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Romanzo Quirinale, ultima puntata: dal banchiere del popolo al fine tessitore

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Il cortile interno del Quirinale; nei riquadri, da sinistra, Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella

Romanzo Quirinale: quarta e ultima puntata della saga dedicata ai presidenti della Repubblica. Il ciclo si chiude con i tre capi dello Stato del nuovo secolo, in attesa che tra fine mese e i primi di febbraio, venga eletto il prossimo inquilino del Colle che resterà in carica per i prossimi sette anni.

Il banchiere del popolo

Carlo Azeglio Ciampi è il secondo presidente che proviene da Bankitalia (il primo era stato Einaudi; Draghi – se eletto – sarebbe il terzo). Il governatore non ha un profilo politico definito: dapprima viene nominato presidente del Consiglio da Scalfaro in un Esecutivo tecnico di transizione, comprendente quasi tutti i partiti; poi è ministro del Tesoro e del Bilancio nei Governi Prodi e D’Alema.

Apprezzato per il rigore, la competenza e la moderazione, viene proposto come 10° presidente della Repubblica da Massimo D’Alema e accettato subito da tutti. Il 18 maggio 1999 riceve 707 voti su 1010 e viene eletto al primo scrutinio come Cossiga. Nonostante la crisi che l’Italia ha attraversato tra il 1999 e il 2006, con la coda di tangentopoli e il contrastato ingresso nell’euro, il livornese Ciampi è sempre stato molto amato dalla gente; tanto popolare che si era parlato anche per lui di un reincarico. Il presidente Ciampi però aveva risposto: “il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”. Molto apprezzata anche la first lady, donna Carla, dal sorriso smagliante e rassicurante.

Il grande decisore

Il cursus honorum di Giorgio Napolitano, 11° capo dello Stato, è di tutto rispetto. Deputato del Pci dal 1953, poi presidente della Camera e ministro dell’Interno, nominato senatore a vita da Ciampi, il politico napoletano viene eletto al quarto scrutinio, con 543 voti su 990, il 15 maggio del 2006. Alla caduta del II Governo Prodi è costretto ad incaricare Silvio Berlusconi che costituisce il suo quarto Esecutivo. Resterà in sella dal 2008 al 2011, quando Berlusconi sarà costretto alle dimissioni dalla crisi finanziaria dello spread. Molti commentatori hanno osservato che Napolitano, assieme alle cancellerie europee, aveva una certa responsabilità per la caduta di Berlusconi (che senz’altro non amava né apprezzava). Certamente sua l’idea del Governo Monti e, successivamente, di quello guidato da Enrico Letta.

Per molti, Napolitano, invece di fare il notaio e il garante della Costituzione come quasi tutti i suoi predecessori, aveva trasformato il Quirinale nella vera cabina di regia della politica italiana, costretta a obbedire ai suoi diktat. Ovviamente, stante la sua appartenenza politica, tale atteggiamento era molto gradito da tutta la sinistra e molto osteggiato dalla destra. E per questo è stato considerato un capo dello Stato divisivo.

Ciò nonostante, nell’aprile 2013 alle elezioni per il suo successore, Napolitano viene richiesto di accettare la sua riconferma per la grave crisi politica in corso: dai famosi 101 franchi tiratori contro la candidatura di Prodi a Franco Marini bruciato al primo scrutinio con soli 521 voti sui 672 necessari per salire al Colle. Napolitano viene rieletto così al sesto scrutinio con 738 voti su 997. Dall’aprile 2013 resterà in carica fino al gennaio 2015, quando darà le dimissioni. Più accattivante del marito donna Clio, apprezzata per il piglio deciso e la sua idiosincrasia per le sale dorate del Palazzo.

Il fine tessitore   

Proposto da Matteo Renzi, in quel periodo del 2015 Sergio Mattarella è giudice costituzionale; deputato dal 1983, aveva rivestito importanti incarichi: ministro della Difesa, vicepresidente del Consiglio con D’Alema, ministro della Pubblica istruzione e dei Rapporti col parlamento. Siciliano cresciuto nella Dc, fino alla sua elezione era noto anche per l’omicidio del fratello Piersanti ad opera della mafia nel 1980.

Mattarella viene eletto al quarto scrutinio con 665 voti su 995, il 3 febbraio del 2015. È il 12° capo dello Stato, e arriva al Quirinale da vedovo, così il ruolo di prima signora del Colle in questi anni è spettato alla raffinata figlia Laura.

Passa alla storia come uno dei presidenti più amati e popolari, nonostante il suo carattere schivo e riservato. Molto apprezzate le sue scelte (non ultima quella di Draghi alla presidenza del Consiglio) e la sua attività in tutto il settennato. Felpato, mai arrogante, fine tessitore e uso a sussurrare più che a fare proclami stentorei (l’esatto opposto di Scalfaro e Cossiga), Mattarella è stato molto gradito anche dalle più importanti cancellerie. Esemplare la sua ferma intenzione di non essere rieletto, sempre che le condizioni del Paese non lo costringano ad accettare all’ultimo momento.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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