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Trenta: dalla Difesa all’attacco di Salvini con l’ok del Vaticano

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Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta

Trenta, Salvini e Di Maio. Era inevitabile, c’è sempre tensione. Ma anche dopo l’apertura del ministro della Difesa su migranti e ong, indigesta al ministro dell’Interno, i leader di Lega e 5 Stelle sanno che non possono permettersi di rompere. Entrambi con la coda dell’occhio guardano i sondaggi elettorali che li vedono testa a testa, vicino al 30%, in vista del probabile showdown alle europee della primavera del 2019.

Poliziotto cattivo 

Matteo Salvini corre il Mediterraneo col vento in poppa, nel ruolo a lui congeniale del “poliziotto cattivo”. Di Maio è più indietro. Il suo “decreto dignità”, prima ancora di essere esaminato dal Parlamento, ha raccolto un’infinità di critiche. Le opposizioni preparano le salmerie per snaturarlo a colpi di emendamenti. E lo stesso ministro dell’Interno non ha avuto parole di elogio. Diversa la strategia di Di Maio, che non azzarda affondi nei confronti della politica disinvolta del collega leghista. Lasciando che sia il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli a ricordare ogni tanto che la guardia costiera dipende dal suo dicastero.

Trenta all’attacco

Così, in una situazione tanto delicata, dove brilla il premier Conte per i numerosi silenzi, in breve tempo si è inserita il ministro pentastellato della Difesa Elisabetta TrentaSu Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani, con un garbo tutto femminile e il sorriso sulle labbra, la titolare della Difesa ha sparato a palle incatenate contro il collega dell’Interno. “Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo. L’apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità”.

Non solo, alla domanda “Le Ong sono colpevoli o innocenti?” ha risposto: “Dico basta a una eccessiva demonizzazione che non mi convince e non mi piace. C’è una maggioranza di organizzazioni luminose. Poi c’è anche qualche mela marcia che sfrutta l’emergenza migranti per fare business. La sfida – lo ripeto – è coniugare accoglienza e rigore.”
Salvini, probabilmente inviperito, non ha risposto direttamente, lasciando la replica al ministro leghista Gian Marco Centinaio (“le opinioni della Trenta sui migranti sono personali”). Della serie un numero due contro un numero due. E con il ministro della Difesa che via Facebook ha poi gettato acqua sul fuoco, assicurando che nel Governo tutti remano nella stessa direzione.

La Trenta che piace

Ma facciamo un passo indietro. Qualche giorno fa formiche.it ha pubblicato un articolo molto lusinghiero sulla Trenta. In luce i suoi successi contro Macron. E le sue decisioni estremamente ponderate su temi spinosi quali gli F-35, la questione dell’uranio impoverito, l’eventualità della nascita di un sindacato dei militari.
In più, com’era ovvio, l’articolo si è soffermato sul primo contrasto con Salvini, in merito all’operato della missione europea EuNavFor-Med. Meglio nota come missione Sophia, ha sostituito le missioni Triton e Mare Nostrum con lo scopo di coordinare il salvataggio del migranti nel Mediterraneo, che il Viminale non vorrebbe far sbarcare. Già in quel caso la Trenta non le aveva mandate a dire a Salvini. “Peccato che non è il Viminale a poter decidere sulle modalità operative e le regole di ingaggio della missione”, avevano dichiarato fonti della Difesa. “L’azione deve essere coordinata a livello governativo. Altrimenti l’Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali, fermo restando che la guida italiana per noi è motivo di orgoglio”.

Un asse con Parolin?

Caso vuole (ma a nostro parere non è un caso) che l’affondo della Trenta fatto successivamente su Avvenire sia perfettamente in linea con la posizione del potentissimo segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Il giorno dopo il cardinale affermava che “la chiusura dei porti non è una soluzione”. Escludiamo che Parolin sia andato al traino del ministro Trenta. Del resto le sue affermazioni sono in linea con un atteggiamento vaticano che si fonda direttamente sul dettato evangelico, ripetuto più volte da Papa Woityla e da Francesco.
E così non ci resta che immaginare che la Trenta, le cui convinzioni risalgono a loro volta al suo vissuto (tra missioni di peace keeping e studi sociali), non abbia fatto fatica a strizzare l’occhio all’Oltre Tevere. Magari in pieno accordo con Luigi Di Maio e proprio in previsione delle prossime battaglie elettorali europee.

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