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Sinodo sull’Amazzonia: dai “viri probati” alle donne, ecco i dubbi di Papa Francesco

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Sinodo dei vescovi speciale sull’Amazzonia: Papa Francesco si prepara alla cerimonia conclusiva di domenica prossima. L’assise ecclesiale in corso dal 6 ottobre non si sta però occupando solo di ecologia. In accordo col magistero inaugurato 4 anni fa dall’enciclica Laudato si’, un approccio integrale e integrato porta a considerare ogni aspetto della vita della Chiesa nei luoghi dove essa opera. Accade così che una riflessione di vasta portata sull’evangelizzazione della più grande foresta pluviale del mondo diventi occasione propizia per altri dibattiti.

I temi affrontati sono della massima rilevanza pastorale e per questo hanno anche considerevoli implicazioni teologiche. Su tutti, spicca la possibilità di ordinare preti anziani uomini sposati o vedovi, i cosiddetti “viri probati”. D’altra parte, non meno controversa è la riflessione intorno a qualche forma di possibile riconoscimento istituzionale del ruolo ecclesiale delle donne. Prima di vedere quali sono le posizioni in campo su questi due fronti caldi, conviene sapere cos’è il Sinodo e come funziona.

Eredità del Concilio

Il Sinodo dei Vescovi è un organismo consultivo e di diritto canonico. Sotto entrambi i profili, si differenzia dal Concilio ecumenico (che è invece un organo deliberativo) e dal Papa (il cui ufficio fu voluto da Cristo). Istituito da san Paolo VI nel 1965 e inaugurato nel 1967, il Sinodo rappresenta in permanenza l’istanza di governo collegiale della Chiesa universale. Le sue conclusioni, stese al termine della discussione e del confronto tra i Padri sinodali, vengono offerte al Papa. Questi le fa poi oggetto di una sua Esortazione apostolica, per mezzo della quale entrano a far parte del magistero della Chiesa. Il Sinodo approva il documento finale che sottomette al Pontefice con il parere favorevole dei 2/3 degli aventi diritto al voto. Nell’assise per l’Amazzonia votano ovviamente i vescovi di quel territorio, più i capi dei dicasteri della Curia romana e altri prelati invitati.

Il Sinodo ha tre modalità organizzative: l’assemblea generale ordinaria (triennale); l’assemblea generale straordinaria (convocata per trattare questioni urgenti, in composizione ridotta); l’assemblea speciale, relativa a un particolare territorio. È quest’ultimo il caso dell’incontro attualmente in corso in Vaticano.

Tirando le somme: il Sinodo dibatte temi suggeriti e comunque accettati dal Papa. Il Sinodo propone, ma è il Papa che dispone. È quindi praticamente impossibile che il Pontefice prenda alla fine le distanze dalle conclusioni di una discussione da lui stesso promossa e guidata. Specie nel caso di Papa Francesco, che tanto investe nel discernimento e nella collegialità.

Ambizione ecologica

Il Sinodo che si sta svolgendo ha 2 ambizioni fondamentali. La prima, quella propria di un’assemblea speciale, è promuovere l’evangelizzazione delle popolazioni indigene amazzoniche. Di qui, accanto alle riflessioni sulle modalità organizzative del rinnovato annuncio evangelico, quelle sulla situazione sociale e ambientale dello sterminato territorio sudamericano.

L’Amazzonia si estende per 7,8 milioni di kmq, di cui 5,3 ricoperti da foreste. Ne fanno parte porzioni di territorio di 9 Paesi: Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana francese. È il maggior scrigno planetario di biodiversità, contando tra il 30 e il 50% di flora e fauna mondiali. Possiede inoltre il 20% delle acque dolci non congelate della Terra. Gli abitanti sono stimati in 34 milioni, dei quali oltre 3 milioni di indigeni appartenenti a quasi 390 gruppi etnici. Oggi tra il 70 e l’80% della popolazione risiede nelle città, che però mancano spesso delle infrastrutture necessarie a soddisfare i bisogni urbani. L’inurbamento, insieme allo sfruttamento intensivo dei terreni e delle risorse minerarie, è la causa principale della deforestazione. Quest’ultima è una piaga che ha funestato soprattutto il secolo scorso, riducendo la capacità del territorio di fungere da autentico “polmone terrestre”. Purtroppo, il 2019 si è caratterizzato per una drammatica ripresa degli incendi boschivi dolosi.

“Viri probati” e riconoscimenti alle donne 

L’altra grande ambizione del Sinodo è far comprendere che le esigenze dell’evangelizzazione sudamericana sono fondamentalmente le stesse – pur con alcune ineliminabili differenze – anche qui in Occidente. Non per caso, si sente spesso dire che l’Europa necessita di una nuova evangelizzazione. Da questo punto di vista, si capisce perché alcune soluzioni pastorali ipotizzate – e non ancora decise – per il Sud America vengano percepite come rilevanti anche presso di noi. Anche qui c’è penuria di clero e la carenza di vocazioni si fa sempre più severa. Anche qui, specie presso piccole comunità cristiane, i fedeli laici e specialmente le donne hanno ruoli sempre più rilevanti nella pastorale della Chiesa.

I dubbi di Schönborn

Tuttavia, come si diceva, le somiglianze fondamentali non cancellano le specificità contingenti e tradizionali. Per quanto riguarda la possibilità di ordinare i “viri probati”, non è detto che la conclusione del Sinodo vada in questo senso neanche per l’Amazzonia. Il cardinale Christoph Schönborn, che fa parte della commissione per l’elaborazione del documento finale del Sinodo, invita piuttosto a valorizzare il ministero ordinato dei diaconi permanenti. Si tratta di uomini anche sposati che non diventeranno mai preti. Possono predicare, fare l’omelia, impartire benedizioni, amministrare il battesimo, assistere matrimoni, presiedere funerali e naturalmente conservare e distribuire l’Eucaristia.

Il ruolo femminile

Quanto all’altra questione, quella di un riconoscimento particolare del ruolo femminile svolto oggi nella Chiesa, bisogna chiarirsi. Quando leggiamo sui giornali titoli tipo “La suora: basta machismo, fate votare anche noi donne al Sinodo”, è chiaro che si tratta di ragionamenti non seri. In un Sinodo dei vescovi votano i vescovi. Per il resto, il Pontefice regnante ha escluso di poter rivedere la preclusione assoluta al sacerdozio femminile, già dichiarata da san Giovanni Paolo II nel 1994. L’ammissione al diaconato, ipotesi considerata ma poi lasciata cadere da Papa Francesco, è egualmente problematica perché implicherebbe rivederne la natura di grado dell’Ordine sacro. In qualche misura, insomma, far diaconesse le donne metterebbe in discussione i diaconi permanenti, che sono l’alternativa esistente ai “viri probati”. Aspettiamo allora le conclusioni del Sinodo, ma non pensiamo che possano essere rivoluzionarie: la Chiesa segue un’altra logica.

Corrado Cavallotti è laureato con lode in Giurisprudenza all’Università Cattolica. Ha vinto il Premio Gemelli 2012 per il miglior laureato 2010 della Facoltà di Giurisprudenza di Piacenza. Ama la storia, la politica ed è appassionato di Chiesa. Scrive brevi saggi e collabora con il periodico Vita Nostra.

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