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Il presidente Reggi: “L’operazione Santa Chiara e il mio mandato in Fondazione, ecco come stanno le cose”

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Roberto Reggi il giorno dopo aver posato la prima pietra all’ex convento di Santa Chiara. Naturalmente il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano non nasconde la sua grande soddisfazione per il concretizzarsi di questa operazione dopo anni di lavoro, suggellata dalla presenza all’evento di Giovanni Gorno Tempini, presidente della Cassa Depositi e Prestiti.

Era la fine del 2021 quando Reggi aveva annunciato questo progetto di rigenerazione urbana sull’area lungo lo Stradone Farnese di straordinario valore storico e architettonico di circa 12mila metri quadrati, di cui 8.500 di area verde. Un’area destinata a diventare uno spazio dedicato all’ospitalità e all’inclusione di circa 300 persone. Con una residenza universitaria che conterà quasi 250 posti, affidata alla società Relife, a cui se ne aggiungeranno una cinquantina per un centro socio-riabilitativo e residenziale che sarà gestito dalla cooperativa piacentina Unicoop.

Il progetto del 2021 però è completamente cambiato rispetto a quello odierno. All’epoca l’investimento complessivo era stato valutato in 13,2 milioni di euro, con la Fondazione che conferiva nel Fondo iGeneration, promosso e gestito da Investire Sgr (Gruppo Banca Finnat), solo l’immobile di Santa Chiara valutato 2 milioni. Oggi, al di là dell’aumento dei prezzi nel settore dell’edilizia, si parla invece di un investimento complessivo di circa 30 milioni, dove la Fondazione oltre alla posta immobiliare aggiungerà altri 8 milioni di euro.

Presidente Reggi, come si è arrivati a questa scelta?
“Il progetto è mutato radicalmente rispetto al 2021: inizialmente si ipotizzava la collocazione del centro socio-riabilitativo all’interno del perimetro del complesso monumentale. Ma i vincoli architettonici rendevano troppo complesso integrare soggetti fragili in quegli spazi. In accordo con la Soprintendenza si è deciso di aggiungere un nuovo volume edilizio autonomo, interamente dedicato al centro socio-riabilitativo, per garantire spazi adeguati e agio operativo al servizio socio-sanitario. Questo ha comportato uno scostamento economico significativo rispetto alle previsioni iniziali e un ampliamento dell’operazione, che include 2.000 metri quadrati aggiuntivi e il coinvolgimento nel progetto dello Studio Boeri. Quindi si tratta di tutt’altra operazione, più ampia e qualitativamente migliorativa”.

Al di là degli scopi sociali, l’operazione si è trasformata anche in un investimento di ben altra portata finanziaria per la cassaforte dei piacentini: la Fondazione affianca Cassa Depositi e Prestiti con un’esposizione paritetica di un terzo dell’esborso, a cui si aggiungono altri investitori istituzionali e la Banca di Piacenza con un mutuo. 
“Proprio così. Qui non parliamo di un’erogazione: la Fondazione destina 8 milioni di euro del suo patrimonio in un veicolo istituzionale con un rendimento certo. La logica è triplice: valorizzare un bene di proprietà (che diventerà del Fondo), rispondere a un bisogno della comunità e ottenere un rendimento certo del 5% annuo. Il tutto in una logica ‘win-win'”.

Quindi non vede punti deboli sotto il profilo finanziario?
“Guardi, la Fondazione deve perseguire investimenti solidi, pazienti e non rischiosi, nel rispetto dei criteri stabiliti dal ministero dell’Economia e delle Finanze che non consentono esposizioni speculative. Il Fondo nazionale che abbiamo utilizzato è riservato a soggetti istituzionali, con un taglio minimo d’ingresso di 5 milioni, a dimostrazione della natura selettiva e della sicurezza dell’operazione”.

Il Fondo scadrà nel 2048 e poi l’immobile di Santa Chiara andrà sul mercato, con il rischio che le sue finalità sociali siano messe in discussione: come la pensa su questo punto?
“Con la massima elasticità: se fra vent’anni, ma non credo, non serviranno più studentati o social hopusing, si punterà su altre dinamiche residenziali; ma anche allora, di sicuro, la Fondazione e naturalmente la Cassa Depositi e Prestiti potranno dire la loro sui nuovi obiettivi da perseguire a Santa Chiara, che resterà un bene di Piacenza e dei piacentini”.

Senta presidente, passiamo all’altro tema del giorno: l’allungamento del suo mandato e di quello del Consiglio generale di due anni… il Consiglio è stato convocato il 20 luglio: si voterà la modifica dello statuto in tal senso?
“Confermo la convocazione del 20 luglio, ma non abbiamo ancora deciso l’ordine del giorno. E se permette, vorrei fare alcune precisazioni su questo tema”.

Prego, ci dica…
“Premesso che le scelte della Fondazione di Piacenza e Vigevano sono collegiali e oltre al presidente coinvolgono il Consiglio di amministrazione e il Consiglio generale, sul tema dell’allungamento dei mandati invito tutti a leggere quanto previsto dall’articolo 9 della carta delle Fondazioni (clicca qui per consultarla): questo articolo invita a disallineare le scadenze degli organi per garantire senza interruzioni la continuità nella governance degli enti, con soluzioni che diano stabilità operativa. E in questo senso va ricordato che il mio mandato rappresenta un’eccezione”.

Perché presidente Reggi?
“In moltissimi casi chi si trova a rivestire la carica di presidente ha già svolto un mandato in qualità di membro del Consiglio di amministrazione o del Consiglio generale. Quindi, diversamente dal mio caso, può fare il presidente solo per quattro anni. Passare a sei anni diventa quindi indispensabile per poter svolgere questo ruolo con un minimo di prospettiva e di continuità. A maggior ragione oggi che le Fondazioni sono diventate dei veri agenti di sviluppo del territorio. Una funzione sempre più importante, come del resto dimostra proprio l’operazione di Santa Chiara”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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