Cultura

Romanzo Quirinale (terza puntata): il poker Leone, Pertini, Cossiga e Scalfaro

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Dall'alto in senso orario: Giovanni Leone, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro; sotto, il palazzo del Quirinale (foto di Wolfgang Moroder)

Romanzo Quirinale: terza puntata del nostro viaggio nella storia del Colle e dei presidenti della Repubblica, in attesa della nuova elezione del capo dello Stato tra fine gennaio e inizio febbraio.

Arriva Leone

Siamo alla fine del 1971, si elegge il 6° capo dello Stato; non c’è accordo e con una votazione che si prolunga dal 9 dicembre si arriva nel pieno delle festività natalizie. Quando viene eletto al 23° scrutinio il 29 dicembre, Giovanni Leone supera di un soffio la maggioranza fissata a 505 voti, con 518 consensi su 996.

Anche stavolta il candidato ufficiale della Dc era il presidente del Senato Amintore Fanfani, al quale socialisti e comunisti opponevano Francesco de Martino. Visto che sul nome di Fanfani (divisivo all’epoca come potrebbe esserlo oggi quello di Matteo Renzi) non si riusciva a trovare una maggioranza, al 21° scrutinio si avanza la candidatura di Leone, insigne giurista partenopeo, più volte presidente del Consiglio.

Inizialmente anche Leone soccombe ai franchi tiratori democristiani (46 all’ultimo scrutinio) e per riuscire ad essere eletto deve accettare i voti dell’estrema destra, cosa che gli verrà rinfacciata per tutto il suo controverso mandato. Con lui sale al Colle la splendida moglie, donna Vittoria Michitto, che ridà smalto al ruolo della première dame, accostandosi a figure come quella di Jaqueline Kennedy.

Lo scandalo Lockheed

Gli ultimi mesi del settennato di Leone sono sconvolti dallo scandalo Lockheed nel quale sembrava coinvolto lo stesso Quirinale. Una serie di inchieste da macchina del fango – tra cui spicca la firma della giornalista Camilla Cederna che culmina nella pubblicazione del suo libro “La carriera di un Presidente” – spingono Leone alle dimissioni il 15 giugno 1978, sei mesi prima della scadenza del suo mandato. Vent’anni dopo verrà completamente scagionato e riceverà le scuse dei responsabili delle inchieste.

Canti e corna

Leone, politico e avvocato eccellente, è un napoletano verace. Per due volte il suo atteggiamento viene ritenuto poco presidenziale: quando in visita ufficiale a New York intona “Funiculì funiculà” con gli emigrati italiani di Little Italy, e quando fa le corna rivolto ai contestatori dell’università di Pisa, immagine che gira per tutto il mondo.

L’era di Sandro Pertini

In quel 1978 che ha appena assistito al rapimento e alla tragica morte di Aldo Moro, col Quirinale sotto scacco, l’elezione di Sandro Pertini non è semplice. Sono necessari 16 scrutini per arrivare alla designazione dell’esponente socialista che poi viene eletto con 832 voti su 995 votanti il 9 luglio.

In vacanza con Wojtyla

Pertini, pur vantando un ricco medagliere come capo partigiano e come presidente della Camera, non era mai stato al Governo. Il presidente ligure sarà ricordato come uno dei migliori capi dello Stato soprattutto per la sua prorompente umanità e per il grande favore che riscuoteva nell’opinione pubblica. Più che la sua opera di supremo magistrato, di lui si ricordano le gite sull’Adamello con papa Wojtyla, la partecipazione alla tragica vicenda di Vermicino, come quella alla finale della Coppa del mondo a Madrid; poi le entusiastiche visite a quasi tutte le città d’Italia e il Quirinale aperto ai bambini. Da ricordare anche la moglie, Carla Voltolina, anche lei giornalista e partigiana come il marito, che era amata quasi come lui.

Cossiga il picconatore

Di tutt’altra specie politica il democristiano Francesco Cossiga. Eletto il 3 luglio del 1985 al primo scrutinio, con 752 voti su 997, Cossiga aveva ricoperto quasi tutto il cursus honorum, da ministro dell’Interno a presidente del Consiglio, e da presidente del Senato a presidente del Consiglio europeo.

Per i primi cinque anni il sassarese Cossiga rimane il “notaio” della Repubblica, con interventi misuratissimi e grande uso della moral suasion. Poi, improvvisamente, e non sapremo mai se per colpa di una rotella che aveva iniziato a girare male o se per colpa di qualche sgarbo ricevuto dal mondo della politica, inizia a “esternare” su tutto e su tutti, togliendosi i famosi “sassolini dalla scarpa”, tanto che all’epoca si discute di un suo possibile impeachement.

Pressato da tutte le parti, Cossiga si dimette due mesi prima della fine del suo mandato, il 28 aprile 1992. La moglie, donna Giuseppa Sigurani è stata la più refrattaria ai riflettori. Di lei non esistono praticamente immagini pubbliche, non si è mai vista al Quirinale neppure nei momenti più solenni e lo stesso Cossiga non ha mai risposto alle domande che riguardavano la moglie. 

Scalfaro il bacchettone

È il 28 maggio del 1992: al 16° scrutinio, con 672 voti su 1.005, sull’onda della strage di Capaci dove cinque giorni prima hanno perso la vita Giovanni Falcone e gli uomini della sua scorta, viene eletto al Quirinale Oscar Luigi Scalfaro. Il nuovo presidente è vedovo, farà le funzioni di first lady la figlia Marianna.

Democristiano e cattolico con un coté da integralista, il novarese Scalfaro era famoso per aver redarguito pubblicamente anni prima una signora in un ristorante all’aperto perché, a suo parere, la stessa aveva le spalle nude ed era sconveniente. La sua elezione coincide con l’esplosione del caso di “mani pulite”; non arriva mai a toccare il Quirinale, ma disastra interamente il ceto politico della prima Repubblica.

Scalfaro nella sua lunga carriera era stato ministro diverse volte, anche dell’Interno, ma non era mai stato presidente del Consiglio. Famosi i suoi scontri con Berlusconi, all’epoca trionfante. Dando il via al Governo Dini sarà il presidente che inizierà la stagione degli Esecutivi tecnici votati sì dal Parlamento, ma senza una base popolare, strada poi ripresa da Napolitano e Mattarella.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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