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Rolleri: Piacenza vale! Per crescere non dobbiamo aver paura di sbagliare

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Francesco Rolleri, presidente di Confindustria Piacenza (foto Del Papa)

Francesco Rolleri suona la carica e non solo al mondo delle imprese. Per il presidente di Confindustria Piacenza oggi la parola d’ordine è trasformazione. “E noi siamo in prima linea per stimolarla e sostenerla sul nostro territorio”. Perché, afferma con convinzione il leader degli imprenditori, “Piacenza vale. E per crescere, come mi ha insegnato mio padre, non dobbiamo aver paura di sbagliare”.

Presidente, lei parla di trasformazione come se fosse una condizione imprescindibile, l’unica chiave per aprire le porte del futuro: da dove le arriva questa certezza?
“In un mondo che è profondamente cambiato a causa della pandemia, chi è rimasto fermo e chi rimarrà fermo è destinato a restare escluso. E questo vale non solo per il mondo delle imprese, ma anche per gli enti locali. Il vecchio modo di gestire le nostre aziende, di affrontare i mercati, come quello di amministrare il territorio, non ha più ragione di esistere. Ci sono nuove necessità e bisogna saperle interpretare per andare nella giusta direzione”.

Qualcuno ha già iniziato o c’è ancora tutto da fare?
“Quest’anno abbiamo già visto esempi concreti e positivi di questo trend, con aziende piacentine che hanno investito e stanno investendo in tal senso. Pensi all’acquisizione del marchio Bonomi da parte di Musetti nel settore agroalimentare; oppure all’accordo tra la Mae della famiglia Rovellini e Leonardo, per il progetto di ricerca sulla fibra di carbonio. È stato annunciato l’ampliamento delle attività produttive della famiglia Groppalli, che tra l’altro riqualifica una grande area industriale dismessa. Poi abbiamo visto con grandissima soddisfazione uno dei nostri vicepresidenti, Valter Alberici, investire nella Mandelli, marchio storico della meccatronica piacentina, con la volontà di rilanciare una delle attività produttive di punta della nostra economia. Senza dimenticare i fermenti tra le nostre giovani promesse imprenditoriali, come Alessandro Fanni e la sua CShark, che si stanno lanciando nel settore hi-tech”.

Come state lavorando in quest’ultimo campo così strategico?
“Abbiamo deciso di aderire al Village di Parma, un’acceleratore di imprese, appoggiando le start up che hanno iniziato a fatturare e sono alla ricerca di finanziatori per decollare. Un esempio concreto di come stiamo sostenendo crescita e trasformazione delle imprese più giovani e promettenti”.

Quali sono le altre carte da giocare guardando al 2022 e agli anni successivi?
“Sono convinto che l’Italia, e Piacenza con lei, dev’essere una protagonista di questa nuova rivoluzione industriale che abbiamo davanti e che passa dalla transizione digitale e da quella ecologica. Abbiamo un vantaggio sugli altri Paesi che non deriva solo dalla nostra capacità di risposta, dal fatto che nonostante siamo stati tra i più colpiti dalla pandemia, oggi stiamo reagendo con un forte rimbalzo dei fatturati. Non avendo materie prime, le nostre capacità industriali si basano da sempre sulla nostra bravura nel trasformarle in beni di qualità e nell’automatizzare i processi produttivi. E qui bisogna ringraziare chi ha deciso di investire sull’innovazione digitale di questa officina d’Europa che è il nostro Paese con gli incentivi per l’Industria 4.0 e la Transizione 4.0 nel settore manifatturiero”.

Un percorso di incentivi che però finirà nel 2023…
“E che noi speriamo non sia così. Ci auguriamo che si continui in un accompagnamento graduale per completare questa trasformazione complessiva del nostro settore industriale, migliorando ulteriormente la nostra produttività. E questo lo dico non solo pensando a operazioni di reshoring o backshoring, e cioè al rientro di aziende o produzioni andate all’estero in passato. Credo sia venuto il momento di impiantare anche a Piacenza attività che fino ad oggi non avevamo mai pensato di poter vedere qui, perché oggi siamo in grado di essere più bravi e competitivi degli altri anche nelle newco”.

In questo quadro, a Piacenza cosa sta succedendo?
“Siamo partiti da quelle che all’inizio del mio mandato avevamo chiamato ‘Sinergie per lo sviluppo’ e che abbiamo concretizzato all’interno di Confindustria in ‘Spazio crescita’. L’obiettivo è aggregare gli imprenditori e le aziende migliori in modo trasversale per investire sul nostro territorio. Anche mettendo a disposizione del mondo piacentino esperienze e strumenti finanziari di alto livello”.

Si può dire che a Piacenza è in atto una trasformazione anche sul piano della cultura d’impresa?
“Guardi, oggi per crescere bisogna unirsi, facendo economie di scala e di scopo su produzioni e reti commerciali per essere più competitivi soprattutto sui mercati esteri. E la risposta è sì, a Piacenza la cultura d’impresa sta cambiando: per quanto essere piccoli possa dare dei vantaggi nella cura delle produzioni, sul piano globale ti rende sempre meno vincente. Quindi dobbiamo crescere senza perdere le nostre radici territoriali, ma guardando ai mercati sul piano globale, guardando al mondo; e le assicuro che anche se c’è ancora tanto da fare per migliorare, molti miei colleghi l’hanno capito e si stanno muovendo insieme con noi per ottenere questi risultati”.

