potere due anni in più, dal 2029 al 2031, seduti sulla cassaforte dei piacentini. Nel 2029 scade anche il Cda in carica che va rinnovato per altri 4 anni e cioè fino al 2033. In sostanza, se fosse ancora lì, il presidente Reggi potrebbe formare un nuovo Cda che poi, nel 2031, lascerebbe in eredità al successore, condizionando i primi 2 anni del suo mandato.

Aspettando il bilancio

Infine, va ricordato che le modifiche allo statuto devono essere approvate dal Consiglio generale con una maggioranza qualificata di due terzi dei suoi componenti e cioè 10 consiglieri sui 15 che siedono a Palazzo Rota Pisaroni. Gli stessi che ad aprile voteranno il bilancio 2025. E magari per quella data sarà già tutto pronto anche per il via libera alle modifiche dello statuto, ben prima della scadenza di ottobre. Naturalmente con un mandato blindato a sei anni per il presidente Reggi, con buona pace dei suoi avversari, che per ora si lamentano ma restano nell’ombra.

Fondazione di Piacenza e Vigevano: iniziata la partita per allungare il mandato di Reggi

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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