Salumi piacentini: nell’ultimo mese lo spot pubblicitario dedicato a coppa, pancetta e salame del nostro territorio ha tambureggiato ovunque. “Salumi piacentini…” in televisione, alla radio e sulla stampa. La campagna di comunicazione intitolata “Una storia antica” è stata realizzata dalla TerraTrema Film e la pianificazione e l’acquisto degli spazi è stato gestito direttamente dal Consorzio Salumi Dop Piacentini. Il tutto con il contributo dei fondi dell’Unione europea.
“Oggi i tre salumi Dop piacentini si trovano in vendita in quasi tutte le regioni italiane grazie all’intensa attività promozionale svolta negli ultimi anni dal Consorzio”, ha spiegato Antonio Grossetti, presidente del Consorzio di tutela salumi dop piacentini. “Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di pianificare la campagna ‘Una storia antica’ a livello nazionale”. L’obiettivo, ha concluso Grossetti, “è quello di aumentare la notorietà e la reputazione dei nostri Salumi Dop e di contribuire alla tenuta delle vendite, in un momento così difficile, nel periodo prenatalizio comunicando, attraverso la sincera spontaneità di un bimbo, l’alta qualità delle eccellenze del nostro territorio”.
Manca qualcosa…
Bello no? L’impegno va premiato, non c’è dubbio. Tuttavia forse c’è qualcosa che non va sul piano della comunicazione. Senza tanti giri di parole, andiamo al sodo: non c’è il brand Piacenza, che non può essere ridotto a un aggettivo. Provate a pensarci, restando nello stesso campo, quello dei salumi. Prosciutto di Parma oppure parmense o parmigiano? Prosciutto di San Daniele o sandanielese? E poi, culatello di Zibello o zibbellese? Spalla cotta di San Secondo o sansecondina? Salame di Felino o felinese?
Tutto qui. Il Consorzio può anche avere nel suo nome “Salumi piacentini”. Ma o decidiamo che il brand Piacenza va messo in primo piano sempre e comunque, e quindi scriviamo, diciamo, linkiamo “Salumi di Piacenza”, coppa, pancetta, salame di Piacenza o, appunto, restiamo un aggettivo. E così prestiamo il fianco ai vari parmesan prodotti in giro per il mondo. Perché, come diceva qualcuno, anche e soprattutto nella comunicazione la forma è sostanza. E la sostanza, sempre, dev’essere il made in Piacenza, inteso naturalmente come il nostro intero territorio.
Una storia antica
Che dire, prendendo spunto dal titolo della campagna “Una storia antica”, sembra quasi che da tempo immemorabile Piacenza non riesca ad utilizzare il suo nome come un marchio indelebile perché non crede fino in fondo in se stessa, nel suo primato, nella qualità di quello che fa, che produce, che ha da offrire a tutti i livelli, da tutti i punti di vista, in tutti i campi. E quindi non riesca a raccogliere attorno al suo nome l’impegno di tutti, a favore di tutti, anche nel marketing territoriale.
Il nostro, badate bene, non è puntiglio, orgoglio o campanilismo di sorta. Ragioniamo da meri comunicatori. E la morale che arriva anche dallo spot dei salumi piacentini è sempre quella: a Piacenza, per lanciare Piacenza, serve un cambio di mentalità.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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