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Stalking, meglio mandarlo dentro o farsi risarcire?

Stalking al centro delle polemiche e governo sui carboni ardenti. Il motivo? Un nuovo articolo uscito dalla riforma del codice penale approvata a metà giugno. Secondo alcuni favorirebbe il molestatore. In sostanza, dicono, dopo l’entrata in vigore della riforma con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, lo stalker, uomo o donna che sia, eviterà il carcere cavandosela con una sanzione pecuniaria. Altri non la pensano in questo modo. Ma per capire come stanno le cose prima dobbiamo fare un passo indietro. E poi vedere come funzionerà questa nuova norma.

Il pomo della discordia

Nella discussione della riforma del codice penale, il governo ha estratto dal cilindro l’articolo 162 ter, chiamato “estinzione del reato per condotte riparatorie”. Il principio non è nuovo, vale anche per i reati fiscali o per altri reati minori. Se prima dell’inizio del processo il reo ripara il danno, molto spesso con versamenti in denaro, il giudice può ritenere estinto il reato. Ovviamente, solo quando lo stesso giudice abbia valutato la congruità del risarcimento. Qualche tempo dopo, contro questa (apparentemente) innocua modifica, tesa a diminuire il carico di lavoro dei giudici, insorgono sindacati, associazioni a tutela delle donne e alcuni giuristi. Cosa dicono? Che lo stalker potrà farla franca più facilmente, estinguendo il reato col pagamento di una somma di denaro. E che in molti casi potrà anche indurre la vittima a ritirare la querela.

Stalking, un reato dal 2009

Ma in quanti sanno che cos’è lo stalking per la legge italiana? In inglese, significa “fare la posta”. E, in senso lato, perseguitare una persona. Nella lingua di Dante si definisce infatti “delitto di atti persecutori”. Ed è stato introdotto solo nel 2009, con l’approvazione dell’art. 612 bis del codice penale che recita: “chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia e di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto …è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”.
In determinati casi, i più gravi (se il reato è commesso in danno di un minore, di una donna incinta, di un disabile, con armi, con minacce reiterate) la querela non si può rimettere. E quindi? Anche se il colpevole copre d’oro la vittima, e quest’ultima decide di ritirare la denuncia contro di lui, il giudice non tiene conto della sua volontà di non procedere oltre.

Nei casi gravi sempre a sentenza

Questa parte per lo stalking non è modificata dalla recente proposta governativa. Per cui, nei casi più gravi, lo stalker non potrà risarcire la vittima per ottenere la chiusura del suo processo. Però Giulia Bongiorno, avvocato penalista, ex deputato di centrodestra vicina a Gianfranco Fini e fondatrice dell’associazione Doppia difesa, contro la violenza sulle donne, alza alti lai. Afferma che “i casi più numerosi sono quelli lievi”. Che “le sue clienti non si sentono tutelate”. E che “ove la querela si potrà ritirare lo stolker resterà impunito”. 

Stalking, un esempio concreto

Allora: lo stalker che ha commesso un’ipotesi lieve (e che, di conseguenza, non ha dimostrato una elevata capacità criminale) oggi, con una pena da sei mesi a cinque anni, potrebbe ottenere un patteggiamento così congegnato. Pena base sei mesi, meno un terzo se è incensurato e meno un altro terzo dato che patteggia. Totale? Due mesi e venti giorni. E senza nessun’altra conseguenza, perché le pene inferiori ai due anni godono della sospensione condizionalePer meglio dire, oggi, lo stalker potrà anche continuare a stalkerare. Perché i reati successivi andranno “in continuazione” col primo, con un aumento minimo ogni volta, e senza vedere la prigione neanche in cartolina. In più, senza pagare un euro alla vittima. È ovvio che il giudice potrà condannare lo stalker a risarcire il danno che ha provocato, ma non è automatico che la vittima lo riceva.

Soluzione risarcimento

E dopo la riforma? La vittima potrà ottenere un risarcimento monetario ogni volta che lo stalker alzerà la cornetta del telefono. Perché? Il giudice non chiuderà il caso fin a quando non avrà la prova dell’avvenuto risarcimento pecuniario.  “Male!” dicono i contrari, perché “sarà il giudice e non la vittima a stabilire la congruità del risarcimento”. Peccato che sia proprio questo il lavoro del giudice. A chi scrive è capitato spesso di vedere aumentato proprio dal giudice un risarcimento già concordato tra le parti. Ovvio che sia il giudice e non la parte a stabilire la congruità.

Il ministro corre ai ripari

Nel frattempo sulla vicenda fioccano le polemiche. E per calmare gli animi è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando, promettendo correzioni. “Le preoccupazioni espresse sull’applicazione dell’estinzione del reato per condotta riparatoria, sia pure soltanto alle ipotesi meno gravi di stalking, secondo le interpretazioni degli uffici risultano non fondate. Per evitare comunque qualunque possibilità di equivoco interpretativo si deve agire riconsiderando la punibilità a querela prevista nella legge del 2009”. A questo punto attendiamo trepidanti e fiduciosi questa nuova modifica. E vedremo se sarà risolutiva o aprirà solo un nuovo capitolo di polemiche.

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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