Stefano Borotti fa pensare a un’anomalia nel sistema di potere. Un’eccezione che conferma la regola di quelli che quando arrivano a una poltrona importante non la mollano più. Dal primo gennaio infatti il top manager lascerà il ruolo di direttore generale di Unicoop, la principale cooperativa piacentina di servizi alla persona, che nel 2026 festeggerà i 40 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel marzo 1986. Una realtà che il 60enne Borotti, ancora lontano dalla pensione, guida da ben 28 anni.
Così gli abbiamo chiesto qual è il senso di una scelta del genere, anche per sgombrare il campo dalle illazioni, uscite dopo l’annuncio di ieri, su conflittualità interne ad Unicoop e sulle sue ambizioni personali, visto che siede pure nel Consiglio di amministrazione di Iren.
Architetto Borotti perché lascia la guida di Unicoop? Visioni diverse sul futuro rispetto a quelle del Consiglio d’amministrazione della cooperativa?
“Partiamo dai fatti: che un’azienda dove lavorano più di 400 addetti e che si occupa di oltre 1.500 persone in condizioni di fragilità – anziani, disabili, bambini e famiglie – pensi al proprio futuro gestionale e attui dei cambiamenti per sostenerlo, mi sembra normale, del tutto fisiologico nell’ambito della buona amministrazione. Semmai l’anomalia è quella di una persona che per quasi trent’anni fa la stessa cosa. Quindi ci tengo a sgombrare il campo dai retropensieri su questo avvicendamento”.
Prego, ci dica…
“È stata una scelta voluta, frutto di un percorso sul cambio generazionale disegnato da tempo. A maggio abbiamo eletto un Consiglio di amministrazione che ha un’età media inferiore ai 44 anni. La presidente, Marialuisa Contardi, ne ha 42. Da settembre la seconda direzione tecnica è affidata a Valentina Suzzani, già presidente della nostra cooperativa, e 43enne. A gennaio il mio posto sarà preso dalla 50enne Manuela Barbieri. Le basta?”.
Lei comunque resterà in Unicoop: di cosa si occuperà dal primo gennaio?
“Avremo un nuovo organigramma: sarò di supporto a programmazione e gestione economica, e ai progetti importanti che abbiamo in vista nei prossimi anni, in particolare quello di realizzare nuovi centri per persone disabili”.
Per caso si riferisce al progetto nell’ex convento di Santa Chiara della Fondazione di Piacenza e Vigevano?
“Mi spiace ma al momento non posso dire di più”.
Passiamo ai conti: Unicoop come chiude il 2025?
“È stato un periodo impegnativo, condizionato dalla piena applicazione del nuovo contratto nazionale di lavoro che ha aumentato gli stipendi di quasi il 15% nell’ultimo biennio; i nostri ricavi però nel 2025 sono cresciuti dell’8% e hanno raggiunto i 13 milioni di euro, più o meno a parità di personale. Direi che è stato un anno più che soddisfacente, ricordando che siamo anche la 20ª azienda piacentina per numero di occupati”.
Risultati del manager Borotti, che quindi pare proprio non sia sul mercato…
“Guardi, le confermo che sto benissimo dove sono”.
Quanto ha pesato l’impegno che ha assunto nel Cda di Iren sulla decisione di lasciare la direzione generale di Unicoop?
“Le due scelte non sono collegate; è indubbio che l’incarico in Iren, per designazione del sindaco di Piacenza Katia Tarasconi, è coinvolgente. Da maggio ad oggi i miei impegni tra Unicoop e Iren sono aumentati notevolmente, ma sono abituato ad alti carichi di lavoro e mi motivo nella fatica e nelle difficoltà”.
Che cosa le sta insegnando quest’esperienza?
“Cose nuove, che prima non avevo la possibilità d’imparare. Ci possono essere delle similitudini col welfare di Unicoop, visto che parliamo sempre di servizi pubblici, in questo caso acqua, rifiuti, energia e così via, ma siamo di fronte a una realtà di dimensioni e complessità imparagonabili: Iren è un’azienda quotata in Borsa che fa sei miliardi di ricavi annui e un miliardo d’investimenti, conta 12mila dipendenti e la capogruppo, dove sono in Cda, è una holding che controlla 70 società. In questo contesto, auspico che il mio impegno possa essere messo al servizio di Piacenza e del suo territorio”.
Senta, lei è un uomo di centrosinistra, molto vicino al presidente della Fondazione Roberto Reggi: pensa di impegnarsi di più in politica?
“Credo che il mio lavoro politico si sia sempre sostanziato molto nel servizio alla città attraverso la mia attività professionale. Per quanto riguarda Reggi, si tratta di amicizie inossidabili che come con altri durano da più quarant’anni e di cui vado orgoglioso sia personalmente che politicamente”.
Insomma, Stefano Borotti cosa farà a grande?
“Per forma mentis penso molto al futuro delle cose che sto facendo, attività, progetti, responsabilità, ma poco al futuro della mia persona. Per me vale la frase di sant’Agostino ‘La felicità è desiderare quello che si ha’. Quindi conta il presente, che è già ricco di cose da fare e di grandi soddisfazioni”.
Giovanni Volpi, giornalista professionista, è il direttore del Mio Giornale.net. Ha iniziato al Sole-24 Ore nel 1993. Dieci anni dopo è passato in Mondadori, a Tv Sorrisi e Canzoni, dove ha ricoperto anche il ruolo di vicedirettore. Ha diretto Guida Tv, TelePiù e 2Tv; sempre in Mondadori è stato vicedirettore di Grazia. Ha collaborato con il Gruppo Espresso come consulente editoriale e giornalistico dei quotidiani locali Finegil.
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