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Ritratto di Signora, il Klimt ritrovato fa sognare i piacentini (video)

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Ritratto di Signora di Gustav Klimt non era solo uno dei più bei dipinti del ‘900, ma, soprattutto, era il vero piéce de resistence della Ricci Oddi. La galleria piacentina potrebbe vantare dei primati per l’eccellenza delle opere esposte e per i locali, studiati appositamente per esaltare i dipinti; ma ha la particolare caratteristica di essere la Bella Addormentata tra le gallerie d’arte moderna italiane, ospitata da una città, Piacenza, che non è certo il principe azzurro che potrebbe svegliarla con un bacio; anzi, è un principe che preferisce propinare dosi da cavallo di sonnifero alle sue bellezze.

Il furto del ’97

Allora, un bel giorno di 22 anni fa la Gioconda della Ricci Oddi sparisce. Volatilizzata. Ne resta solo la cornice, abbandonata su un lucernario. Polemiche a non finire sulla mancanza di adeguate misure di sicurezza. Si indagano i custodi, nulla. Si prova anche con esami del Dna. Men che meno. E quando Piacenza si rassegna alla perdita irreparabile, ecco questo colpo di scena degno di Agatha Christie. Il ritratto di signora di Klimt sbuca da un’intercapedine, nascosta da un’edera.

Sarà il vero Klimt?

È lei o non è lei? Gli esperti la esamineranno nei prossimi giorni, ma sembra proprio di sì, perché sul retro si sono notati i timbri che testimoniano le mostre alle quali ha partecipato. Com’è stato possibile? Un’ipotesi è che i ladri l’abbiano lasciata provvisoriamente in quel nascondiglio e poi qualche evento imponderabile li abbia indotti a non tornare a prenderla.

È anche possibile che il frastuono mediatico abbia impedito ai ladri di collocare l’opera, diventata improvvisamente troppo esposta per essere venduta al solito miliardario svizzero o arabo. Comunque, tra poco sapremo se è l’autentica Signora di Klimt; e obiettivamente appare improbabile che qualcuno abbia fatto una copia e l’abbia nascosta in un anfratto a pochi metri dal luogo dove era stata rubata.

Un assist da non trascurare

Ma, cari piacentini, ora abbiamo un assist: la Gioconda era un quadro anonimo (e neppure splendido, lo spirito di Leonardo ci perdoni) fin quando non è stata rubata nel 1911. Quando poi è stata ritrovata i francesi sono riusciti – anche in assenza di Internet – a costruirvi attorno un tal bailamme mediatico da trasformarla nell’icona pop che oggi è diventata. Il fiore all’occhiello del Louvre e colei che attira, ogni anno, milionate di turisti nella capitale transalpina.

Ora, Piacenza non è Parigi e la Ricci Oddi non è il Louvre, come Klimt non è Leonardo; ma perché non approfittare di questa occasione per valorizzare al massimo le nostre eccellenze? Forza, basta volerlo e crederci. Il successo, come diceva Maurizio Costanzo, è dietro l’angolo.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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