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Sbarchi bloccati in Libia: i meriti di Minniti e la Brigata 48

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Sbarchi quasi fermi. Dopo gli incrementi paurosi dei mesi scorsi, nell’ultimo periodo il flusso dei migranti ha subito un brusco rallentamento. Se nel luglio 2016 erano stati 23.552, nel luglio di quest’anno siamo passati a 11.459, meno della metà. E ad agosto? Guardiamo gli sbarchi dei primi 15 giorni: prima metà del mese 2017 a 2.245, mentre nel 2016 in tutto agosto erano stati 21.294.

Minniti sugli allori

Di chi è il merito? Secondo il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è dei 5 Stelle: “Questo primo grande risultato è stato ottenuto grazie al nostro pressing, che va avanti dall’aprile scorso”. Sarà, ma secondo la maggior parte dei commentatori il vero merito è invece del ministro dell’Interno Marco Minniti e della sua complessa attività. Due cose su tutte: codice di condotta per le Ong e collaborazione della nostra marina militare con la guardia costiera libica.

Libia: la fantomatica “Brigata 48”

Ma dalla Libia arrivano anche altre notizie. Secondo l’agenzia Reuters nel Paese avrebbe iniziato ad operare un’organizzazione paramilitare composta da centinaia di civili, poliziotti, esponenti militari guidata da un ex boss della mafia (si spera libica e non italica) chiamata “Brigata 48”. Intercetterebbe i migranti che stazionano in Libia in attesa dell’imbarco, per impedirne la partenza. E addirittura ne avrebbe rinchiusi un gran numero in improvvisati campi trincerati. Lo scopo? Cercare in qualche modo legittimazione per usufruire degli aiuti economici promessi dall’Italia e dal governo di Tripoli sostenuto dall’Onu. Il gruppo opera dalle parti di Sabrata, circa 70 km a Ovest di Tripoli. Ma le notizie sono frammentarie, non confermate e vanno prese con le pinze. La situazione però viene indirettamente confermata da Frontex. L’agenzia europea per il controllo delle frontiere ha affermato che “scontri a Sabrata” hanno contribuito al calo degli sbarchi di luglio, così come l’accresciuta presenza della guardia costiera libica.

Le anime belle delle Nazioni Unite

Ovviamente il rallentamento degli sbarchi in Italia non va bene a tutti. È dei giorni scorsi l’attacco di due esperti delle Nazioni Unite contro Minniti e l’Unione europea: “Il nuovo piano d’azione europeo e il codice di condotta dell’Italia per le Ong rischiano di portare a un aumento di morti nella traversata e violano i diritti dei migranti”. La sorprendente dichiarazione viene dal cileno Felipe Gonzalez Morales, relatore Onu per i diritti dei migranti, e dallo svizzero Nils Melzer, relatore contro la tortura. Peccato che Cile e Svizzera siano del tutto fuori dal dramma degli sbarchi.

L’altra accusa all’Italia

Ma i due Soloni non si arrestano. “Attenzione che la presenza di una missione navale (italiana, ndr) in acque libiche potrebbe essere considerata una violazione da parte dell’Italia del principio di non respingimento e delle obbligazioni conseguenti”.
In sostanza, accusano il nostro Paese di voler spostare le frontiere dell’Europa in Libia. Secondo “lor signori” bisognerebbe invece lasciare che i migranti vengano imbarcati sulle carrette del mare, cadano in pericolo di vita, rischiando di morire annegati – e sappiamo bene quante volte sia già successo – per poi essere salvati dall’Italia.

Sbarchi: nuove rotte per i migranti?

È ovvio che chiusa una strada se ne apre un’altra. Dalle parti di Gibilterra per esempio in una giornata la guardia costiera iberica ha salvato 600 persone in mare. Così come sono stati trovati due barconi carichi di migranti nel mar Nero, partiti dalla Turchia alla volta della Romania. Resta il problema della situazione libica che apre un altro fronte drammatico. Quello di migranti che vengono trattenuti contro la loro volontà in quelli che si possono definire dei campi “di concentramento” in condizioni sub umane e soggetti a violenze di ogni tipo. Anche se rappresentasse un deterrente alle partenze dai Paesi sub sahariani, è una situazione vergognosa da risolvere al più presto. 

Le mosse dell’Onu in Libia

Nel frattempo le Nazioni Unite con due agenzie, l’Unhcr e l’Oim, oltre pestare i piedi contro l’Italia, si stanno muovendo sul territorio libico. E hanno visitato il nord e l’area di Cufra. L’obiettivo è organizzare nuovi campi di assistenza e progetti di rimpatrio volontario, che Bruxelles ha deciso di finanziare con un primo stanziamento di 47 milioni di euro. E finalmente il problema dei migranti sembra prendere il respiro internazionale che merita.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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