Cultura

La salute dei Papi: dal ricovero di Francesco ai problemi dei suoi predecessori

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Papa Francesco durante l'Angelus dal Policlinico Gemelli di Roma

La salute dei Papi: la sua cura, nel corso del tempo, ha ricalcato abbastanza fedelmente l’evoluzione toccata a quella riservata alla gente comune. Certo, i vescovi di Roma hanno sempre potuto contare su un’ampia disponibilità di persone e di mezzi. Forse, però, rispetto al modo di far fronte alla malattia, i Pontefici sono trattati relativamente meglio oggi. Ciò dipende non solo dal fatto che la medicina, con la scienza, ha compiuto a beneficio di tutti dei progressi giganteschi e in molti casi decisivi. È soprattutto la standardizzazione delle terapie e delle tecniche ad aver sottratto quest’illustre categoria di pazienti a tentativi più o meno maldestri di cure e rimedi speciali.

Partiamo dall’ultima notizia in tema: il ricovero, tuttora in corso, di Papa Francesco al Policlinico Gemelli di Roma, per l’intervento chirurgico addominale dello scorso 4 luglio. Passeremo, quindi, in rassegna le esperienze dei suoi predecessori, prossimi e più lontani nel tempo.

I problemi di Papa Bergoglio 

Il Pontefice è stato ricoverato per essere sottoposto ad intervento di stenosi diverticolare sintomatica. Questa patologia affligge per lo più il colon discendente, all’altezza della porzione terminale sigmoidea. I diverticoli sono estroflessioni della mucosa e della sottomucosa intestinale. La presenza di diverticoli è ricorrente nelle persone anziane. La patologia diventa sintomatica a seguito della formazione di infezioni all’interno dei diverticoli.

L’intervento, eseguito in anestesia generale dal professor Sergio Alfieri, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia digestiva del Gemelli, è durato 3 ore. In corso d’operazione, è stato necessario un cambiamento della tecnica preventivata. Infatti, si era pensato inizialmente di procedere per via laparoscopica. Sul momento, si è invece reso necessario ricorrere alla modalità a cielo aperto. L’esame istologico del tratto di intestino asportato ha escluso la presenza di neoplasie. Il decorso post-operatorio è regolare. La degenza ospedaliera del Pontefice dovrebbe concludersi in questi giorni. 

Domenica scorsa, il Papa si è affacciato sul piazzale del nosocomio romano da un balconcino al 10° piano, adiacente alle stanze in cui alloggia, per la tradizionale recita dell’Angelus domenicale. È apparso in buone condizioni e ha ringraziato tutti per l’affetto e le preghiere riservategli. Ha anche elogiato il servizio sanitario nazionale, che assicura universalmente le prestazioni necessarie.

Ricordiamo che, a parte questa patologia addominale, Papa Francesco soffre in modo ricorrente di sciatalgia. Ha subito nel 2019 un intervento agli occhi per la cataratta e oltre 60 anni fa, nel 1957, l’asportazione di una parte del polmone destro a seguito di una polmonite. Paziente difficile perché insofferente alle limitazioni della sua attività, ha scelto non a caso di operarsi in luglio, quando riduce gli impegni della sua agenda per un meritato riposo estivo.

La salute dei Papi nel Secondo dopoguerra

Parlando dei predecessori di Papa Francesco, non possiamo non riferirci anzitutto a san Giovanni Paolo II. È stato proprio con Papa Wojtyla che le malattie del vicario di Cristo hanno lasciato l’ovattata intimità vaticana per sbarcare nel contesto ospedaliero e, in pari tempo, finire sotto la lente dei media e dell’opinione pubblica. L’esordio fu traumatico: l’attentato in piazza San Pietro del 13 maggio 1981, di cui è da poco ricorso il quarantennale.

Dopo quel primo ricovero al Gemelli, ne seguirono ben altri 9, dovuti alle più diverse patologie: tumore all’intestino, lussazione della spalla, frattura del femore, appendicite, fino alle ultime complicanze respiratorie del Parkinson, che lo condussero alla morte il 2 aprile 2005. È noto che il Papa, a causa di queste traversie, ebbe a definire il policlinico Gemelli come il “Vaticano n° 3”.

Caso speciale di salute fu, ovviamente, quello che riguardò Giovanni Paolo I, il Papa che sedette sulla cattedra di Pietro per soli 33 giorni, in quello stesso anno 1978, in cui Wojtyla venne chiamato a succedergli. La morte irruppe improvvisa, si disse per infarto, anche se taluni ipotizzarono un’embolia. Per non parlare delle illazioni, che l’improvvisazione della comunicazione vaticana sul ritrovamento del cadavere finì direttamente per alimentare.

Anche i santi Pontefici Paolo VI e Giovanni XXIII ebbero problemi di salute noti, pur se trattati diversamente. Papa Montini subì l’asportazione della prostata nel 1967, ma allora l’intervento fu fatto in Vaticano, con una sala operatoria appositamente attrezzata nell’appartamento papale. Papa Roncalli, invece, non necessitò della chirurgia, perché il tumore allo stomaco da cui era affetto era già in stato avanzato quando venne diagnosticato. Quanto a Pio XII, più che il declinare estremo della sua salute, rimase celebre la spregiudicatezza dell’archiatra Galeazzi Lisi, che vendette ai giornali le foto dell’agonia del Pontefice, scattate proditoriamente al capezzale di Castelgandolfo.

Sospetti, mali scomparsi o debellati

Come si accennava all’inizio, la malattia e la morte dei Papi hanno sempre attirato attenzione, non scevra da morbosa curiosità, speculazioni più o meno interessate e, talvolta, autentiche calunnie. Ad esempio, qualcuno si è spinto ad ipotizzare addirittura l’avvelenamento di Pio XI nel 1939, solo perché tra i suoi medici figurava il padre di Clara Petacci, l’amante del Duce, con il quale i rapporti erano molto tesi dopo l’alleanza col Führer e la svolta antisemita fascista.

Nel corso dei secoli, i Papi hanno sofferto di svariati malanni, taluni dei quali oggi scomparsi, o comunque innocui perché facilmente curabili. Basti pensare alla gotta (tipica dell’alimentazione ricca, un tempo propria ordinariamente solo dei benestanti), o alla malaria. È capitato spesso che i Pontefici si ammalassero in seguito alla cavalcata che li conduceva alla presa di possesso della cattedrale di Roma, l’arcibasilica del Laterano. In genere, comunque, fino all’avvento degli antibiotici nel secolo scorso, qualsiasi infezione poteva rivelarsi mortale, o comunque molto grave e anche i Papi non potevano sottrarsi a questo rischio.  

Due libri sulla salute dei Papi

Concludiamo con due note bibliografiche sul rapporto tra i Papi e la salute. Agostino Paravicini Bagliani faceva acutamente notare, in un libro di parecchi anni fa (“Il corpo del Papa”, Einaudi, 1997), che la corporeità papale non si riduce a quella fisica, ma comprende anche quella simbolica, connessa alla funzione ecclesiale del Pontefice. Giorgio Cosmacini, in un saggio del 2018 (“La medicina dei Papi”, Laterza), invita a considerare, in una prospettiva più ampia, il rapporto storico tra magistero papale e medicina come un percorso di avvicinamento ad un approccio olistico, cui l’ecologia integrale di Papa Francesco è approdata come ultima frontiera.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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