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Ripartenza: tra Mes, patrimoniale o prestito forzoso, qual è la scelta giusta?

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Ripartenza da finanziare con il Mes, con una patrimoniale o con un prelievo forzoso? È la domanda che continuiamo a sentirci ripetere in modo ossessivo in questi giorni difficili. Domani, il 23 aprile, Conte vedrà in videoconferenza i suoi omologhi europei. In teoria, tutti assieme dovrebbero trovare una soluzione.

Ma fonti di Bruxelles dicono che il 23 non si risolverà molto; e che dovremo attendere ancora per sapere come si porrà l’Europa di fronte alla crisi. Ogni nazione ha la sua ricetta, meno l’Italia che per ora è solo capace di dire dei no e di lamentarsi tra polemiche interne. E allora vediamo come stanno le cose, prima di azzardare una soluzione.

Le proposte europee

Secondo la Merkel, la von der Leyen, Gentiloni, l’Olanda e i Paesi nordici (Svezia, Finlandia, Danimarca) la ripartenza per superare la crisi generata dal Coronavirus passa dal Mes o fondo salva Stati. Offre fino al 2% del Pil del Paese che lo richiede (per l’Italia circa 37 miliardi) ed è utilizzabile solo per le spese sanitarie dirette o indirette.

Si tratterebbe di un prestito a tasso molto basso. Oltre a questo i “Paesi del Nord” offrono un pacchetto di altri aiuti, sempre da rimborsare, che riguarderebbe cassa integrazione e altri sostegni alle aziende. La von der Leyen ha azzardato la cifra monstre di 1.000 miliardi.

E il resto dell’Europa? La Francia sposa l’idea dei Recovery bond (una sorta di Coronabond) mentre la Spagna non sembra contraria al Mes senza condizioni proposto dalla Germania.

Ripartenza all’italiana

Lega, Fratelli d’Italia e Movimento 5 Stelle sono contrari al Mes. Perché? Anche se oggi l’Europa dice che il finanziamento sarebbe senza condizioni, per loro basterebbe un voto a maggioranza (e i Paesi satelliti della Germania ce l’hanno) per portare la Troika in Italia.

Dunque, Salvini, Meloni e Di Maio propongono che si rifiuti l’aiuto del Mes; e che per la ripartenza ci si rivolga al “libero mercato” (fondi d’investimento esteri e così via) per ottenere l’aiuto necessario. Il Pd, l’altra gamba della maggioranza, sposa invece il Mes e la mano tesa europea. Berlusconi e Renzi non sembrano contrari al Mes.

I conti della serva

Allora, riprendiamo il nostro taccuino e proviamo a fare i conti della serva; sappiamo che per costruire un ospedale nuovo, partendo da zero, servono circa 200 milioni. Sappiamo che questo ospedale potrebbe servire circa 300mila abitanti. Coi 37 miliardi del Mes offerti dall’Europa di ospedali di questo genere ne potremmo costruire 185, che servirebbero circa 55 milioni di abitanti. Il che vuol dire che magari anche senza utilizzare tutti i 37 miliardi potremmo rimettere a nuovo tutta la struttura sanitaria italiana, dando nel frattempo lavoro almeno nei prossimi 5/10 anni ad ogni tipo di maestranze: edilizia, ingegneria, macchinari, vetrerie, piastrelle, serramenti, asfalto, biomedica, con una marea di posti di lavoro.

Ripartenza e nuove regole

E questo “solo” grazie ai 37 miliardi del Mes. Ovviamente per farlo dovremmo dimenticarci il codice degli appalti; i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato delle imprese escluse; le revisioni di spese in corso d’opera; le infiltrazioni mafiose e tutto il corredo che di solito si alligna dietro i grandi lavori pubblici. In una parola: una bella sforbiciata a tutta la burocrazia lasciando in piedi l’essenziale contro la criminalità.

Perché non dobbiamo dimenticare un dettaglio: il nostro debito pubblico, oggi già sopra al 130% del Pil, col Prodotto interno lordo che quest’anno perderà tra l’8 e il 9% (stime del Fmi) e coi debiti che dovremo fare, schizzerà in ogni modo tra il 150 e il 180%.

