Vino & Sapori

Rocche dei Manzoni: nella culla del Barolo, 50 anni di successi per una Cantina “piacentina”

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Rodolfo Migliorini, proprietario della Cantina Rocche dei Manzoni

Per la famiglia Migliorini non ci sono più le pianure della Bassa e la caorsana Rocca Mandelli come sfondo a tanti successi. Bensì – alla Cantina Rocche dei Manzoni – paesaggi vitivinicoli patrimonio dell’Unesco, le alpi e il picco del Monviso. Ma il cuore, quello no, non ha tentennamenti: resta legato a Piacenza.

È stato il visionario Valentino Migliorini – il cognome non mente – a fondare Rocche dei Manzoni a Monforte d’Alba, nel cuore di Langa, uno dei luoghi più belli del mondo. Lui è scomparso il 13 dicembre 2007, ma il figlio Rodolfo ne ha raccolto il testimone con grande passione e risultati incessanti, conducendo quest’avventura fino ai 50 anni di storia, appena festeggiati assieme a mille ospiti tra collaboratori (una quarantina quelli fissi), stampa e clienti da tutto il mondo.

Chi lo ha conosciuto non ha dubbi: Valentino era un vero re Mida, capace di tramutare in oro ciò che toccava. A Caorso, nella Bassa piacentina, è il proprietario di uno dei ristoranti più importanti del nord Italia, “I Tre Leoni”, il cui nome richiama le fiere sullo stemma del locale, che oggi è impresso su ogni bottiglia. Il ristorante, noto semplicemente come “da Valentino” viene aperto nel 1963 e già nel 1969 ottiene una stella Michelin, ai tempi ancor più prestigiosa di oggi. Vuole però portare in tavola vini prodotti da lui stesso per rendere ancor più unica l’esperienza dei suoi ospiti: così, già nel 1964, compra un’azienda vicino a Nizza Monferrato, da dove la visionaria ambizione e l’amore per il Barolo, appunto nel 1974, lo spingono nel cuore delle Langhe per acquistare la tenuta di Rocche dei Manzoni.

Il mondo inizia a parlare di Barolo

Non sono ancora gli anni ruggenti per il vino di quelle zone: uve vendute a buon prezzo e contadini che vivono grazie a un primo lavoro in città. Eppure Valentino ha già capito tutto: sperimenta ogni genere di lavorazione, nel 1978 apre la strada alla produzione di spumante Metodo Classico, seguito ed emulato – ben trent’anni dopo – da molti altri produttori; dalla Francia introduce le barriques per l’affinamento dei rossi: è il primo a far arrivare i piccoli carati di rovere in Langa, anticipando anche veri giganti della vinicoltura piemontese.

Dopo alcune annate eccezionali, arriva l’attenzione della stampa internazionale e i prezzi esplodono; in questa porzione d’Italia in cui sanno modellare eccellenti vini come in poche altre parti del mondo, la ricchezza si moltiplica, e l’intero territorio ne beneficia: si sviluppano cantine moderne, ristoranti di elevata qualità, e prezzi dei vigneti volati alle stelle (oggi anche tre milioni all’ettaro). La famiglia Migliorini, già in quegli anni totalmente innamorata della nuova passione, tanto da chiudere il rinomato ristorante, possiede alcune delle vigne più vocate, capaci di donare vini memorabili; continua però, acquistandone di nuove, fino a ottenere, sorprendendo anche i monfortini, uno dei cru più pregiati: Cappella Santo Stefano a Perno.

I loro vini iniziano ad essere venduti nel mondo, pur continuando a essere un’Azienda dalla rassicurante gestione familiare, condotta oggi dal figlio Rodolfo assieme alla moglie Roberta, caorsana anche lei. Rocche dei Manzoni conta 50 ettari di proprietà e 250mila bottiglie di vini, premiatissimi, divisi in due linee: “Valentino”, dedicata ai Metodo Classico, e la “Rocche dei Manzoni”, marchio per i bianchi, i rossi e il re dei vini, il Barolo.

Una Cantina visionaria

A donare emozione qui non è solo l’assaggio di buon Barolo: ci si sente in un luogo di culto, il culto del vino che si esalta anche con musica e arte. Solo un esempio: chiunque viene colpito dall’enorme sala a pianta circolare con spettacolari marmi che ospitano il riposo di preziose bottiglie mentre a far da tetto c’è una cupola affrescata da Guy Rivoir.

