La morsa della siccità continua ad attanagliare pesantemente il Distretto del Po e il Nord Italia. I recenti temporali hanno momentaneamente abbassato le temperature e incrementato in parte le portate fluviali, ma la situazione complessiva resta molto critica. Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sugli utilizzi idrici, coordinato dall’Autorità di Bacino del fiume Po, le piogge cadute non hanno migliorato significativamente la disponibilità di acqua. Riunito in via straordinaria ieri a Bologna, l’Osservatorio ha confermato che lo stato di severità idrica attuale a scala distrettuale è nella “media in assenza di precipitazioni”.
Dal Piemonte all’Emilia-Romagna
Le criticità investono in modo diffuso tutte le regioni del bacino idrografico, spiega una nota Autorità di Bacino. Si registrano forti sofferenze per i corsi d’acqua e pesanti ripercussioni sul comparto agricolo. In Piemonte i fiumi sono in crisi. Questa carenza costringe gli agricoltori a scelte drastiche su quali colture far giungere a produzione. Sul fronte opposto, nel Delta del Po, la riduzione della spinta delle acque dolci ha causato un’avanzata record del cuneo salino dal Mar Adriatico che ormai ha risalito l’asta fluviale per ben 25 chilometri.
Il quadro è negativo anche nelle altre aree settentrionali. In Lombardia, la stazione di Cremona mostra portate basse e livelli del grande fiume in costante calo. In Liguria i livelli delle falde idriche permangono sotto le medie stagionali. Il Veneto risente di un prolungato deficit, con precipitazioni ridotte del 25% negli ultimi otto mesi. L’Emilia-Romagna affronta una situazione complessa, aggravata dai danni di una recente e violenta tromba d’aria. Per sostenere l’agricoltura locale, è stato necessario attivare prelievi straordinari da pozzi e casse d’espansione.
Il confronto idrometrico
I dati misurati il 1° luglio nelle stazioni idrometriche mostrano portate del Po decisamente inferiori alle medie storiche del periodo 1991-2020, prosegue la nota. A Piacenza si registrano 223 metri cubi al secondo rispetto a una media storica di 798. A Cremona il valore è di 278 metri cubi al secondo contro i 929 storici. Boretto si attesta a 321 metri cubi al secondo, Borgoforte a 285 e la sezione di Pontelagoscuro chiude a 313 metri cubi al secondo rispetto a una media storica di 1.144. Anche i grandi laghi alpini regolatori mostrano volumi inferiori ai valori normali di riferimento.
Fa eccezione soltanto il Lago di Garda, che mantiene un’altezza idrometrica prossima alla media con un riempimento al 65%. Al contrario, il Lago Maggiore si trova in siccità moderata e perde quattro centimetri al giorno. Nell’ultima settimana il bacino ha perso 43 milioni di metri cubi d’acqua, riducendo il suo riempimento attuale al 48%. Situazione analoga per il Lago di Como, sceso anch’esso al 48% di riempimento. Il Lago d’Iseo si attesta al 43%, mentre il Lago d’Idro crolla a una percentuale del 18%.

Garantire una giusta distribuzione
Di fronte a questa crisi, l’adozione di contromisure è ormai inevitabile. “Alla luce delle condizioni di severità idrica in atto, in vista della prossima settimana, l’Osservatorio condivide la necessità di adottare misure di monitoraggio dei prelievi in essere e di controllo degli attingimenti al fine di evitare abusi e garantire una giusta distribuzione della risorsa idrica disponibile”, ha sottolineato Francesco Tornatore, dirigente dell’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume Po.
“Valuteremo quindi nei prossimi giorni l’assunzione di eventuali disposizioni vincolanti da parte dell’Autorità di Bacino in sinergia con i partner di Distretto”, ha concluso Tornatore. Le nuove misure saranno comunicate nella prossima seduta dell’Osservatorio, già fissata per il 10 luglio. Con il previsto aumento delle temperature che rischia di aggravare ulteriormente il bilancio idrico nel Distretto del Po e nel Nord Italia.







