Economia

Selta tra Lussemburgo e Golden power: i dubbi sul salvataggio dell’azienda piacentina

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Selta che fine farà? Diventerà straniera o resterà italiana? Sale la preoccupazione sul futuro dell’azienda di Roveleto di Cadeo, un tempo gioiello delle telecomunicazioni con 250 dipendenti. Poi una lunga crisi l’ha portata sull’orlo del fallimento. Con tre commissari nominati nel 2019 per l’amministrazione straordinaria, Giovanni Fiori, Francesco Grieco e Stefano Crespi, nei giorni scorsi Selta è stata aggiudicata in via provvisoria a DigitalPlatforms Spa, per 6,6 milioni di euro. La società acquirente è di proprietà lussemburghese ed è stata preferita alla cordata italiana composta da Psc Spa e Next Ingegneria dei Sistemi Spa.

Questa decisione al vaglio del Governo sta generando parecchi dubbi da Piacenza a Roma, passando per Bologna. Sostanzialmente per due motivi concatenati: da un lato, solidità, prospettive industriali e controllo estero di DigitalPlatforms; dall’altro, delicatezza strategica del settore in cui opera Selta, visto che tra le sue attività annovera in particolare la Cyber Security, con forniture ai ministeri dell’Interno e della Difesa.

All’orizzonte quindi si potrebbe prospettare anche un ribaltamento della situazione con un intervento diretto del Governo che per Selta potrebbe decidere di utilizzare il Golden power. E cioè il potere in ultima istanza di vietare cessioni a società estere di aziende italiane che operano nei settori della difesa e della sicurezza nazionale; nonché in alcuni comparti ritenuti di rilevanza strategica nei settori dell’energia, dei trasporti, delle comunicazioni. Ambiti in cui l’azienda piacentina sulla carta rientra appieno.
Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa sta succedendo.

Chi è DigitalPlatforms

Società per azioni nata nel 2016, DigitalPlatforms, con sede a Roma, ha un capitale sociale di 2,25 milioni di euro, un terzo rispetto al valore dell’acquisizione di Selta. DigitalPlatforms è controllata al 100% dalla società lussemburghese LaCambre Invest. Come si legge sul suo sito, infatti, “DigitalPlatforms è di proprietà della società di investimento a capitale variabile LaCambre (LC) focalizzata su investimenti alternativi che presentano un ritorno sull’investimento superiore a quello offerto da un fondo di investimento tradizionale. Un’ottima opportunità è stata individuata nel settore dell’Internet of Things in Italia dopo un’approfondita analisi di mercato condotta da LC. È stato quindi creato un fondo di investimento riservato SICAV con sede in Lussemburgo ‘LaCambre Sicav’ al fine di acquisire ed integrare PMI che già operano nel mercato IoT con l’obiettivo di creare il primo player IoT nell’UE”.

Le altre acquisizioni 2020

Se l’assetto appare quantomeno nebuloso, sul piano finanziario DigitalPlatforms per le sue acquisizioni si serve pure di un fondo di private debt, la RiverRock Italian Hybrid Capital Fund. In tal modo, per esempio, ha acquisito tra settembre e novembre 2020, prima la totalità della romana Omicrom Industriale e poi la maggioranza del capitale della napoletana System Management. Entrambe sono società che operano sostanzialmente nei settori dell’azienda di Roveleto.

Il Mise, i sindacati e Colla

La palla adesso è nelle mani del Governo, che ha tempo fino al 13 giugno per dare il via libera definitivo all’acquisizione di Selta da parte di DigitalPlatforms.  Sull’operazione intanto si è svolto un incontro in videoconferenza tra il viceministro dello Sviluppo economico Alessandra Todde, le rappresentanze sindacali (Selta, 180 dipendenti, ha impianti anche a Roma, in provincia di Teramo e Avellino), l’assessore regionale Vincenzo Colla e i tre commissari. In quella sede i sindacati hanno chiesto di fare chiarezza su DigitalPlatforms, che non darebbe le necessarie garanzie soprattutto sul futuro industriale di Selta.

