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Rolleri e Parenti (Confindustria): sull’energia svolta decisiva, oppure sarà decrescita

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Francesco Rolleri e Nicola Parenti

Francesco Rolleri: “Sull’energia siamo stanchi di ripetere le stesse cose. Oggi ci troviamo a subire le conseguenze di una crisi che era possibile prevedere. Addirittura già dodici anni fa, tutti sapevamo che sarebbe potuta arrivare ma, ancora una volta, si è preferito attenderla piuttosto che prevenirla, per poi puntualmente lamentarsi”. Non usa mezzi termini il presidente di Confindustria Piacenza, commentando la crisi energetica attualmente in corso.

Anni buttati

“Basta recuperare uno dei nostri convegni organizzato il 24 settembre del 2010 dal titolo Dalle rinnovabili al nucleare: ultimo appello per l’Italia, nel quale l’allora presidente dei Giovani Industriali Nicola Parenti sembrava descrivere esattamente la situazione che stiamo vivendo oggi”, aggiunge. E il presidente Rolleri richiama proprio un passaggio del discorso pronunciato allora da Parenti: “L’Italia è già ora il primo Paese al mondo per dipendenza energetica dall’estero […] La conseguenza è che il prezzo dell’energia in Italia risulta estremamente volatile, estremamente alto ed […] in futuro non vi potrà nemmeno essere la certezza della fornitura… a meno che non si riescano a continuare nel tempo gli equilibrismi politici con i vari Gheddafi, Putin, eccetera”.

Così, “viene la pelle d’oca a rileggere quelle frasi dopo dodici anni, perché l’equilibrio precario sul quale poggiavamo era sotto agli occhi di tutti, e non lo vedeva solo chi non lo voleva vedere”, prosegue il presidente di Confindustria Piacenza. C’è stato “un mix di inerzia e mancanza di volontà nell’investire in un mix energetico più equilibrato, pulito nel lungo termine e che garantisse autosufficienza nel breve termine. S’è dimenticato che anche l’energia elettrica è materia prima: se vogliamo un’Italia manifatturiera bisognerà trovare il modo di alimentare le fabbriche. Siamo perennemente in ostaggio del prossimo ‘no’: o si agisce adesso oppure si rischia di disperdere un patrimonio di aziende. Quelle che consentono al nostro Paese di essere nel G7 e di rappresentare la seconda manifattura d’Europa”, conclude Rolleri.

Parenti: rischio razionamenti

Nicola Parenti, oggi vicepresidente di Confindustria Piacenza con delega all’energia, ricorda quel convegno: “Parlavamo di ‘Ultimo appello per l’Italia’, da allora abbiamo perso parecchi treni ed opportunità. Ora siamo in fortissimo ritardo; serve una transizione energetica che permetta anzitutto alle aziende di essere certe sulla fornitura di energia e non temere razionamenti, cosa che incredibilmente nel 2022 non possiamo più dare per scontata; ma poi soprattutto di competere sui mercati internazionali senza la zavorra di costi energetici perennemente superiori a quelli sostenuti dalla concorrenza estera”.

Proposte concrete

Il vicepresidente Parenti avanza proposte concrete a riguardo: “Ci serve un mix energetico che integri il gas naturale, che è presente anche nei nostri mari, alle rinnovabili e ponga le basi per poter giocare un ruolo di prim’ordine anche nel nucleare, recuperando le nostre storiche competenze. Sia chiaro, quando parlo di rinnovabili non mi fermo al fotovoltaico. Io parlo di coraggio di investire e andare oltre anche per quanto riguarda gli impianti eolici e idroelettrici. Parlo di grandi opere. È impensabile che tutte quelle più importanti, come ad esempio gli invasi, si fermino alla prima metà del Novecento. La nostra idea di politica industriale parte inevitabilmente dalla ricerca dell’indipendenza energetica. L’Italia è un Paese che da questa crisi deve imparare a pianificare per tempo”.

No all’inverno industriale

La palla per Parenti ora passa alla politica: “Chiediamo al prossimo governo e agli enti locali di farsi interpreti di questa richiesta, attraverso azioni forti e immediate. Ognuno può e deve fare la sua parte. L’alternativa è un lungo inverno industriale. Un’Italia costretta ad una conversione forzata verso attività poco energivore, che perderebbe le proprie eccellenze industriali, milioni di occupati e il proprio know-how maturato dal boom economico degli anni ’50 ad oggi”.

Sinceramente, conclude il vicepresidente di Confindustria, “ci amareggia fortemente vedere aziende straordinarie che non possono produrre perché in passato sono state fatte scelte sbagliate. Scelte che forse nel breve termine hanno anche generato consenso, ma nel medio lungo periodo ci hanno reso tutti più deboli e meno competitivi. Per non parlare delle famiglie, chiamate nei prossimi mesi ad una spesa gravosa che per tante si rivelerà insostenibile. Il dramma non è solamente economico ma anche sociale».

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