Non basta: il compositore, musicista e direttore d’orchestra Ezio Bosso, amico di Rodolfo, ha collaborato con Valentino Migliorini che voleva avvolgere le bottiglie con musica classica. Ne è nato un progetto probabilmente unico al mondo: le vibrazioni sonore della melodia selezionata intervengono nel processo di affinamento del vino sollecitando il prezioso lavori dei lieviti, e dopo otto anni di questo speciale affinamento nasce “Couvèe Speciale Valentino DOOR 185th”. Vi sembrerà incredibile, ma i dati raccolti dalle sperimentazioni mostrano che la musica ottimizza l’attività dei lieviti a beneficio di un miglior spumante Metodo Classico.

Su queste colline però è il Nebbiolo a fare la parte del leone. Ne nascono ben cinque richiestissimi Barolo, con prezzi che variano tra i 40 euro del “Barolo Docg” e i 190 del “Docg Riserva 10 anni Castelletto Vigna Madonna Assunta La Villa”: statene certi, sono soldi ben spesi!

Una tappa e un traguardo 

“Il coraggio di credere nei propri sogni” è il titolo dato alla serata organizzata per celebrare, come ha detto Rodolfo, di poco più giovane della Cantina fondata dal padre, una tappa di una continua crescita ma anche un importante traguardo.

Evento, lo si può dire, ottimo su tutti i fronti: i vini proposti ovviamente, adeguata panoramica di cinquant’anni di lavoro; le proposte culinarie, saldamente legate al territorio piemontese e italiano preparate in modo impeccabile; l’accoglienza cordiale; il clima famigliare e non ingessato, nonostante si stesse omaggiando una delle Cantine che hanno scritto la storia del vino nelle Langhe; la musica suonata, infine, piacevole, elegante, scelta senza cedere alla tentazione di strafare snaturandosi.

Significative anche le parole indirizzare da Rodolfo agli ospiti e alla famiglia, partendo dalla moglie, per il suo contributo all’azienda, e dai figli Valentino, col nome dell’indimenticabile nonno, e Isotta, invitati a sentirsi liberi di seguire qualsiasi loro sogno, ma senza dimenticare quello che è stato fatto dalla famiglia prendendolo come esempio.

“Questo compleanno – ha detto – è la festa di molte persone, che hanno contribuito alla storia dell’Azienda. Chi Rocche dei Manzoni l’ha sognata, concepita e creata: mio padre Valentino. Siamo qui grazie a lui, lo sento con me in tutte le scelte che faccio; mia madre Yolanda: senza di lei, mio padre non avrebbe portato a compimento il suo progetto. Un’altra persona le cui intuizioni sono l’immagine di quello che è oggi Rocche dei Manzoni, è stato mio fratello Alfonso, assieme a tutti i collaboratori, passati e presenti”. In 14 mesi Rodolfo ha perso i genitori e il fratello, ma la passione per il suo lavoro e il desiderio di proseguire nel sogno del padre l’ha salvato. Un sogno che si ripete ad ogni vendemmia e che Rodolfo ha reso moderno, ma nello stesso tempo sempre vicino a quello del padre.

I brindisi del 50°

Cullata dall’armonia delle note, come dicevamo, la “Couvèe Speciale Valentino DOOR 185th” era naturale protagonista dei brindisi della serata: le vibrazioni della musica restituiscono un sorso profondo, intenso, dal perlage fine e persistente per un vino fedele a rigorosa compostezza, dalla sensazione salmastra e tesa. Bella la sapidità e mineralità con note di mandorla e nocciola, oltre alle erbe aromatiche fini (63 euro).

Gli ospiti hanno continuato con “Tataya, Langhe Bianco Doc”, ottenuto da uve Chardonnay e Sauvignon: al naso fiori di acacia e biancospino, frutta a polpa bianca, mela golden, mandorla e frutta esotica, data dal sauvignon, con leggera aromaticità; un vino adatto ad antipasti, piatti di pesce e primi leggeri (14 euro).

Grande e attesissimo protagonista il re dei vini o il vino dei re: Barolo Docg “Big ‘d Big” annata 2013, da vigneti a Monforte d’Alba riconosciuti per la delicatezza e rotondità dei tannini; il terreno di base calcarea con componente argillosa dona morbidezza immediata. Il naso è ricco, delicato, ampio ed elegante di viola e marasca. Al palato si presenta morbido, rotondo, austero, con tannini estremamente vellutati: un vino decisamente di razza.(79 euro).

Un compleanno memorabile, insomma, che ha onorato un territorio, riconoscendo il lavoro visionario e appassionato dalla famiglia Migliorini, orgogliosa delle proprie radici piacentine solo trapiantate in terra di Langa.

Sante Lancerio
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