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Siria: Trump rompe gli indugi e bombarda Assad

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Siria: Donald Trump fa sul serio. Il presidente americano alle 21 (le 3 di questa mattina ora italiana) ha annunciato in tv di aver ordinato l’attacco militare contro il regime di Bashar Al Assad. È la risposta al presunto utilizzo di armi chimiche sulla città di Douma, di cui gli americani adesso sostengono di avere le prove. L’attacco, definito di precisione contro siti per la produzione e lo stoccaggio di armi chimiche, è stato ordinato in coordinamento con Francia e Regno Unito. “Noi continueremo a intervenire in Siria – ha detto Trump – ogni volta che Assad utilizzerà questo tipo di armi”. 

Da Londra a Parigi

La premier britannica Theresa May, subito dopo l’annuncio della Casa Bianca, ha confermato la partecipazione di Londra alla rappresaglia contro Assad. “Intende mandare un segnale chiaro a chi pensa di poter utilizzare impunemente le armi chimiche”, ha affermato la May. Che ha pure sottolineato come lo scopo del raid non sia di natura politica. E quindi non miri alla deposizione del presidente siriano. Un messaggio chiaramente indirizzato a Mosca, per tranquillizzare Putin, l’alleato principale di Damasco. Anche Macron, che solo poche ore fa aveva avuto un lungo colloquio telefonico col presidente russo, ha confermato dall’Eliseo la partecipazione francese all’operazione militare guidata dagli americani in Siria.   

Attacco chimico a Douma: sì o no? 

L’impiego di armi chimiche da parte di Assad, per piegare la resistenza di Douma, nella Ghouta ad est di Damasco, tuttavia è formalmente ancora da provare per la comunità internazionale. I fatti del 7 aprile (almeno 70 morti e centinaia di feriti) paiono tuttora controversi. Tanto più che Mosca aveva rilanciato poche ore fa l’accusa che l’attacco chimico fosse tutta una messinscena dei servizi segreti occidentali.
Nel frattempo, c’è stata la resa di Douma. La polizia militare russa sta prendendo il controllo dell’ultima regione ribelle, in mano sin qui ai miliziani di Jaysh al-Islam.

Siria: la reazione di Mosca

Mentre arrivano i primi annunci sul successo del raid, sarebbero stati colpiti un centro di ricerca scientifica a Damasco e altri due obiettivi a Homs, tutti gli occhi sono puntati sul Cremlino. Naturalmente Putin è stato avvertito in anticipo dell’attacco, che ha evitato accuratamente di colpire le basi e le truppe russe presenti sul territorio siriano.

A parlare per primo è stato l’ambasciatore russo a Washington, Antonov: “Siamo stati inascoltati. Un attacco intollerabile, uno schiaffo al nostro presidente. Queste azioni non rimarranno senza conseguenze. Tutta la responsabilità è di Washington, Londra e Parigi”. Poi è arrivata la dichiarazione più laconica di Maria Zakharova, portavoce del ministero degli esteri: “La capitale siriana è stata attaccata proprio nel momento in cui aveva una chance di far ripartire la pace”.
Dall’Iran, altro grande alleato di Assad, invece non è ancora arrivata nessuna reazione ai bombardamenti di Washington. Ma di certo la durissima condanna di Teheran non si farà attendere.

 

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