Dunque, che si chiedano i soldi all’Europa col tanto vituperato Mes o che si chiedano a tassi sensibilmente superiori sul libero mercato, l’anno prossimo l’Unione Europea potrebbe comunque far partire una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia, che abbia utilizzato i fondi europei o no. Con una piccola differenza: se restiamo nell’alveo Ue potremo sempre dire, “ma c’è stato il Coronavirus e quei soldi ce li avete prestati voi senza condizioni”; mentre se gireremo le spalle all’Europa non avremo nessuna scusa. E pagheremo molti più soldi di interessi.

L’idea di Tremonti  

D’altro canto ci sono altre tre possibilità, che stanno prendendo sempre più piede, dopo la sibillina frase di Conte in polemica con l’Europa: “…se no l’Italia farà da sola”. La prima è la proposta di Giulio Tremonti, poi ci sono la patrimoniale e il prestito forzoso. Tutte partono dal presupposto che gli Italiani hanno in banca fondi per circa 1.400 miliardi di euro. Secondo alcuni le stime sono anche più alte. E pare che questa enorme liquidità sia parcheggiata sui conti correnti, a remunerazione zero o addirittura negativa.

Tremonti osserva che abbiamo più soldi di quelli che ci servirebbero per la ripartenza e che basterebbe emettere titoli di Stato a lunghissimo termine. Una sorta di Btp con scadenza magari anche 50ennale, una remunerazione interessante (attorno all’1,5% annuo) oppure legata all’aumento del Pil annuale. Con tale emissione, chiamata Salva Italia o con un nome simile, e garantendo che gli interessi sarebbero completamente detassati, facilmente gli Italiani sarebbero pronti a finanziare lo Stato, risolvendo in gran parte i problemi che ci assillano.

Ripartenza e patrimoniale

Di questa soluzione che ogni tanto esce dal cassetto si parla sempre più spesso. È ovvio che una patrimoniale sarebbe più che impopolare e in contraddizione col momento storico; poi farebbe fuggire i contribuenti più ricchi, che sono sempre quelli che sanno cosa bolle in pentola e conoscono mille sotterfugi per salvare la loro ricchezza.

Però questa massa liquida inerte non può che far gola a Conte e soci, come ha dimostrato anche la proposta del Pd per una patrimoniale sopra gli 80mila euro di reddito. Per molti sarebbe l’àncora di salvezza: trattandosi di un prelievo forzoso che potrebbe avvenire nottetempo (Amato docet) non aumenterebbe il debito pubblico. Insomma, la classica ciambella col buco.

Più difficile invece una patrimoniale immobiliare, perché case, negozi e capannoni sono talmente svalutati e di così difficile vendita che si rischierebbero vere rivolte sociali.

La carta del prelievo forzoso

Conte infine potrebbe anche fare una “patrimoniale” a mezzo: prelievo forzoso della stessa somma dai conti correnti degli Italiani, ma invece di incamerarli tout court potrebbe trasformarli “forzosamente” in buoni del Tesoro: te li prelevo, ma prima o poi te li restituisco. Trattandosi di un prestito, inciderebbe comunque sul debito pubblico. Dunque farebbe infuriare gli Italiani senza risolvere il problema.

Ripartenza: un mix vincente? 

Forse la strada più logica, anche una volta accettati gli aiuti europei, potrebbe essere una via di mezzo tra le tre proposte in campo. Conte potrebbe dire: “A noi per ripartire servono ancora 200 miliardi. Emettiamo 200 miliardi di Btp a 50 anni. Se entro un mese non sono stati sottoscritti dagli Italiani, per la differenza faremo una patrimoniale”, con tutti crismi retroattivi per impedire ogni sorta di giochetti.

Insomma, con le buone o con le cattive gli italiani dovrebbero aprire i cordoni della borsa. Ma forse si risolverebbe una bella fetta dei nostri problemi, aprendo un ombrello finanziario di tutto rispetto per favorire una ripartenza in piena regola.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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