Opinioni

Restauriamo anche l’ex Albergo San Marco… E poi?

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(Foto di Alessandro Bersani)

Ex albergo San Marco: come le domeniche ecologiche, torna a far parlare di sé. Lo splendido palazzo liberty a due passi da piazza Cavalli, è chiuso da decenni e ridotto in un degrado quasi irreversibile, dopo essere stato un affascinate hotel della Belle Époque, frequentato anche da Giuseppe Verdi, e in anni più recenti, la sede dell’Ufficio d’igiene dell’Azienda sanitaria.

Molti piacentini che contano hanno costituito un comitato perché il San Marco torni a vivere; e oggi, è questa la notizia, Comune di Piacenza e Ausl, comproprietari dello storico immobile, hanno costituito un tavolo di lavoro per decidere il da farsi. Al tavolo sono invitati il Comitato Museo Verdiano e la Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Quale sarebbe l’idea? Ristrutturare l’immobile e trasformarlo, almeno al piano terra, in museo verdiano, ma privilegiando il Verdi amministratore pubblico e benefattore delle terre piacentine.

Bellissimo, no? Chi può dirsi contrario a un’idea così brillante: restituzione alla città di un gioiello dimenticato; allargamento dell’offerta turistica; un sassolino dalla scarpa che Piacenza si toglie nei confronti della sorella-nemica Parma che non ha neppure uno straccio di museo dedicato al suo figlio più illustre.

E allora sogniamo. Sogniamo che la pandemia sia finita (prima o poi finirà e torneremo a vedere qualche turista anche a Piacenza); sogniamo che Comune e Ausl, appoggiate dal robusto portafoglio della Fondazione, abbiano risistemato il San Marco… L’ex albergo, interamente rinnovato, apre le sue sale ai turisti e ai piacentini desiderosi di vedere il neonato museo verdiano. I piani superiori sono stati adibiti a residenza per gli universitari che frequentano la nuova facoltà di medicina che sarà dedicata, come ovvio, alla nostra gloria locale, Guglielmo da Saliceto.

Qui però comincia il problema: il museo avrà bisogno di custodi, magari pochi ma qualcuno che sorvegli sarà pure necessario. Poi andrà riscaldato e illuminato. Vogliamo dotarlo di un direttore? E al direttore vogliamo dare un computer, una scrivania, una segretaria? Poi occorre fare un minimo di pubblicità, sennò chi lo viene a visitare? In sostanza, il nuovo museo avrà dei costi. Compensati dalla vendita dei biglietti? Esattamente come il Farnese o la Ricci Oddi.

Insomma, torniamo al vecchio tema: Piacenza, per fortuna, è piena di gioielli. Certo, magari non brillanti come quelli delle classiche città d’arte, ma ben degni di nota. Quello che mancava, fino all’arrivo della pandemia, era una politica, una visione d’insieme, un brand, come si usa dire adesso.

E allora lasciamo il San Marco al suo destino? Certo che no, sarebbe un delitto, perché è senz’altro un’opera pregevole e che merita di essere salvata. Solo, occorre ripensare al futuro del suo utilizzo, perché Piacenza è piena di “occasioni perdute”.

Se l’Italia, nel 2017, contava 4.889 musei, gallerie e parchi archeologici, Piacenza da sola ha numeri da Guinness dei primati:

  1. Palazzo Farnese;
  2. Galleria Ricci Oddi;
  3. Kronos museo della Cattedrale;
  4. Galleria Alberoni;
  5. XNL Piacenza contemporanea;
  6. Museo di Storia Naturale;
  7. Museo Capitolare di Sant’Antonino;
  8. Pinacoteca dell’Istituto Gazzola;
  9. Piccolo Museo della Poesia;
  10. Antiquarium Santa Margherita;
  11. Museo ornitologico;
  12. Piacenza Oil & Gas museum;
  13. Museo dell’emigrazione Scalabrini;
  14. Museo dell’attività contadina Rainieri;
  15. Museo della stampa M. Prati.

E questo vale solo per la città; perché in provincia, tanto per citare, abbiamo la gemma della Collezione Mazzolini a Bobbio, il sito archeologico di Veleia, splendidi borghi come Castell’Arquato, tanti manieri da Rivalta a Gropparello aperti al pubblico, e sicuramente – chiediamo venia – abbiamo dimenticato qualcosa.

Se passiamo ad enumerare gli altri “siti notevoli” cittadini non finiamo più: dall’auditorium dei Teatini al nuovissimo Carmine; dalla chiesa dei Gesuiti a Sant’Ilario, fino alla vera e propria meraviglia del salone di Palazzo Gotico, utilizzato negli ultimi tempi come sede del Consiglio Comunale.

Anche senza contare l’ex albergo San Marco e le sue potenzialità, siamo, e possiamo vantarcene, un vero e proprio “museo diffuso”. Ma con un unico, grande problema: la mancanza dei turisti. Piacenza è come un ottimo ristorante disertato dagli avventori. Normale, direte, perché al di fuori di alcune zone privilegiate della Toscana, della Campania o del Veneto, la massa dei turisti stranieri si concentra nelle città d’arte più famose: Venezia, Firenze, Roma, magari Napoli per Pompei.

Dunque riuscire ad emergere è tutto fuor che facile. Qualcosa è stato fatto: esiste l’associazione Piacenza Musei che ha messo in rete dieci istituzioni tra le migliori. Però sul turismo non abbiamo a disposizione – e se esiste viene tenuta riservata – una rilevazione costante sul numero dei visitatori confrontabile con altre realtà.

Proviamo allora ad aggirare il problema affidandoci per esempio a Tripadvisor e alle sue recensioni a puro scopo indicativo; e premesso che è un po’ come saggiare col dito il livello della benzina nell’auto (ma appunto non abbiamo altro).

In città vince la Cattedrale con 423 recensioni; segue Palazzo Farnese con 322; poi la Ricci Oddi con 129; museo di Storia Naturale 32; Museo Kronos 16; Spazio XNL 4; piccolo museo della poesia 2; Museo Scalabrini 2. Infine, a quota una recensione ci sono il Museo ornitologico, Biffi Arte, Palazzo Costa, Istituto Gazzola e Sant’Antonino.

Per avere un confronto solo coi dintorni,  la casa natale di Verdi a Roncole conta 354 recensioni e la sua villa piacentina a Sant’Agata 203. La Pilotta di Parma è a quota 2.249 e la Fondazione Magnani-Rocca, a Traversetolo, a 447 recensioni.

Lo sappiamo, utilizzare Tripadvisor può sembrare una provocazione, ma comunque c’è poco da aggiungere. Come sempre, serve una visione, un progetto complessivo e coinvolgente, che a Piacenza pare continui a latitare. E non sarà certo il restauro dell’ex albergo San Marco a cambiare le cose.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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