“Non voglio mettere in discussione il soggetto”, ha detto Colla, parlando di DigitalPlatforms. “Se alle spalle vi è un soggetto industriale non dovrebbero esserci problemi. Ma se si tratta di un solo soggetto finanziario che vuole fare speculazione per svuotare Selta di brevetti e clienti e andarsene in breve tempo, questo non andrebbe per nulla bene”.

A questo punto, per l’assessore regionale all’economia “è giusto e opportuno che il Governo intervenga. Se l’azienda è considerata di rilevanza strategica per il sistema di difesa e la sicurezza nazionale, sarebbe un grave errore per il Paese perderla. Anche perché stiamo parlando di cifre gestibili, dato che solo l’immobile di Cadeo potrebbe valere molto di più di 6,6 milioni di euro”, la somma dell’aggiudicazione provvisoria.

Da Tarasconi a Foti

Dell’azienda di Roveleto si è occupata anche la consigliera regionale Katia Tarasconi. La rappresentante del Partito democratico nei giorni scorsi aveva chiesto a Bologna di sollecitare il Governo “affinché convochi un tavolo nazionale per un confronto sul piano industriale e sull’occupazione prima di procedere all’assegnazione della Selta“.

Tommaso Foti, deputato piacentino di Fratelli d’Italia ha rivolto ieri un’interpellanza al Governo. “La lunga procedura che ha condotto alla aggiudicazione provvisoria di Selta alla DigitalPlatforms SpA, all’evidenza, non ha tenuto conto del delicato ramo dell’industria nel quale opera Selta medesima, occupandosi infatti, tra le diverse attività, di Cyber Security, in qualità di fornitore anche per i Ministeri di Difesa e Interno”, scrive l’onorevole. “Avendo seguito sin dall’inizio la vicenda di crisi aziendale che ha colpito una realtà così importante per il nostro territorio non posso sottrarmi dall’evidenziare che, dopo ripetute selezioni da parte dei Commissari Straordinari, tra le realtà propostesi di rilevare Selta ve ne sia una guidata da una cordata italiana, composta da PSC SpA e Next Ingegneria dei Sistemi SpA”.

Per il parlamentare “il rilievo portato alla attenzione del Governo non è niente affatto dettato da un pregiudizio verso quale che sia società di capitale estero, seppure l’assetto societario della DigitalPlatforms SpA desti già di per se qualche perplessità, quanto piuttosto dalla necessità specificatamente prevista dalla legge di espressamente tutelare le attività da ritenersi di rilevanza strategica per il sistema di difesa e la sicurezza nazionale”.

L’appello a Draghi

Foti poi si sofferma sul fatto che “non si può ignorare la qualità della proposta alternativa pervenuta ai Commissari Straordinari, basti pensare che PSC Group SpA ha un effettivo di oltre 4.000 dipendenti ed un fatturato, con riferimento al 2019, di oltre 320milioni di euro, controllata da un operatore italiano e partecipata da Fincantieri e Sace Simest. Next Ingegneria dei Sistemi SpA, a sua volta, è una azienda di proprietà interamente italiana, da sempre impegnata nei settori della Difesa, dello Spazio e della Cyber Security”.

Infine il deputato si rivolge direttamente al premier. “Dall’insediamento al Governo del professor Draghi abbiamo udito accorati appelli alla difesa dell’industria italiana nella sua più vasta articolazione. In un caso delicato come quello che interessa Selta è il momento che la Presidenza del Consiglio faccia valere, per mezzo delle prerogative normative che alla stessa competono, l’interesse nazionale al di sopra di tutto”.

Le scatole cinesi

Se per Selta non c’è il rischio di una temuta acquisizione cinese vera e propria, come nel caso della Lpe di Baranzate (Milano), bloccata dal Governo via Golden power, di scatole cinesi però si può ben parlare. L’azienda di Roveleto infatti attraverso una serie di successivi passaggi di quote societarie da DigitalPlatforms potrebbe finire in mano ad acquirenti ad oggi sconosciuti con tutti i rischi del caso. Vedremo allora se agli occhi di Draghi anche questo sarà sufficiente per cambiare il destino di Selta e lasciarla italiana.

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Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.

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