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La regina delle regine: Elisabetta e la sua lunga love story con il popolo inglese

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Elisabetta II: la notizia è arrivata ieri sera verso le 19,30. La Union Jack a mezz’asta su Buckingham Palace era già ripresa da tutte le Tv del globo come il segno inequivocabile che “The Queen has died”, la regina è morta. Pochi minuti più tardi un valletto del Palazzo reale affiggeva uno scarno comunicato ai cancelli. “Sua Maestà la Regina è morta serenamente. Re Carlo e la regina consorte Camilla arriveranno domani a Londra” da Balmoral, il castello scozzese dove la sovrana 96enne ha terminato la sua vita terrena. Accolta da uno sgomento assordante da parte di tutti i sudditi, la notizia della morte della sovrana ha varcato l’oceano ed è giunta in tutti i “dominions” del Commonwealth dei quali Elisabetta era ancora capo dello Stato: dal Canada all’Australia, sono quindici le nazioni che riconoscevano the Queen come loro sovrana.

London Bridge is down

Il ponte di Londra è caduto: questa la frase in codice che il segretario privato della regina ha comunicato al primo ministro (da tre giorni, Liz Truss), al segretario di gabinetto (il più alto funzionario del Regno Unito) e ai principali ministri. È toccato poi alla primo ministro avvertire tutti i capi del Commonwealth. Il protocollo stabilito per la fine della regina prevede dieci giorni di manifestazioni prima del solenne funerale a Westminster Abbey, durante i quali il corpo della Regina percorrerà in un treno speciale la distanza da Balmoral, in Scozia, a Londra. Intanto Carlo, da oggi Carlo III d’Inghilterra, si recherà ad Edimburgo, Belfast e Cardiff per incontrare i parlamenti scozzese, nord irlandese e gallese. Bandite per tutto il periodo del lutto feste e manifestazioni, i conduttori della Bbc appariranno in video vestiti di nero.

Fragile e fiera

“Il ponte di Londra è caduto”, è senza dubbio una frase appropriata: la maggior parte dei sudditi inglesi sono nati con Elisabetta già sul trono e la sua fine è indubbiamente traumatica come la caduta del ponte. L’ultima apparizione pubblica della sovrana è di tre giorni fa, quando ha ricevuto la nuova premier Liz Truss. In quest’occasione era apparsa ancora più dimagrita e fragile, con l’ormai irrinunciabile bastone e con un vistoso ematoma sul dorso della mano. Si era rilevato che per la prima volta Elisabetta riceveva un nuovo primo ministro (la 15ª in settant’anni di regno) al castello scozzese di Balmoral invece che a Buckingham Palace. Ma era uscito un comunicato dei medici del castello che sconsigliavano il volo a Londra “date le condizioni di estrema fragilità” della regina.

Accanto a lei erano giunti ieri pomeriggio Carlo e Camilla, William ed Henry (Kate è rimasta a Londra perché domani è il primo giorno di scuola dei bambini, Megan a Los Angeles) oltre ad Anna, Andrea e Edoardo.

Attraversare la storia

La più longeva sovrana inglese di sempre ha stretto la mano a Mao, Churchill, Kennedy, Reagan, De Gaulle, Gorbaciov, Putin; ha vissuto dalla fine dell’impero coloniale britannico alla recente Brexit, ha assistito a due olimpiadi a Londra, ed è una icona pop per quasi tutti gli abitanti della Terra. Negli anni, con al fianco il consorte Filippo, ha ottenuto un posto nel cuore non solo dei suoi sudditi, ma anche dei molti immigrati che popolano oggi il Regno Unito. Passate le turbolenze del terrorismo dell’Irlanda del Nord, dei grandi scioperi dei minatori ai tempi della Thatcher, della recente pandemia, del suo “annus horribilis”, quel 1992 che aveva visto il divorzio di Carlo e Diana e l’incendio del suo amatissimo castello di Windsor, negli ultimi anni Elisabetta ha vissuto una vera love story con gli Inglesi.

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, quando l’Inghilterra doveva risorgere dalle rovine provocate dai bombardamenti dell’aviazione tedesca, per qualunque calamità gli inglesi sapevano che Elisabetta sarebbe stata al loro fianco con una parola di conforto, un sorriso, una apparizione pubblica. Iconiche le sue parole nel peggiore momento del recente lockdown per la pandemia Covid: “Torneremo ad abbracciarci”.

Sempre fedele

Anche se la regina deteneva tutti e tre i poteri dello Stato – legislativo, esecutivo e giudiziario – a seguito del Bill of rights (dichiarazione sui diritti) del 1689, i suoi poteri sono diventati quasi esclusivamente cerimoniali: rappresenta l’unità dello Stato, nomina il primo ministro (che è sempre il capo del partito più forte) e ne accetta le dimissioni, promulga le leggi, approva i trattati internazionali e può dichiarare la guerra. Ma il suo compito, nel corso degli anni, si è sempre limitato a “suggerire e consigliare” il primo ministro in carica, che si recava da lei in udienza ogni giovedì. Non c’è inglese che non abbia in casa una tazzina con l’effigie di Elisabetta, non c’è probabilmente inglese che non abbia assistito ai tre giorni dell’ultimo Giubileo di platino o dal vivo o dalla tv.

Finiti i movimenti repubblicani che volevano sottoporre a referendum l’istituzione monarchica, Elisabetta è restata fedele alle parole pronunciate alla radio, in Sud Africa in quel lontano 1947 quando, a soli 21 anni, aveva appreso che sarebbe succeduta al padre, re Giorgio VI: “Dichiaro innanzi a voi tutti che la mia intera vita, sia essa lunga o breve, sarà dedicata al vostro servizio e al servizio della grande famiglia imperiale alla quale tutti apparteniamo”. E così è stato.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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