Tutto molto bello; ma se si resta ancorati alle proprie radici, serve anche un cambio di passo della Pubblica amministrazione per dare risposte più veloci e di qualità a chi investe sul territorio, o sbaglio?
“Noi siamo al fianco delle nostre amministrazioni locali. Pensi solo all’ultimo progetto elaborato dal Rict (il gruppo di imprese di Confindustria dedicato a comunicazione e tecnologia, ndr) sulla Smartcity che abbiamo donato al Comune di Piacenza. Noi ci siamo per mettere a disposizione risorse e know-how. E qui, dopo aver fatto una lunga esperienza negli enti locali, prima da sindaco di Vigolzone e poi da presidente della Provincia, spezzo una lancia a favore degli enti locali”.

Ci dica presidente Rolleri…
“Le regole devono cambiare a livello centrale per velocizzare le procedure burocratiche. Pensi per esempio agli appalti pubblici: da anni tutta la normativa si è spostata sulle procedure per evitare che tra i partecipanti alle gare ci siano imprese con infiltrazioni della criminalità organizzata. Tutto questo ha raddoppiato se non quadruplicato i tempi che impiega la nostra Pa per lanciare un bando di un’opera pubblica rispetto a quanto avviene in altri Paesi europei”.

Quindi?
“Per modificare questo stato di cose bisogna ribaltare la situazione, cambiare l’approccio: far partire gli appalti prima e incrementare le risorse per i controlli durante i lavori o successivamente. Serve più fiducia. Quando si fa una gara d’appalto non si può continuare a pensare che dall’altra parte ci sia un potenziale delinquente. Questo rallenta tutta la nostra macchina burocratica. Non basta, le faccio altri due esempi di quanto avviene all’estero: negli Stati Uniti oggi fondo una nuova società e dopo una settimana posso iniziare a costruire il mio business, mentre le pratiche burocratiche arrivano dopo e ho un anno per completarle; da noi purtroppo non è così… Secondo esempio: le verifiche fiscali”.

Altro terreno minato…
“Proprio così. In Germania l’Agenzia delle entrate in caso di una verifica ti avverte 15 giorni prima e tu hai tutto il tempo di preparare la documentazione necessaria. In un’ottica di collaborazione si viaggia velocemente da una parte e dall’altra. Da noi, quando arriva una verifica, sembra di vedere un blitz per incastrare un’organizzazione di narcotrafficanti. E per un mese o anche di più sostanzialmente l’azienda si ferma… Anche qui serve una nuova mentalità nel rapporto tra Amministrazione pubblica e privati”.

Però è innegabile che la criminalità sia ben presente in campo economico, soprattutto dove ci sono in ballo soldi pubblici e sto pensando all’arrivo dei fondi del Pnrr.
“Vero, nessuno lo nega e l’arrivo di queste risorse potrebbe essere l’occasione giusta per una riforma. Ma la ricetta è sempre la stessa: vanno incrementati i controlli e devono essere più mirati, anche attraverso l’incrocio digitale di tutte le banche dati a disposizione delle forze dell’ordine. Mi creda, le aziende infiltrate dalla criminalità non piacciono prima di tutto agli imprenditori onesti. Per Confindustria vanno eliminate dal mercato il prima possibile, perché sul piano economico rappresentano una concorrenza sleale e penalizzano molto chi si muove correttamente con capitali sani”.

Passiamo ad un altro dei vostri cavalli di battaglia, quello della formazione e della necessità di colmare il deficit di risorse tecniche.
“Sempre nell’ottica della trasformazione, gli investimenti nella scuola ci vedono molto indietro rispetto agli altri Paesi europei. Noi come Confindustria Piacenza in particolare abbiamo un focus sugli istituti tecnici e bisogna colmare il più velocemente possibile questo gap, ad esempio per sostituire laboratori che definire arretrati è un eufemismo. Anche nel 2022 faremo la nostra parte, ma non vorremmo essere soli, servono più risorse per la formazione che si devono muovere dal livello centrale”.

In questo contesto, mi pare che siano usciti i primi bandi del Pnrr per l’edilizia scolastica e universitaria…
“Bene, ma non basta. Se ci sono scuole in cattive condizioni bisogna di certo intervenire, ma non si può pensare solo ai muri. Le scuole vanno riempite di contenuti e di studenti, cosa che con il calo demografico in atto rischia di diventare sempre più difficile”.

Come si affronta il problema della denatalità, che sembra irreversibile?
“Deve passare il concetto che i figli che nascono rappresentano sì un bene per la loro famiglia, ma anche per la collettività, per lo Stato di cui diventano cittadini, e non faccio differenze tra italiani e stranieri. Tutta la comunità, noi compresi, deve farsene carico e bisogna essere molto concreti. Servono asili nido che fino alle fasce di reddito medio devono essere gratuiti, agevolando l’occupazione femminile; servono risorse dirette e più cospicue per il mantenimento dei figli fino alla maggiore età. Una famiglia si deve sentire non solo più ricca perché ha dei figli, ma la deve diventare anche economicamente con l’aiuto dello Stato. Perché non dimentichiamoci mai che questi saranno i lavoratori di domani, quelli che pagheranno anche le pensioni di chi i figli non li ha voluti”.

Un’ultima domanda sulle elezioni comunali di Piacenza della prossima primavera: come le vede presidente Rolleri?
“Penso che la logica vincente sia volare alto. Speriamo che gli elettori possano valutare dei programmi che vadano al di là dei cinque anni di mandato, dei progetti a lungo termine per disegnare un futuro ad ampio respiro della nostra città. E Confindustria, come sempre, sarà pronta a dare il suo contributo”.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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