Attualità

Sudan: la guerra civile e i tesori che fanno gola a Putin

sudan-guerra-civile-e-tesori-che-fanno-gola-a-putin

Sudan? No grazie. Tutta l’attenzione dei media è puntata sulla guerra Russia-Ucraina. E questo rischia di farci perdere la visione d’insieme. Non tanto a noi comuni mortali, quanto ai supremi reggitori che, con le loro scelte, possono condizionare il nostro futuro.

L’Europa e gli Usa, forse perché stanno ancora elaborando il passato colonialista, tendono a sottovalutare quanto accade in Africa, che invece viene ben tenuto a fuoco da Cina e Russia, con conseguenze che per noi, l’Occidente, potrebbero alla lunga essere molto pesanti. Stiamo parlando appunto della crisi in Sudan, che per ora viene relegata nelle pagine interne come notizia da poco. Alla fine è una resa dei conti tra due capi militari che nel 2019 avevano spodestato il dittatore militare di turno, Omar Hasan al-Bashir, che era al potere dal 1989.

Fino a ieri, i due, Abdel Fattah Abdelrahman al-Burhan e Hemeti Dagalo erano a capo del Paese: al-Burhan come presidente del Consiglio sovrano di transizione e, de facto, capo dello Stato; Dagalo come suo vice e capo delle forze speciali, le Rapid support forces o Rsf. Fino a ieri, dicevamo. Perché in questi giorni Dagalo ha scatenato le sue milizie contro l’ex alleato, trascinando il Sudan nel caos della guerra civile.

Non ha tanto importanza chi vincerà lo scontro; il Sudan è abituato ai colpi di Stato militari, dopo quello del 2019 che aveva rovesciato al-Bashir ne erano intervenuti altri due nel 2021. Il fatto è che il Sudan sta diventando un territorio strategico sia per le riserve di petrolio che, soprattutto, per le sue miniere d’oro e per la sua posizione geopolitica tra l’Egitto e il Corno d’Africa.

Le mire di Mosca 

Secondo molti osservatori occidentali Putin ha da tempo messo gli occhi sullo Stato africano. Sembra che voglia creare una base militare marittima a Port Sudan, su quel mar Rosso che è uno dei principali crocevia del commercio mondiale. Sembra che l’agenzia atomica russa Rosatom, controllata dal Cremlino, stia trattando la costruzione di una centrale nucleare in Sudan. Ma soprattutto sembra che Yevgeniy Prighozin, capo della famigerata compagnia di mercenari Wagner, sia stato visto aggirarsi attorno alle miniere d’oro, le terze più importanti del mondo. Lavrov, il ministro degli esteri russo, ha recentemente riconosciuto la presenza di società minerarie di proprietà russa in Sudan, affermando che lavoravano “principalmente nel campo dello sviluppo della base di risorse minerarie”.

Sappiamo quanto l’oro del Sudan possa interessare oggi al Cremlino, che sembra abbia concesso, tramite la Wagner, aiuti militari e addestramento delle truppe in cambio del prezioso metallo che potrebbe (se non ha già potuto) puntellare il rublo che rischiava il default per le sanzioni occidentali.

E la Cina? Starà a guardare mentre Putin, attuale suo junior partner, si pappa un boccone così ghiotto? Sappiamo quanto interesse ha Xi Jinping per i porti, soprattutto sulla via della Seta. Se possiamo escludere un conflitto tra quelli che oggi si definiscono i “migliori alleati”, non possiamo escludere che tra i due avvenga una spartizione delle spoglie del Sudan.

La miopia dell’Occidente

E intanto, l’Occidente? Continua ad inviare aiuti all’Ucraina, perché l’Ucraina è ai confini della Nato, perché è in Europa, perché, alla fine, Zelensky, “è uno di noi”. Nessuno di noi vorrebbe un disimpegno sul fronte ucraino: ieri l’altro lo ha confermato solennemente anche il presidente Mattarella in visita in Polonia.

Ma buttare un occhio su quanto sta succedendo nel Corno d’Africa non sarebbe male. Prima che un eventuale intervento occidentale arrivi a giochi già fatti. Putin ha dimostrato di sapersi muovere su diversi fronti: Siria, Libia, oggi Sudan. Mentre noi giochiamo un gioco solo: armare l’Ucraina. Non staremo forse diventando troppo miopi?
(articolo pubblicato su ItaliaOggi)

+ posts

Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.