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Tim: quando l’abbonamento non c’è più, ma paghi lo stesso…

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Lo so, raccontare le disavventure che come consumatori rischiamo di vivere avendo, ahimé, a che fare con le compagnie telefoniche, non mi farà guadagnare punti nella classifica dei fantasiosi. Ma quello che mi sta capitando con la Tim – tanto per non far nomi – è talmente assurdo che sicuramente si guadagna il primo posto nella hit dei “cornuti e mazziati”.

Già abbonato a Timvision – sì, proprio il prodotto su cui in queste settimane sta puntando Telecom attraverso gli spot con Carlo (abbronzatissimo) Conti – un paio d’anni fa decisi di rinunciare alla linea fissa di casa. Così, chiesi al 187 come dovevo fare a restituire il decoder, convinto che con la linea si spegnesse anche l’abbonamento al servizio per vedere le Tv in streaming. L’operatore mi spiegò che, se volevo, potevo mantenere comunque Timvision. Siccome in quel momento ne usufruivo per seguire il calcio, diedi l’ok per la prosecuzione… non l’avessi mai fatto.

Durante l’estate del 2024 Infinity perse i diritti sulla Champions a favore di Sky. Quindi il mio abbonamento a Timvision non aveva più ragione d’essere, comprendendo lo stesso l’abbonamento a Dazn e appunto a Infinity che perdendo il calcio non m’interessava più (a quel punto aveva senso, per le mie esigenze, abbonarsi singolarmente a Dazn e a Sky attraverso Now). Cosa che cercai di spiegare all’operatrice del 187 a cui telefonai nel settembre dello scorso anno per disdire Timvision. Mi fu poi passato un altro operatore (questa volta maschio) che mi rassicurò che era tutto a posto e che l’abbonamento sarebbe stato interrotto. Siamo nell’agosto del 2025 e – non ci crederete – risulto ancora abbonato. E la Tim continua imperterrita a fatturare ogni mese bollette che dal dicembre 2024 mi rifiuto di pagare (ma su questo torno dopo).

Nei tre mesi successivi dello scorso anno (ottobre, novembre e dicembre) tentai più volte, senza successo, di parlare con un operatore del 187, unica via possibile perché attraverso l’App non riesco a vedere nulla, essendo l’abbonamento in questione agganciato a una linea dismessa. Sempre a dicembre – stufo di essere preso in giro – tolsi la domiciliazione delle bollette e da quel momento non le ho più onorate, perché riferite a un servizio che non volevo più e perché l’indolenza della Tim mi impediva di accendere il singolo abbonamento a Dazn, risultando già cliente attraverso Timvision.

Il 30 dicembre 2024 mandai – attraverso email – una letteraccia a Tim trasudante insulti, per vedere se qualcuno si degnava di prestarmi attenzione. Il 21 gennaio 2025 (udite, udite) il servizio clienti Tim si svegliò dal torpore e mi scrisse queste testuali parole (dandomi addirittura del tu, come se fossimo amici): “Gentile cliente, ti informiamo di aver provveduto ad effettuare la cessazione del servizio Timvision Calcio e Sport. Ci auguriamo di aver risolto il tuo problema e desideriamo scusarci per l’eventuale disagio che ti abbiamo arrecato”. A questa email seguì la telefonata di un’operatrice Tim che mi chiedeva conferma della mia volontà di interrompere l’abbonamento, conferma che diedi anche con tono un po’ seccato, resistendo alla tentazione di mandarla a quel paese.

Avendo di meglio da fare, ho lasciato passare un po’ di tempo nella speranza che finalmente si decidessero a procedere con la disdetta. E intanto le fatture continuavano ad arrivare con puntualità, venendo da me altrettanto puntualmente ignorate. Aggiungo che per tutta questa incredibile vicenda ho inviato una segnalazione ad Agcom, ma ad oggi, non ho ricevuto alcuna risposta, se non il riscontro che era stata ricevuta e protocollata.

Ed ecco a un certo punto entrare in scena la società di recupero crediti incaricata da Tim, alla quale in una email ho recentemente spiegato le ragioni dei miei mancati pagamenti. Ragioni che i (gentili, devo dire) addetti di questa società hanno “girato” a Telecom, la quale ha aperto un ticket per poi rispondermi che non era “possibile accogliere la tua richiesta, in quanto gli addebiti risultano correttamente fatturati”. Mi sono pizzicato, illudendomi per un attimo di essere su “Scherzi a parte”. Invece siamo in Italia, dove si permette a una società telefonica di fare il bello e il cattivo tempo, dimostrando di non avere il ben che minimo rispetto non dico dei suoi clienti ma delle persone.

Mentre scrivo, è arrivata la bolletta del mese di agosto. Il debito cresce, la rabbia e la frustrazione anche. Ditemi voi, che cosa devo fare? Incatenarmi sotto la sede di Tim per riuscire a parlare con uno di loro vis-à-vis o saremo per sempre condannati a chattare con Angie?

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Giornalista allergico al politicamente corretto

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