Opinioni

Tutti al banchetto del Recovery Plan…

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Lo Scalone d'onore di Palazzo Chigi

Recovery Plan: c’è qualcosa nell’aria che non si può spiegare… ma noi ci proveremo lo stesso. Cosa sta succedendo? L’approvazione della bozza da parte del Consiglio dei ministri e prossimamente dal Parlamento, fa comodo e accomoda non solo tutti i partiti, perché mette in moto la macchina dei finanziamenti; ma fa tirare un sospiro di sollievo anche alle lobby, ai gruppi di interesse, alle imprese che aspettano risorse, e a tanti altri soggetti pronti ad accomodarsi al banchetto dei fondi europei.
Naturalmente però non è sufficiente, perché dalla bozza del Recovery Plan è necessario passare ai progetti completi; e per mettere le cose a posto c’è tempo sino alla fine di aprile.

Tutto questo spiega in parte l’impasse esistente nella politica italiana. Qualcuno è rimasto senza invito al banchetto e certamente ha protestato e protesta. Come? Un’evidenza arriva per esempio dallo schieramento di stampa e televisione, quando dà spazio soprattutto alle critiche, con articoli di fondo, interviste e così via, in totale assenza di contraddittorio.
Spesso gli articoli sono fondati sul gossip e non sulla costruzione/analisi della notizia. Una discriminante, se guardiamo attentamente, è la proprietà degli stessi mezzi di comunicazione; o la direzione (a chi rispondono) nel caso di tv di stato o privata.

Interessi e Recovery Plan

Le richieste di guastatori, dei partiti della maggioranza e di quelli dell’opposizione vanno tutte nella stessa direzione: contare, partecipare e pesare sul Recovery Plan. Perché? Esiste certamente un interesse al bene comune, anche se si possa dubitare sulle capacità di prevederlo. Esiste invece un interesse più definito e tangibile a beneficiarne da parte di lobby o altri simili gruppi.
Si pensi a comportamenti che possano migliorare il futuro beneficio elettorale. Come pure promesse/suggerimenti/auspici provenienti dalle lobby, dietro le quali vi sono identità ben precise con domicilio in Italia o all’estero.

In questo quadro, i condizionamenti sul Governo sono enormi; provenienti anche dalle Regioni, dalle Città metropolitane, e come abbiamo detto dai giornali, anche in conto ai partiti della sinistra o per conto indiretto di imprese private e così via.
La congettura sul Recovery Plan è dunque che alla base dello scontro politico vi siano interventi richiesti e non accordati per importanti attività economiche.

Partiti e prospettive

Da ultimo come reagiscono i partiti della maggioranza (attuale)? Il M5S è un movimento il cui collante sono le rivendicazioni e l’approvazione di alcune leggi effetto (vedi il reddito di cittadinanza). Ha dei ministri validi (Giustizia, Istruzione, Lavoro) ma non riesce a valorizzarli e anzi pare disposto a sostituirli per mantenere al governo altri meno capaci.
Il M5S sta maturando una cultura di governo e di alleanze, ma necessita di un costante supporto; spesso devia da questo obiettivo per incostanza e anche incapacità di mettere a frutto le azioni del presidente del Consiglio, il professor Giuseppe Conte, con punte di invidia riguardo l’immagine e alla popolarità che ha raggiunto.

Strategia del M5S è la compattezza nel seguire Conte, in caso contrario sarebbe destinato a diventare un piccolo partito come tanti che sono passati sulla scena politica italiana dalla fine della Guerra ai giorni nostri. Terra di conquista della sinistra, della destra, ma soprattutto dell’astensionismo… Con i recenti sondaggi pubblicati (ma ne esistono da tempo non pubblicati) di un partito Conte indicano chiaramente prospettive di voti ben consistenti.

Il Pd ha un atteggiamento bifronte e in parte vorrebbe assorbire/svuotare il M5S senza pagare pegno. Come noto, è composto a strati di persone con diverse storie passate, diversi luoghi di origine (città e regioni) diversi gruppi di riferimento. Questa disomogeneità (senza parole guida e regole interne) spiega i comportamenti e le dichiarazioni dei suoi membri; spesso in contraddizione tra loro ed anche, temporalmente, con se stessi (“Non siamo con Conte o con Renzi”; “Siamo con Conte”; “Possiamo fare a meno di Conte”; “No a Renzi e domani?”; “Il Presidente del Consiglio è immobile, decide da solo”…).

Dimenticando che la mediazione richiede tempo ed energie, e che molti problemi e dossier sono fermi da decenni. La responsabilità dei quali è spesso proprio di suoi membri, forse futuri ministri del prossimo rimpasto. Rimane sempre l’incognita di prendersi la presidenza del consiglio, anche se uno dei due modesti candidati, il Fanfulla ha rinunciato, mentre rimane sempre in campo la Michela. Insomma, Recovery Plan o no, se il Pd non investirà in idee e relazioni, difficilmente potrà ritrovare i suoi elettori, acquisirne altri e fare accordi duraturi.

E gli altri?

Leu si fonda sui Padri della Patria e sulla capacità del ministro della Salute di organizzare la sanità; in buona sostanza, di fare un miracolo, tenendo anche conto che è spesso solo e, ovviamente, impossibilitato a seguire tutto. Molte volte è prigioniero del Cts (Comitato Tecnico Scientifico – Ministero della Salute), un organo romanocentrico, in cui ad esempio, esperti come i professori Andrea Crisanti o Massimo Galli non sono presenti. Mentre sarebbe utile se non necessaria la loro partecipazione.

Rimane Italia Viva. È interessante rilevare che un membro di spicco di Iv si sia ritenuto candidato ad un ministero di peso; e già giovedì 14 gennaio, il giorno successivo alla conferenza stampa di Matteo Renzi sul ritiro della delegazione al Governo, abbia chiesto al vicesegretario del Pd informazioni sul (presunto) Conte-ter, nonché quando Iv sarebbe stata riconvocata…

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