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Ucraina: dalla guerra di Troia è al centro di grandi interessi e…

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Ucraina: la guerra continua. Intanto però il presidente Volodymyr Zelensky conferma l’incontro negoziale con la Russia “senza precondizioni al confine ucraino-bielorusso”. Vladimir Putin ordina l’allerta del sistema difensivo nucleare di Mosca e l’Unione europea chiude gli spazi aerei alla Russia. Almeno 64 sono vittime civili secondo l’Onu dall’inizio dell’invasione russa, ma per il Governo ucraino sono già oltre 200. E non poteva mancare l’appello di Papa Francesco all’Angelus: “Ho il cuore straziato per quanto accade in Ucraina e in altre parti del mondo; tacciano le armi, Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza”.

Queste in sintesi le notizie battute in giornata dalle principali agenzie di stampa sul conflitto in Ucraina. Ma che ne dite se per mettere a fuoco le vicende di oggi partiamo dalla guerra di Troia? Da sempre infatti quel territorio è stato al centro di importanti traffici. Gli antichi greci, provetti navigatori, andavano a commerciare fino in Crimea, passando per i Dardanelli e il Bosforo. Lì sorgeva Troia, che imponeva un tributo ad ogni nave che passava.

Dunque, nessun omerico ratto di Elena da parte di Paride ma solo biechi motivi commerciali hanno indotto gli Achei a sbarazzarsi di Troia per arrivare in Crimea senza problemi. Basta così? No: mai sentito parlare di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del mitico vello d’oro? Sapete dov’era? Nella Colchide, regione del mar Nero. E sempre dal mar Nero proviene la leggenda delle altrettanto mitiche Amazzoni, donne guerriere.

L’Ucraina non è quindi un luogo lontano né fisicamente (Trieste è più vicina a Leopoli che a Reggio Calabria) né culturalmente. Potremmo anche parlare della guerra di Crimea che aveva visto coinvolti per la prima volta i nostri bersaglieri, “inventati” dal generale La Marmora, ma il discorso diventerebbe troppo lungo.

Granaio d’Europa, e poi?

Detto di come l’Ucraina sia sempre stata un riferimento per la nostra cultura e la nostra storia, torniamo ai traffici economici e vediamoli oggi: Kiev è solo il granaio d’Europa? Certamente no. L’Italia per esempio è il secondo partner economico dell’Ucraina e il suo primo importatore a livello europeo. Nei primi 10 mesi del 2021 l’Italia ha esportato merci verso l’Ucraina per 1,429 miliardi di euro e ha ne ha importate per 2,461 miliardi. Oltre a grano (un milione di tonnellate di grano tenero, pari al 20% delle nostre importazioni) e mais (i cui prezzi dopo l’invasione sono saliti del 12%) l’Italia importa legname, prodotti metallurgici, rame e altre materie prime di cui l’Ucraina e ricca. A Kiev esportiamo moda, macchinari e altri prodotti tecnologici. Per fare un paragone con l’interscambio Italia-Russia, basti dire però che il rapporto tra Roma e Mosca è calcolato sui 22 miliardi.

Pil in crescita    

L’Ucraina, indipendente dall’Unione Sovietica dal 1991, dal 2000 ha visto una notevole ripresa economica: dal 2000 al 2004 il suo Prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto di un terzo e la sua produzione industriale del 60%. Anche se i suoi standard sono ancora molto lontani da quelli occidentali (uno stipendio medio, oggi, è pari a circa 300 euro mensili) fino all’anno scorso il suo Pil cresceva di circa il 3,3% annuo, a ritmi quasi cinesi.

Kissinger e la Finlandia

Veniamo alla diplomazia. In questa situazione naturalmente non si possono fare previsioni sul futuro dell’Ucraina. Al di là dell’inizio dei negoziati, saremmo facili profeti nel ritenere certa la vittoria di Putin e così il ritorno dell’Ucraina nella sfera d’influenza russa. E l’ipotesi di una sua finlandizzazione, caldeggiata dal 99enne Henry Kissinger, mitico segretario di Stato di Richard Nixon, sembra molto lontana. Di cosa si tratta? La Finlandia, Paese scandinavo confinante con la Russia, durante la II guerra mondiale era stata invasa sia da Stalin che da Hitler. Questa esperienza l’aveva indotta, nel dopoguerra, a dichiararsi Paese neutrale da entrambi i blocchi. È quello che Kissinger auspica per la cessazione del conflitto: una neutralità dell’Ucraina le permetterebbe di avere accesso a tutti i mercati, occidentali e russi, evitando guerre future e in pratica accedendo anche alle richieste avanzate da Putin.

L’Ucraina nella Ue

Ma solo ieri il presidente Zelenskj ha richiesto con un tweet al presidente del Consiglio europeo Charles Michel di essere ammesso nella Ue. Non può essere altro che una mossa disperata del presidente ucraino, mentre i blindati di Putin sono ormai alle porte dei palazzi del potere ucraini. Infatti l’ingresso di un nuovo Stato nella Ue deve essere approvato dall’unanimità di tutti i Paesi membri, dopo un percorso ad ostacoli tutt’altro che scontato. E anche a fronte dell’invasione russa, se l’Unione europea decidesse per il sì, vorrebbe dire schierarsi all’istante contro Putin, dando origine ad un conflitto globale del quale non si possono prevedere gli sviluppi.  

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Massimo Solari è avvocato cassazionista e scrittore. Ha pubblicato diversi volumi sulla storia di Piacenza e alcuni romanzi. Ha tenuto conferenze e convegni sulla storia di Piacenza. Ha collaborato con le riviste Panoramamusei, L'Urtiga, e scrive sul quotidiano Italia Oggi.

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