La gestione dei rifiuti a Piacenza è sempre sotto i riflettori. Il Comitato cittadino “Torniamo al Comune Pulito” ha notificato una formale diffida con un contestuale atto di messa in mora contro l’approvazione del Regolamento della Tariffa corrispettiva puntuale (Tcp) e il Piano economico finanziario (Pef) proposto da Iren e approvato da Atersir (clicca qui per consultare il documento).
La diffida porta la firma della presidente del Comitato, Eleonora Poli, ed è stato inviato all’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Pd Katia Tarasconi, e all’agenzia regionale Atersir. Per conoscenza, la segnalazione è stata indirizzata anche all’autorità di regolazione nazionale Arera.
La notifica del Comitato arriva alla vigilia di una scadenza fondamentale per la fiscalità locale. Entro il 31 luglio, infatti, il Consiglio comunale – che è stato convocato a questo scopo proprio alle ore 15 di oggi – dovrà approvare appunto il nuovo Regolamento della Tcp e il Pef proposto da Iren e validato da Atersir.
Le contestazioni sulle utenze Erp
Al centro delle contestazioni sulle presunte irregolarità, riscontrate dopo un accesso agli atti, figurano le modalità di gestione individuate per i complessi di Edilizia residenziale pubblica (Erp). La bozza di Regolamento prevede l’inquadramento di “utenze aggregate”, per le quali vengono stabilite modalità di calcolo forfettario fisso basate su un parametro standard di tre persone per unità abitativa, in totale deroga ai principi della misurazione puntuale.
Il provvedimento impatterebbe su una stima di oltre mille utenze totali. I complessi interessati comprendono varie zone della città. Vengono citati il Quartiere Ciano, con circa 170 alloggi, e il Quartiere Borgo Farnese con 250 alloggi. Si aggiungono poi il comparto di viale Patrioti con 150 alloggi e altri insediamenti Erp. Tra questi spiccano le abitazioni di via Gardella, via Capra, via Marinai d’Italia, via Radini Tedeschi, via Caduti sul Lavoro e via Caracci.
Disparità di trattamento e…
Il Comitato sottolinea come la qualifica di “utenza aggregata” sia stata attribuita d’ufficio. Questa scelta amministrativa evidenzia un’evidente disparità di trattamento. Alla generalità dei cittadini piacentini è stata infatti sempre negata la possibilità di accedere a regimi aggregati. Atersir ha motivato tali dinieghi sostenendo l’incompatibilità delle aggregazioni con la Tariffa corrispettiva puntuale.
Si crea così una situazione paradossale per gli stessi assegnatari degli alloggi popolari. Nel caso avessero utilizzato i propri mastelli individuali da 40 litri, gli stessi pagheranno un forfait presuntivo tarato su tre persone. Così, secondo il Comitato, il sistema genera una palese sproporzione tra i rifiuti realmente prodotti e la somma dovuta in bolletta.
I 77 cassonetti e la tracciabilità
Per far fronte alle necessità di questo bacino, rileva la diffida del Comitato, il Comune e il gestore Iren hanno installato sul territorio cittadino un minimo di 77 cassonetti stradali da 1.100 litri. Tali contenitori sono lasciati ad accesso completamente libero e vengono svuotati ogni settimana. La cadenza di ritiro settimanale imposta d’ufficio viola lo spirito della Tariffa corrispettiva puntuale. La Tcp prevede che sia l’utente a stabilire la frequenza di conferimento in base alle proprie esigenze, poiché l’obiettivo del sistema risiede nell’applicazione rigida del principio “paga per quanto inquina”.
Trattandosi poi di cassonetti privi di serrature o identificativi, il restante 98% dei cittadini ha potuto usufruirne indisturbato dal primo gennaio 2026 ad oggi. Questo fenomeno azzera di fatto la tracciabilità dei rifiuti per l’intera comunità piacentina. Pertanto, per il comitato risulta impossibile effettuare un conteggio reale, affidabile e veritiero della Tcp per l’intera cittadinanza. Considerata la stima Iren di 10 litri pro capite a settimana, i 77 cassonetti possono servire ben 8.500 persone. E l’area in questione per il Comitato si trasforma così in una zona franca incontrollata.
Il nodo dei costi e il rischio finanziario
L’aspetto economico è un altro punto chiave della diffida. Rispondendo a un’interrogazione consiliare, l’Amministrazione Tarasconi ha affermato che i costi dei cassonetti ricadranno sulle utenze aggregate. Secondo il Comitato, si tratta tuttavia di una spiegazione vaga e priva di riscontro matematico. Il gettito generato dal forfait sulle circa mille utenze popolari non basta a coprire i costi reali dei 77 cassonetti stradali. In sostanza, si configurerebbe un buco finanziario all’interno del Pef validato da Atersir. Il timore concreto è che questo disavanzo venga poi ribaltato sulle bollette di tutti gli altri piacentini attraverso la quota fissa.
Le richieste del comitato
La diffida del Comitato concede ad Atersir e al Comune di Piacenza un termine di 15 giorni per intervenire. Ad Atersir si chiede l’annullamento in autotutela della validazione del Piano economico finanziario. Palazzo Mercanti viene invitato a non approvare il Regolamento in Consiglio comunale e a stralciare le norme sul forfait. In alternativa, si chiede di ripristinare per tutto il 2026 il vecchio calcolo Tari e il precedente sistema di raccolta. Si sollecita infine la pubblicazione dei dati analitici dettagliati sulle coperture finanziarie.
Se le amministrazioni coinvolte proseguiranno nell’approvazione, il Comitato annuncia che procederà per vie legali. Sarà impugnato congiuntamente l’intero pacchetto di delibere dinanzi al Tar. Nel contempo, si legge ancora nella diffida, verrà inviato un dettagliato esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti per accertare eventuali profili di danno erariale.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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