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Salvini: salvate il soldato Matteo in cerca di un posto al sole

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Matteo Salvini: ogni giorno spunta una nuova polemica. Dopo aver definito “accozzaglia” l’alleanza elettorale tra Carlo Calenda e il Pd, scopre che quella di centrodestra – accreditata come vincitrice alle elezioni del 25 settembre – diventa sempre di più un campo di battaglia. L’ultima proposta del leader leghista è di indicare i nomi dei ministri prima del voto. Gli è stato chiesto se vorrebbe tornare al Viminale ed ha risposto: “Io vado dove mi mandano gli Italiani”. Risposta diplomatica ma che non dice niente. Vuole il ministero dell’Interno o no?

Carosello di poltrone

Partiamo dal presupposto dettato dall’articolo 92 della Costituzione: “I ministri sono nominati dal presidente della Repubblica, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri”. Dunque l’ultima parola, anche su Salvini al Viminale, sarà di Sergio Mattarella. Che non sarà certamente intimidito dall’eventuale successo elettorale di Giorgia Meloni e soci, perché già all’inizio di questa legislatura si era opposto alla nomina di Paolo Savona a ministro dell’Economia (ci andrà infatti Giovanni Tria, cattedratico indipendente). Lo stesso aveva fatto Oscar Luigi Scalfaro nel 1994, quando si era opposto alla nomina alla Giustizia dell’avvocato di Silvio Berlusconi, Cesare Previti (che era andato infatti alla Difesa, mentre alla Giustizia si era insediato Alfredo Biondi).

Dove va Salvini?

Un divertente articolo de Il Foglio di ieri prende in giro Salvini affermando che non potrebbe andare all’Interno per le note diatribe sui migranti e sui citofoni degli spacciatori. Neppure alla Difesa per le posizioni critiche sull’invio delle armi all’Ucraina; né agli Esteri per la vicenda della maglietta di Putin che creerebbe non poco imbarazzo a Bruxelles o a Washington. Se andasse al Lavoro comincerebbe a baloccarsi sulla quota 100 o sulla Fornero. “Resta l’economia”, continua Il Foglio. Ma lì non vorrebbe andarci lui, conscio dei problemi che l’Italia dovrà affrontare in autunno, altroché flat tax al 15%. In conclusione, l’articolo propone per Salvini lo Sport.

Quello che Il Foglio mette in burla è davvero un problema per la Meloni, ammesso che sia lei a dare le carte. Se la Lega di Salvini si dovesse assestare sul 10%, certamente non si accontenterebbe di Turismo e Sviluppo economico come ha adesso con Mario Draghi. Ammesso di confermare Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia nei due ministeri, con l’aggiunta di Gian Marco Centinaio all’Agricoltura, com’era stato nel primo Governo di Giuseppe Conte, manca proprio la casella di Salvini.

Meloni frena

Nel frattempo sia Antonio Tajani (Forza Italia) che Giorgia Meloni frenano sui nomi. La Meloni ha appena dichiarato che sui nomi si deciderà dopo le elezioni, in base ai risultati elettorali. L’unica cosa che le conviene fare, come abbiamo già scritto, e che probabilmente farà è giocare sull’indicazione di alcuni nomi di peso (Claudio Descalzi e Cesare Pozzi, ai quali si è aggiunto nei giorni scorsi l’economista Fabio Panetta, attuale membro del board della Bce) che tranquillizzino gli elettori e gli assetti internazionali.

Così, in questa situazione a dir poco caotica del centrodestra, per di più con la Lega che secondo i sondaggi perde voti ogni giorno, sentire Salvini che si permette di giudicare l’operato di Letta e Calenda sembra quantomeno grottesco.

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Collabora con le riviste L'Urtiga e Panoramamusei.

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