Spettacoli

Senza l’ironia di Franca Valeri ci sentiamo un po’ più soli

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Franca Valeri: addio all’attrice, indimenticabile protagonista di oltre 60 anni di spettacolo teatrale, cinematografico e televisivo italiano. È scomparsa infatti ieri l’altro, 9 giorni dopo aver tagliato il ragguardevole traguardo del secolo di vita, essendo nata a Milano il 31 luglio 1920. Una consecutio temporum del tutto casuale e nella quale, nondimeno, fa piacere immaginarsi che abbia giocato un ruolo la sua rinomata vis comica.

Con Franca Valeri, nome d’arte (ispirato a Paul Valéry) di Alma Franca Maria Norsa, scompare un’icona femminile classica: quella della donna non bella, ma ironica e a suo modo affascinante. E, da questo punto di vista, come non cominciare questa rievocazione richiamando “Il segno di Venere”? Nel film del 1955 diretto da Dino Risi, la Valeri recitava in coppia con Sofia Loren. Erano le due cugine Cesira e Agnese: la milanese e la napoletana, la dimessa e la maggiorata, la romantica e la sensuale. Ci congediamo malinconicamente dalla più anziana delle due, ripercorrendone la lunga vita e il poliedrico impegno artistico.

Leggi razziali ed esordio teatrale

Nasce secondogenita in una famiglia della borghesia milanese, da padre ingegnere di religione ebraica e madre cattolica. Soffre nel 1938 la perdita delle libertà civili, causa la promulgazione delle leggi razziali varate da Mussolini come pegno dell’alleanza hitleriana. E rivelerà solo pochi mesi fa di non aver, per questo, provato pena assistendo nel 1945 al vergognoso oltraggio della salma del Duce a piazzale Loreto. Fin da ragazza manifesta versatilità per la recitazione. Infatti “la signorina snob”, uno dei suoi personaggi più popolari, pare sia nata in improvvisate scenette domestiche per parenti ed amici.

L’esordio vero e proprio avviene sul palcoscenico col Teatro dei Gobbi (1949), nel trio condiviso con Alberto Bonucci (poi sostituito da Luciano Salce) e Vittorio Caprioli, che sarà anche suo marito tra il 1960 ed il 1974. La sperimentazione caratterizza subito l’approccio della Valeri al mondo dello spettacolo. Infatti, questo trio comico sta sulle quinte senza scenografia, né costumi: solo satire fulminee, nonsense e tanta mimica. Cominciano in Francia con la rivista da camera, dubitando della disponibilità nazionale alle novità, ma poi avranno successo anche qui.

Sempre alla fine degli anni ’40 la Valeri porta in radio (come poi farà in tv), accanto alla “signorina snob”, anche “Cesira la manicure” e “la signora Cecioni”, macchiette ben vive nella memoria del pubblico. A teatro ha spaziato dal repertorio classico a quello contemporaneo, essendo anche autrice per se stessa e per altri. Amava personificare il palcoscenico, dicendo che quando incontrava “questo signore” viveva la più grande illusione della sua vita.

Tra Loren, Totò e Sordi

Come sempre accade, comunque, la notorietà per l’attrice viene dalle grandi casse di risonanza: cinema e televisione. Per tornare così al cinema, cui si era già accennato con “Il segno di Venere”, la prima prova con una piccola parte è in “Luci del varietà” firmato da Alberto Lattuada e Federico Fellini (1950). Non è mancato un cammeo col principe della risata Totò (“Totò a colori” di Steno, 1952).

Ma è il sodalizio con Alberto Sordi, altro mostro sacro della commedia all’italiana suo coetaneo, a vederla recitare in uno dei suoi maggiori successi: “Il vedovo” di Dino Risi (1959). L’acida e dispotica moglie dell’inetto e mantenuto commendator Nardi, che immancabilmente lei apostrofa “Cretinetti”, rimane nell’immaginario collettivo come icona satirica del matrimonio d’interesse.

E la Valeri userà affettuosamente l’epiteto come necrologio per l’Albertone nazionale nel 2003. Con Sordi aveva già girato anche “Un eroe dei nostri tempi” (1955) di Mario Monicelli e reciterà ancora in “Crimen” (1960) di Mario Camerini, anche se in quest’ultima pellicola suo partner stretto sarà Nino Manfredi. Con quest’ultimo si ritroverà molti anni dopo nel serial per la tv Rai “Linda, il Brigadiere e…” (2000).

Al cinema non si può dimenticare la prova d’attrice in “Parigi, o cara” (1962), diretta dal marito Vittorio Caprioli e impegnata a dar vita al personaggio irresistibilmente caricaturale di Delia Nesti. Di questa pellicola, come già de “Il segno di Venere”, Franca Valeri è stata anche sceneggiatrice. Negli anni ‘70 e ‘80 ha recitato in film di minore spessore, ma sempre all’insegna di prestazioni garbate ed ironiche. Da non dimenticare, nell’ambito della settima arte, anche il suo rilevante impegno nel doppiaggio.

Con Mina e Bramieri

Sul piccolo schermo, la Valeri ripropone i suoi divertenti “alias” in numerosi classici dell’epoca d’oro del varietà televisivo. Per tutte le partecipazioni, ricordiamo quelle con Mina in “Studio Uno” (1966) e “Sabato Sera” (1967) di Antonello Falqui, altro monumento dello spettacolo leggero recentemente scomparso.

Negli anni ’70 è protagonista e compare in alcuni sceneggiati Rai, come “Sì, vendetta…” di Mario Ferrero e “Nel mondo di Alice” di Guido Stagnaro (entrambi del 1974). Ma già negli anni ’60 aveva proposto in tv anche soggetti del teatro impegnato, come nel 1967 “La cantatrice chauve” di Eugène Ionesco.

Negli anni ’90, infine, per le reti Fininvest (oggi Mediaset) partecipa alle serie “Papà prende moglie” e “Caro maestro” 1 e 2 con Marco Columbro. Ma soprattutto è protagonista con un altro grande della rivista e dell’intrattenimento leggero, Gino Bramieri, della sit-com “Norma e Felice”.

Palcoscenico e libreria

Gli ultimi anni (fino al 2015) l’hanno vista impegnata costantemente a teatro, sia come autrice sia come attrice. Ricordiamo soltanto “La vedova Socrate”, liberamente ispirato a “La morte di Socrate” di Friedrich Dürrenmatt ed incentrato con umorismo sulla figura di Santippe, la moglie del grande filosofo dell’antichità. Il testo, messo in scena dalla Valeri già anziana, viene tuttora riproposto da Lella Costa.

Interessanti anche le sue prove editoriali, come “Il secolo della noia” (2019), ovvero “Le donne” (2012). Oppure ancora “L’educazione delle fanciulle. Dialogo fra due signorine perbene”, scritto a 4 mani con Luciana Littizzetto. Senza dimenticare l’autobiografia “Bugiarda no, reticente” del 2010.

Teatro, cinema, televisione e libri: Franca Valeri ha attraversato intensamente i suoi cento anni di vita. Ora che col suo consueto stile si è per davvero congedata dal suo pubblico, ci sentiamo un po’ più soli. Ma il ricordo del suo originale contributo artistico non ci abbandonerà tanto presto.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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