Cultura

Scalabrini, festa da Piacenza al mondo: l’apostolo dei migranti diventa santo

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Giovanni Battista Scalabrini: il vescovo di Piacenza e apostolo dei migranti viene canonizzato oggi in Vaticano da Papa Francesco. Nel corso della solenne Eucaristia in piazza san Pietro, il beato sarà inscritto nei fasti della Chiesa cattolica insieme al laico salesiano Artemide Zatti (1880-1951), emigrato in Argentina e dedito alla pastorale dei malati. Sono passati 117 anni dalla morte del presule nella città emiliana (1905), dove ha svolto un trentennale e fecondissimo ministero episcopale. E ne sono trascorsi 25, da quando san Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato (1997), consentendone un primo e rilevante culto pubblico ecclesiale. 

È superfluo specificare i motivi, per cui un evento come questo è oggi provvisto di grande impatto, si può ben dire globale. Il fenomeno delle migrazioni, infatti, è uno dei nomi odierni della questione antropologica, a tutte le latitudini. Le circostanze epocali, oltre al carisma personale, hanno messo in condizione monsignor Scalabrini di essere un pioniere di questa sensibilità, in chiave non solo ecclesiale, ma anche civile e generalmente umana.

Da Como a Piacenza

Accanto all’epicentro romano, gli altri due poli maggiori delle celebrazioni sono Piacenza e Como. Della diocesi piacentina, si è già detto come sia stata retta da Scalabrini, dal 1875 alla morte. Per quanto riguarda il capoluogo lariano, bisogna sapere che il vescovo dei piacentini era comasco, essendo nato a Fino Mornasco, nel 1839.

Ordinato sacerdote nel 1863, si distinse rapidamente per lo zelo del suo ministero, specie per l’impegno sul versante della formazione religiosa dei fanciulli (diede alle stampe, in quegli anni, il “Piccolo catechismo per gli asili d’infanzia”). Brillò anche per altre iniziative in ambito sociale e per la sollecitudine verso gli ammalati, curandone anche personalmente alcuni affetti da colera: ciò gli valse pure una menzione al valor civile.

Raccomandato a Pio IX, pare, da Giovanni Bosco, a soli 36 anni fu eletto e ordinato vescovo di Piacenza, diocesi in cui fece ingresso nel 1876, per non lasciarla che alla morte. Sembra che il suo nome fosse stato considerato, nel 1893, per l’arcidiocesi di Milano, ma gli fu poi preferito quello di un altro futuro beato, il parmense Andrea Ferrari. Tra il 1887 e il 1895, fondò i due rami, maschile e femminile, della congregazione missionaria di san Carlo (C.S.), che porta usualmente il suo nome (Scalabriniani).

Le celebrazioni romane… 

L’Eucarestia di canonizzazione sarà trasmessa oggi in diretta televisiva, a partire dalle ore 10 (Rai1). Per parte piacentina, concelebrano con il Pontefice il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Adriano Cevolotto e i presuli emeriti Gianni Ambrosio e Luciano Monari. Quindi, intervengono: il prefetto Daniela Lupo; il sindaco Katia Tarasconi; il primo cittadino di Fiorenzuola, Romeo Gandolfi; il presidente dell’associazione “Piacenza nel mondo”, Giovanni Piazza. Domani, sarà il cardinale Oscar Cantoni, vescovo di Como, a presiedere nell’aula Paolo VI un’Eucarestia di ringraziamento per l’avvenuta canonizzazione, prima dell’udienza papale ai pellegrinaggi emiliano e lombardo.

…e quelle piacentine

In diocesi di Piacenza, a mezzogiorno di oggi, le campane delle chiese suoneranno a festa in onore del nuovo santo. Mentre, sulla facciata della cattedrale, i Vigili del Fuoco isseranno e srotoleranno lo stendardo recante l’effige di san Scalabrini, copia di quello scoperto in piazza san Pietro a Roma. La Messa delle 11 della parrocchia del Duomo vedrà una particolare venerazione delle spoglie del santo vescovo, da tempo esposte nel transetto destro.

Mercoledì 12, in occasione del rientro dei pellegrini da Roma, i luoghi scalabriniani piacentini saranno aperti alla visita: la Casa provinciale delle Suore scalabriniane, la Casa Madre dei Missionari scalabriniani, la basilica di Sant’Antonino, la Cattedrale. Domenica 23 ottobre, alle ore 16, sempre in Duomo è prevista l’Eucarestia di ringraziamento, che sarà anche conclusiva delle celebrazioni nove volte centenarie della Cattedrale dedicata all’Assunta.

Una presenza in 5 Continenti

Si accennava alle congregazioni, a cui ha dato origine monsignor Scalabrini, come la famiglia scalabriniana. Il termine è stato impiegato non casualmente. Memori di Gesù, esule in qualche modo alla nascita, la loro preoccupazione si traduce, infatti, nella costruzione di legami fraterni tra i lontani da casa e tra questi e le popolazioni che li ricevono. Sacerdoti e suore, cui si aggiungono i laici consacrati e le Missionarie laiche fondate in Svizzera nel 1961, assicurano la cura anzitutto spirituale dei migranti in tutti i 5 Continenti.

La loro maggiore presenza si concentra nelle Americhe (sia settentrionale, sia meridionale), conformemente alle origini dell’impresa scalabriniana. Folta anche la presenza sul suolo europeo, meta odierna dei grandi flussi migratori africani. Più contenuta, ma pur sempre rilevante la presenza tra Asia e Oceania, anche se manca all’appello la penetrazione nei due colossi cinese e indiano. Rada, invece, la testimonianza africana, benché ciò non sorprenda, essendo oggi il continente nero terra di partenze, più che di arrivi.

Le opere scalabriniane contano, nel mondo, 176 tra parrocchie e missioni, 24 seminari, 27 case del migrante, 15 case per anziani, 20 scuole e centri per fanciulli e 10 strutture mediali. Nonché, 7 importanti centri studi, che contribuiscono anzitutto a un fondamentale compito di documentazione statistica riguardo i fenomeni migratori, supplendo non di rado alle difficoltà e inerzie statali. 

Due linee guida

Il carisma scalabriniano, come qualsiasi dote umana, è sorto in condizioni storicamente determinate. Quanti si incaricano, meritoriamente, di svilupparlo ancora oggi sono spontaneamente portati ad adattarlo alle circostanze attuali. E, possibilmente, ad anticipare possibili, futuri sviluppi delle dinamiche migratorie e di integrazione.

Due, comunque, erano le linee guida del Fondatore, che le Regole di Vita della Congregazione seguono e alimentano coerentemente, nelle mutate condizioni generali. Si tratta della cura e della promozione di tutto l’uomo e della matrice cristiana e, pertanto, ecclesiale della missionarietà, indirizzata con preferenza quasi esclusiva verso i migranti. L’ottica è quella della sinergia con le autorità e le comunità politiche, senza gelosie, né sconfinamenti.

Sull’esempio di Cristo 

Un’avvertenza che ci permettiamo in conclusione. Al di fuori della ricerca del ben-essere complessivo delle persone e della sua significazione cristiana, cioè evangelica, non si dimora nel solco di Giovanni Battista Scalabrini. La Chiesa cattolica, facendolo oggi santo, riconosce la sua come una strada meritevole di essere percorsa, perché conduce al bene comune: bene di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, sull’esempio di Cristo.

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Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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